I funerali di Matteo Formenti si sono conclusi il 28 giugno con i fischietti, i cui tre colpi indicano di solito la fine del turno in piscina. Il bagnino 36enne di Chiari, in provincia di Brescia, si è tolto la vita per i sensi di colpa nei confronti del piccolo Michael Consolandi, 4 anni, che è annegato nel parco acquatico Tintarella di Luna di Castrezzato cinque giorni prima.
I colleghi, in maglia rosa e azzurra, erano tutti lì, nelle panche vicino alla bara. Il capo staff Paolo chiede il «silenzio». Lo zio Fausto legge l’elogio funebre in cui racconta il ragazzo come «brillante e trasparente, dal cuore tormentato». Sì, perché a bordo piscina quando il bambino è scivolato in acqua in quel momento non c’era perché il responsabile lo aveva mandato in sala macchine a controllare le pompe delle piscine. «Si trovava nella sala macchine e non a bordo piscina. È arrivato proprio quando è stato recuperato. È stato il primo a cercare di rianimarlo, ha fatto tutto il possibile», aveva raccontato un collega, «Non è stata colpa sua. Lui era molto attento, era un bagnino bravissimo. Non si distraeva mai. Non aveva responsabilità dirette ma non si dava pace per non essere riuscito a salvare il bambino visto che era intervenuto per primo».
«Matteo ha vissuto un dramma interiore, voleva salvare quel bimbo, ma non essendoci riuscito ha deciso di sacrificare la sua vita», commenta il prevosto di Chiari Gian Maria Fattorini. Ritrovato nei boschi del Monte Orfano con un sacchetto di plastica intorno al volto e le mani legate con un lucchetto, il giovane stava per essere accusato di omicidio colposo dalla Procura.
Matteo Formenti era uno studente di psicologia, filosofia, fisica quantistica e si manteneva agli studi lavorando anche come cameriere nella speranza di laurearsi entro i 45 anni. I genitori Fausta e Giuliano ripetono vicino alla salma che era «Profondo, sensibile, puro».
A Chiari è stato proclamato il lutto cittadino. Due giorni fa si sono svolti i funerali di Michael, in una piccola bara bianca con un lenzuolo pieno di scritte e disegni, appeso fuori dalla scuola per accogliere pensieri e ricordi. Aveva l’immagine di un grande aquilone colorato ed è stato riempito di parole e sentimenti.

