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    Simone Belli si racconta tra make up, evoluzioni e sogni

    admin5698By admin569826 Giugno 2025Nessun commento7 Minuti di lettura
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    Simone Belli si racconta tra make up, evoluzioni e sogni
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    Il celebre make up artist si racconta a Grazia.it in un’intervista sincera, intrisa di sogni, sentimento e bellezza autentica

    Simone Belli è un make‑up artist di fama internazionale, volto noto in programmi di Sky Arte, Fox Life e Rai e celebre per il suo stile raffinato e mai banale. Dopo una lunga carriera come National Make Up Artist – e un lavoro appassionato a supporto di alcune delle più celebri star italiane e internazionali – ha fondato la Simone Belli Make Up Academy a Roma, riconosciuta tra le migliori scuole di trucco.

    Accanto all’attività formativa, ha creato la sua omonima linea cosmetica, AKsimonebelli, pensata per unire performance professionali e semplicità d’uso.

    Intervista al make up artist Simone Belli

    In questa intervista, Simone ci accompagna nel suo percorso fatto di curiosità e ricerca estetica, dagli inizi artistici fino all’esperienza con L’Oréal e la creazione di un brand tutto suo.

    Attraverso aneddoti autentici e riflessioni profonde, scopriremo il suo approccio unico al trucco, l’attenzione verso l’identità delle donne che trucca, e i valori con cui guida la sua accademia. Un viaggio nella visione di un artista che non ha ancora smesso di sognare e innovare.

    Grazia: Simone, ci racconti com’è iniziato il tuo percorso nel mondo del make-up?

    Simone Belli: Ci sono percorsi che non hanno un vero inizio, ma una grande evoluzione.

    Questo è il racconto della mia carriera: una vita fatta di passione per il disegno, la moda e la bellezza.
    Giocavo con i trucchi di mia mamma, truccavo le sue amiche e, a 17 anni, ho iniziato a organizzare sfilate di moda. Dalla maturità artistica alla facoltà di Storia dell’Arte, fino alla maturità magistrale e a un anno di insegnamento alle elementari… ma il make-up è sempre stato al centro di ogni mio percorso.

    Ho iniziato per gioco e, anno dopo anno, sono stato totalmente catapultato nel mondo del trucco.
    Fendi e Laura Biagiotti sono state le prime grandi esperienze; Sabrina Impacciatore e Valentina Cervi, le prime attrici a credere in me, nel 2006. Una lunga esperienza nella moda, poi il contratto con L’Oréal, durato ben 18 anni.

    G.: Hai lavorato con molte star: c’è stato un incontro o un progetto in particolare che ti ha fatto capire di aver “sfondato”?

    S.B.: Io non mi sento mai “arrivato”. Non credo esista un momento preciso in cui ho percepito di aver sfondato. Finché ci sono emozioni, finché ci si emoziona, tutto ha il sapore della prima volta.

    Vivo in uno stato di totale inconsapevolezza rispetto a dove sono arrivato, ma con la consapevolezza di aver fatto tanto. Credo che questo mio atteggiamento sia la mia forza e il mio motore per continuare a crescere.

    Oggi ho un’azienda enorme, più di 50 professionisti rappresentati da me, un’accademia e una mia linea di make-up. So di aver raggiunto molti obiettivi, ma la vetta è ancora lontana.

    G.: Come descriveresti il tuo approccio personale al make-up? Come è cambiato negli anni?

    S.B.: Per me il make-up è uno strumento per interpretare l’intimo di ogni donna.
    Il mio approccio è prima di tutto verbale e visivo: l’ascolto è la base del mio modo di truccare e raccontare una persona.

    I trucchi sono un mezzo, non il fine. Vedo spesso professionisti troppo concentrati sul risultato estetico e poco su ciò che una donna è davvero. È come se urlassero la bellezza. Io, invece, preferisco sussurrarla.

    Mai eccessivo, mai prepotente. La mia visione è più pittorica, fatta anche di errori e imperfezioni: sono proprio questi a rendere speciale un make-up, non l’ossessione per la perfezione.

    G.: Come riesci a rispettare l’identità di una celebrity valorizzandone l’immagine?

    S.B.: La studio, ne valuto ogni aspetto emotivo. Prima di “metterle le mani in faccia”, parlo con lei: ho bisogno di connettermi con la sua parte interiore per poi interpretarla.

    Spesso realizzo make-up in sottrazione, togliendo più che aggiungendo. Truccare non significa necessariamente stratificare. Ho una grande conoscenza teorica, così profonda da potermi permettere di infrangerla e reinterpretarla con uno stile unico. Per me il trucco è un racconto.

    G: Qual è il concetto di bellezza che ti guida nel tuo lavoro quotidiano?

    S.B.: Amo il difetto e sono attratto in modo ossessivo dal bello ricercato. Pelli candide, occhi profondi. Mi affascinano nasi importanti, orecchie “a sventola”. Uscendo dai canoni classici e parlando di verità e soggettività, credo che oggi tutto sia possibile. Tutte possono migliorarsi, ma nessuno può regalare charme, seduttività o carisma.

    G.: Cosa ti ha spinto a creare una tua linea di make-up?

    S.B.: Il desiderio di migliorare ciò che già ritenevo eccellente. Volevo creare prodotti semplici da usare ma con un risultato professionale. Così è nata la mia linea di make-up, AKsimonebelIi. Quando vedo donne o attrici innamorarsi dei miei prodotti, provo una gioia immensa. Ho messo insieme 32 anni di esperienza per realizzare ciò che altri oggi non fanno. Sembra presuntuoso, ma è la verità.

    G.: Che tipo di persona avevi in mente quando hai pensato a questi prodotti? E quali sono i tuoi preferiti?

    S.B.: Mi sono ispirato a tutte le donne, soprattutto a chi non ha mai amato il make-up perché lo trovava difficile o troppo pesante. La mia è una donna che cerca l’effetto “wow”, elegante ma esigente. Volevo rendere tutti professionisti: i miei prodotti, nelle mani di un make-up artist, potenziano le capacità; in quelle di chi ha poca esperienza, semplificano l’applicazione.

    Dietro ogni mio prodotto c’è un’immagine e una tipologia di donna, e i miei preferiti sono tanti, ma potrei citare Velo, un perfezionatore d’incarnato amatissimo anche dagli uomini. E’ particolare perché sublima la pelle in trasparenza, senza essere un fondotinta. Ha tre toni ed è un prodotto senza competitor. Amo anche gli Ombretti in stick: ho impiegato 6 anni per definire la formula. Sono morbidi, sfumabili con estrema facilità, e long-lasting una volta asciutti. Le sfumature di colore sono ispirate alle “mie” attrici. Potrei elencarne molti altri, ma direi anche i Kajal. Sono disponibili in 5 colori: rappresentano la mia visione “grunge”, ma in una formula più facile da sfumare e portare.

    G.: Parlaci della tua Accademia: com’è nata l’idea e che tipo di formazione offrite?

    S.B.: Ho fondato Simone Belli Make Up Academy perché ero stanco di selezionare alunni da altri percorsi che, pur avendo studiato tanto, mancavano delle basi. Insegnare è una delle cose più difficili che esistano.
    Ogni volta era come ricominciare da zero, smontando teorie sbagliate o vecchie.

    Oggi, con un team di docenti di altissimo livello, formiamo tantissimi truccatori. Molti arrivano già “formati”, ma con la necessità di ricominciare. Offriamo percorsi personalizzati, ideali anche per ha poco tempo e per chi non è di Roma. Il mio corso preferito è quello da 180 ore, con classi di massimo 8 alunni per garantire qualità e alto livello.

    Durante il corso, gli studenti fanno subito assistenza sui set: siamo gli unici a offrire stage immediati e concreti. A mio avviso soltanto quando ci si confronta con i back stage inizia il vero apprendimento. Inoltre, per chi desidera apprendere il mio stile, organizziamo Masterclass a tema, che seguo io con il supporto dei migliori professionisti della mia agenzia. Per me si tratta di importanti momenti di confronto e crescita.

    G.: In un mondo così competitivo, che consigli dai ai tuoi studenti per emergere?

    S.B.: La competizione deve essere sana e intelligente. Oggi tutti rincorrono il guadagno immediato, ma la gavetta è fondamentale. Consiglio di mettere questo lavoro al primo posto, con priorità assoluta.
    Studiare l’inglese, formarsi continuamente, confrontarsi. Più che competitivo, questo momento storico è approssimativo. Emergere è difficile quando tutti credono di saper fare tutto e il sistema non distingue più qualità da quantità.

    G: Come vedi evolvere il mondo del make-up nei prossimi anni?

    S.B.: La vera evoluzione sarà nelle formule: sempre più performanti, facili da usare, con benefici skincare. Il make-up, come la moda, è fatto di grandi ritorni.

    G: C’è un sogno professionale che non hai ancora realizzato?

    S.B.: Questa domanda mi spiazza sempre. Io vivo di sogni, spesso più grandi di me. Cerco di seguire il flusso con il piede sull’acceleratore. Ogni giorno è come se stessi realizzando tanti piccoli sogni, uno dopo l’altro. Tutto mi sembra ancora un sogno.

    G: Puoi svelarci quali sono i tuoi progetti per il futuro?

    S.B.: C’è un progetto importante: vorrei prendere un bambino in affidamento. Credo che saprei amarlo perdutamente… chissà!

    © Riproduzione riservata

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