Ancora morti nella Striscia di Gaza, ancora civili colpiti. Mentre sembrano intensificarsi ulteriormente gli sforzi per una tregua, nella sola giornata di sabato secondo le autorità di Gaza sono state 56 persone sono state uccise da nei raid israeliani. L’esercito (Idf )e il servizio di sicurezza israeliano Shin Bet hanno fatto sapere di aver “colpito ed eliminato ieri il terrorista Hakham Muhammad Issa Al-Issa nella zona di Sabra”, Issa “ha svolto un ruolo significativo nella pianificazione e nell’esecuzione del brutale massacro del 7 ottobre” ed era “uno degli ultimi terroristi di alto rango di Hamas rimasti nella Striscia di Gaza”.
L’attesa per la tregua – L’amministrazione americana ed il Qatar starebbero spingendo per raggiungere finalmente la tregua, convinti che si debba sfruttare lo slancio del cessate il fuoco di questa settimana con l’Iran per lavorare ad uno stop delle ostilità anche nella Striscia. Tentativi di rinvigorire gli sforzi diplomatici, mentre nelle ultime 24 ore si sono contante decine di vittime negli attacchi di Tel Aviv. “Se non sfruttiamo questa finestra di opportunità e questo slancio, sarà un’opportunità persa, come già accaduto di recente. Non vogliamo che accada di nuovo”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar Majed al-Ansari in un’intervista rilasciata alla France Press. Ma a raffreddare gli entusiasmi sono scesi in campo alti funzionari israeliani coinvolti nei colloqui per un accordo sugli ostaggi, che affermano di non comprendere i motivi dell’ottimismo del presidente Donald Trump, secondo cui un cessate il fuoco a Gaza potrebbe essere raggiunto già la prossima settimana.
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A luglio faccia a faccia Trump-Netanyahu – Il lavori dei diplomatici procede però a ritmi serrati considerato che il ministro per gli Affari strategici e principale negoziatore israeliano Ron Dermer dovrebbe recarsi a Washington per colloqui con alti funzionari di Trump già lunedì per discutere in merito a Gaza e all’Iran, mentre un nuovo faccia a faccia Trump-Netanyahu dovrebbe invece tenersi a metà luglio proprio nella capitale americana. I colloqui indiretti tra Israele e Hamas si sono intensificati e interrotti da quando Israele ha violato l’ultimo cessate il fuoco a marzo, proseguendo la sua campagna militare a Gaza e aggravando la grave crisi umanitaria del territorio. Il tavolo negoziale è strettamente legato al dossier sugli ostaggi: una cinquantina gli israeliani ancora prigionieri a Gaza, e si ritiene che meno della metà di loro sia ancora viva. Il 7 ottobre del 2023, quando Hamas attaccò Israele, innescando la guerra che dura da 21 mesi, erano invece 251.
La situazione nella Striscia e a dir poco al collasso. Secondo il gruppo armato la carestia e la crisi alimentare stanno “devastando” e colpendo soprattutto i bambini, molti dei quali figurano fra le oltre sessanta vittime nell’ultima ondata di raid dell’Idf. A Gaza “I crimini brutali e la tratta dei bambini con fame, i bombardamenti e i massacri rappresentano una terribile violazione del diritto internazionale e dei valori umanitari”, denuncia Hamas. Violenze che interessano anche la Cisgiordania occupata dove venerdì notte l’esercito israeliano ha arrestato sei coloni dopo che le Forze di difesa israeliane avevano dichiarato che i sospettati avevano attaccato le forze della sicurezza.
“Condanno fermamente gli episodi di rivolta che si sono verificati nella zona di Binyamin, in cui sono stati attaccati soldati dell’Idf – ha affermato -, lo Stato di Israele è un Paese di leggi e nessuno può farsi giustizia da solo” ha dichiarato il premier che ha chiesto inoltre che venga avviata un’indagine “per assicurare alla giustizia chiunque abbia violato la legge e agito contro i nostri soldati”. “Queste persone sono una piccola minoranza che non rappresenta la maggioranza assoluta dei coloni rispettosi della legge e che prestano servizio nelle Idf e nelle forze di sicurezza”.
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