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    Dalla Versilia a Barcellona, cultura e letteratura parlano toscano

    admin5698By admin569826 Giugno 2025Nessun commento12 Minuti di lettura
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    Dalla Versilia a Barcellona, cultura e letteratura parlano toscano
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    Prosegue il Grand Tour delle donne in Toscana, l’avvincente viaggio di DOVE che esplora le eccellenze femminili tra la Toscana e il mondo. Questa volta, i riflettori sono puntati su due figure del panorama culturale: la neopresidente della Fondazione Versiliana, Paola Rovellini, e Lilith Moscon, scrittrice di successo nel campo della letteratura per l’infanzia, che ha scelto Barcellona come sua casa, dove porta la ricchezza narrativa e la sensibilità toscana a un pubblico internazionale.

    Scopri di più: leggi lo speciale dedicato al Grand Tour delle donne in Toscana

    Paola Rovellini e la Fondazione Versiliana

    Paola Rovellini, manager quarantenne piacentina ma versiliese di adozione, da pochi mesi  è la nuova presidente della Fondazione Versiliana, da anni un riferimento culturale della Versilia e della Toscana intera. Grande appassionata di musica, con un passato nel mondo del canto lirico e ambasciatrice  della “Andrea Bocelli Foundation”,  Paola ben rappresenta una terra di grande fascino come la Versilia, incastonata tra le Alpi Apuane e il Tirreno. Una terra di contrasti: dalle vette maestose che custodiscono le cave di marmo di Carrara, da cui Michelangelo trasse linfa per le sue opere,  alle spiagge dorate che da decenni attraggono un turismo d’élite. Una Versilia che non è solo glamour ma un crocevia di cultura. Pietrasanta, in particolare, è un fulcro internazionale per scultori e artisti che qui trovano marmo, bronzo e ispirazione, con laboratori artigiani che portano avanti tecniche secolari e la Versiliana, che qui ha sede, diventa cassa di risonanza per  letteratura, musica e dibattito interculturale.

    LEGGI ANCHE: Da Firenze a Forte dei Marmi, il Grand Tour passa (ancora) in Versilia

    Paola Rovellini, alla guida della Fondazione Versiliana dal settembre scorso

    Dalla finanza alla cultura: un percorso vocazionale

    Nata a Piacenza, Paola ha scelto da anni la Versilia come sua dimora, innamorata della sua bellezza e qualità di vita. La sua esperienza nel mondo dell’impresa è sempre stata affiancata da un profondo interesse per l’arte, in particolare per il canto lirico, studiato fin da giovane. Un’esperienza al Teatro Regio di Parma le ha rivelato la sua predilezione per il “dietro le quinte” tanto quanto per il palcoscenico, prefigurando il suo attuale impegno nella gestione culturale. Dopo aver ricoperto il ruolo di CFO per MAE Spa, ha accettato una nuova e stimolante sfida: quella di guidare la Fondazione Versiliana, dal settembre scorso.

    “L’approdo alla Fondazione Versiliana è stato un passo naturale, seppur carico di responsabilità”, sottolinea  Rovellini . Il Festival La Versiliana è un punto di riferimento storico e simbolico per la Versilia e nel panorama nazionale. “Contribuire al suo rinnovamento è una grande sfida che ho accolto con entusiasmo, mossa dal desiderio di valorizzare un’istituzione così radicata nel territorio”, ribadisce.

    Il legame di Paola con la Versilia va ben oltre la semplice residenza. “La Versilia è da molti anni la mia prima casa – spiega – e un luogo che unisce natura, cultura, identità e qualità della vita”.  Questo sentimento l’ha spinta a voler contribuire attivamente alla crescita del territorio. “Con i colleghi della Fondazione e con i tanti che amano la Versiliana sento che possiamo restituire qualcosa a questo territorio, contribuendo alla sua crescita culturale valorizzando la sua unicità”.

    Paola Rovellini nel parterre open air del Festival La Versiliana. La 46esima edizione comincia il 14 luglio 2025

    Cultura e turismo: un binomio indissolubile per la crescita del territorio

    Grazie alla sua formazione imprenditoriale, Paola Rovellini ha  acquisito una visione chiara del valore che turismo e cultura possono generare quando agiscono in sinergia. “Credo che cultura e turismo debbano camminare insieme, come elementi di un’unica visione strategica”, afferma convinta. Il suo obiettivo primario è trasformare la Fondazione Versiliana in “un motore culturale attivo tutto l’anno, che sappia generare valore non solo economico, ma anche sociale e identitario.”

    La Versiliana è  in effetti identità per chiunque conosca a fondo questo spicchio di regione, è un punto di riferimento che da decenni scandisce i ritmi culturali e sociali del territorio. Qui si sono intrecciate le voci più illustri del sapere, dell’arte e della politica, creando un senso di appartenenza e di continuità .

    La cultura, per Rovellini è un vero e proprio “investimento: in bellezza, in coesione, in futuro.” Il suo desiderio è che i visitatori della Versilia possano vivere “un’esperienza autentica, fatta di contenuti, emozioni e scoperta.” Alla guida della Fondazione, mette a frutto la sua doppia anima: visione strategica e sensibilità culturale, con un forte senso di responsabilità verso il territorio che ama. “Il mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento culturale ha bisogno di visione, ma anche di sostenibilità economica – dice -. Questo è l’equilibrio che intendo ricercare”.

    Paola Rovellini nel Parco Versiliana, autentico polmone verde del litorale versiliese tra Marina di Pietrasanta e Forte dei Marmi

    Raccontare una nuova Versilia

    La Versilia, iconica nell’immaginario collettivo, offre ancora spazi per essere raccontata in chiave nuova. Rovellini intende partire proprio da questa unicità per “raccontare una Versilia contemporanea, aperta, capace di accogliere e sorprendere.” L’obiettivo è ampliare il pubblico, parlare ai giovani, alle famiglie, agli appassionati d’arte e a chi cerca esperienze significative.

    Attraverso progetti innovativi come la grande mostra dedicata agli scacchi che ha inaugurato la stagione, l’esposizione di opere di importanti artisti contemporanei e nuovi talenti, percorsi educativi per bambini e rassegne fuori stagione, la Fondazione sta valorizzando aspetti meno esplorati: “l’innovazione, l’inclusione, ma anche la relazione tra arte e territorio.” Il sogno è ambizioso: “Ci piacerebbe raccontare una Versilia che non vive solo d’estate, ma respira cultura tutto l’anno.”

    La Fondazione Versiliana d’altra parte riveste un ruolo importante nella destagionalizzazione dell’offerta turistica. “Il nostro impegno per una Versiliana tutto l’anno è concreto,” assicura Rovellini. Questo si traduce nella riqualificazione degli spazi per renderli fruibili anche nei mesi invernali e nella costruzione di una programmazione annuale che include “incontri culturali, mostre, laboratori.” La collaborazione con il Comune di Pietrasanta, e in particolare con il sindaco Giovannetti, è stata cruciale per questo obiettivo. “L’obiettivo che con il sindaco di Pietrasanta ci siamo dati è fare della Versiliana un presidio culturale permanente, aperto alla sperimentazione e capace di attrarre pubblici nuovi anche al di fuori della tradizionale alta stagione.”

    Il famoso Caffè della Versiliana, ad esempio, è diventato un rito collettivo, un luogo dove le idee prendono forma e un catalizzatore culturale sotto il fresco dei pini marittimi. Quest’anno il palinsesto si preannuncia ricco, con un’alternanza di voci che spaziano dalla cultura alla politica, dal giornalismo alla scienza, sempre con un’attenzione speciale alla qualità del dialogo. Tra le scommesse più significative per questa edizione, Rovellini annuncia quella di “aprire il Caffè a nuovi linguaggi e generazioni, anche con format innovativi e incursioni artistiche.”  Ma nonostante le novità, l’identità del Caffè rimarrà intatta: “capace di parlare al presente.”

    Lilith Moscon, da Firenze a Barcellona

    Lilith Moscon, nata a Firenze quarant’anni fa, è una scrittrice di successo di libri per bambini e ragazzi, ha una laurea  in filosofia e un diploma in psicodramma  conseguito presso l’istituto Psychodramaforum di Berlino, uno in Linguaggio Sensoriale e Poetica del Gioco presso il Teatro de los Sentidos di Barcellona e uno in terapia della Gestalt presso il centro Gestalt Barcelona, città dove oggi vive e lavora.

    Ha pubblicato tanti libri per diverse case editrici ed è un esempio di come la creatività toscana possa viaggiare, adattarsi e conquistare nuovi pubblici, mantenendo viva l’essenza delle proprie origini. Sebbene lontana fisicamente, la sua produzione letteraria spesso attinge ai paesaggi, ai valori e alla cultura della Toscana, infondendoli nelle sue storie per bambini. Il suo successo in Spagna non è solo un trionfo personale, ma anche un ponte culturale che veicola l’immaginario toscano oltre i confini nazionali, dimostrando come le radici culturali possano fiorire e ispirare in contesti diversi.

    Lilith Moscon con i suoi libri. In primo piano, la copertina di Bestiario Familiare (Topipittori, 2022)

    La scrittura come ponte verso i giovani lettori

    Da bambina timida che trovava nelle parole scritte il suo scudo e il suo tramite con il mondo, Lilith, autrice attenta e profonda, ha trovato nella letteratura per l’infanzia e l’adolescenza la sua voce più autentica. Un percorso che affonda le radici in un’esperienza formativa unica, lontana dalle terre d’origine.

    “La scrittura mi consente di ordinare i pensieri, dargli un ritmo e un respiro”, racconta Lilith, svelando la sua intima connessione con scrittura.  “Si tratta di un modo per perdermi tra le cose, gli accadimenti, le persone, in un processo in cui ascolto le voci del fuori per portarle in un luogo riparato in cui custodirle e dargli forma”.

    La decisione di dedicarsi ai lettori più giovani è nata in un contesto inaspettato, durante i suoi anni universitari a Berlino. “Ho iniziato a rivolgere i miei testi alle lettrici e ai lettori più giovani, a Berlino – spiega la scrittrice -. Studiavo filosofia alla Humboldt Universität e ho cominciato a leggere albi illustrati per allenare la lingua e scoprire nuovi vocaboli. Poi sono passata ai racconti, ai romanzi, ma è stato un cammino graduale. Nel dover imparare a leggere e a scrivere in tedesco, ho scoperto libri bellissimi rivolti all’infanzia e all’adolescenza”

    Questa immersione nel mondo editoriale tedesco, inizialmente per motivi linguistici, si è trasformata in una vera e propria folgorazione, segnata da un momento chiave: il tempo trascorso tra gli scaffali della libreria Mundo Azul di Mariela Nagle.

    La lettura come “casa di chi scrive”

    Sono tante le opere che Lilith cita per averla segnata sin dall’infanzia. Il bambino tutto solo di Roland Topor, La ruota degli elfi di Janet Taylor Lisle, Pippi Calzelunghe di Astrid Lindgren, Le streghe di Roald Dahl, Il richiamo della foresta di Jack London. È stato proprio il piacere della lettura ad aver aperto le porte alla scrittura. “La lettura è la casa di chi scrive – dice – Per quanto mi riguarda, leggo molto più di quanto scriva.”

    Tra i suoi personaggi, Lilith confessa un legame speciale con il ritratto di se stessa bambina presente nel libro Bestiario familiare pubblicato da Topipittori. “Questo ritorno a me stessa, attraverso la scrittura, è stato un processo di profonda comprensione – conferma Lilith -. Tornare a lei  mi ha permesso di comprendere meglio i suoi bisogni, i suoi desideri, le sue ferite”. Ma è stata anche un’opportunità unica di “vedere il contesto sociale e storico in cui sono cresciuta, dunque gli anni Ottanta e Novanta, con più lucidità”. Un’osservazione che trascende il singolo, poiché “nessuna esistenza è priva di contesto. Guardarsi è anche, e soprattutto, guardare alla storia, non solo a quella privata.”

    Un altro ritratto di Lilith Moscon tra i “suoi” libri. Foto di Clara Vannucci

    La Moscon, con la sua profondità legata anche al percorso da terapeuta, ci guida nel mondo magico della scrittura. Per lei la parte più magica del processo di scrittura è quel momento in cui “l’ambiente e i personaggi cominciano a parlare da soli, a godere di vita propria”. È in queste rare e fortunate circostanze che la scrittura diventa trascrizione e i personaggi prendono il sopravvento. “Sono loro, i personaggi, a dettarmi la trama, i dialoghi, a determinare il corso degli eventi – dice la scrittrice -. Mi eccita la perdita di controllo che si verifica in queste circostanze”.

    A proposito del delicato equilibrio tra fantasia, avventura e messaggi importanti nei libri per bambini, Lilith confessa che in realtà non scrive ma pensando di dover veicolare messaggi. Eppure ogni libro è un viaggio, un’immersione che porta a riva qualcosa da offrire, come “alghe, conchiglie, frammenti di vetro levigati dal mare. La narrazione, tuttavia, come la vita, mostra anche le sue sfumature più cupe. E allora alle alghe, alle conchiglie e al vetro si aggiungono catrame e microplastiche”.

    Emerge una velata malinconia, e la scrittrice sottolinea che “narrare è mostrare con onestà ciò che compone il nostro paesaggio esterno e interno. Bene e male vanno assieme in letteratura, come nella vita. E questo vale anche per la cosiddetta letteratura per ragazzi, così come illustra Saki nel suo racconto Il narratore o Mac Barnett nella sua opera intitolata La porta segreta, uscita lo scorso anno per Terre di Mezzo.”

    Nelle opere di Lilith Moscon il valore aggiunto sono le illustrazioni, che  in un libro per l’infanzia sono molto più di un semplice accompagnamento: “Le illustrazioni sono storie nelle storie – dice -. Possono sostituirsi alle parole, integrarle, stravolgerle, accompagnarle”. Godono di una “certa autonomia,” ed è per questo che, da autrice, preferisce vedere le illustrazioni soltanto alla fine.

    La Toscana tra radici e nuove direzioni

    Il suo rapporto con la Toscana è complesso e ricco, così come la scelta di vivere in Spagna. “In Toscana, come in Catalogna, ho progetti e incarichi legati all’editoria e alla psicoterapia,” spiega Lilith. La sua decisione di trasferirsi in Spagna è stata dettata da un percorso formativo, è andata in Spagna per frequentare una scuola di specializzazione in psicoterapia della Gestalt e poi ci è rimasta a lavorare per lo stesso istituto, ma la Toscana resta un’influenza tangibile nelle sue opere.

    Lilith racconta un mondo fantastico nel quale ha racchiuso tanto della sua terra,  “Nelle mie pagine ci sono la pietra forte e la pietra serena di Firenze, le spiagge bianche e inquinate tra Rosignano Solvay e Vada, le facce incontrate nei suoi capoluoghi”, rivela. Lilith è un’ambasciatrice della Toscana nei suoi racconti  non solo per i luoghi fisici che evoca, ma anche per il retaggio delle opere di autrici e autori toscani con i quali si è formata, così come per le suggestioni di musiche e film. Perché in fondo i libri “sono ricettacoli dei nostri vissuti”, e gli insegnamenti della Toscana li cogliamo in ogni riga dei suoi libri.

     

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