Nel cuore della Vecchia Lione ci sono porte come tutte le altre che però, una volta aperte, danno accesso a un labirinto di passaggi coperti, scale minuscole o imponenti, cortili interni che collegano tra loro i palazzi e le strade della città. Sopra le teste i ballatoi, i panni stesi e le finestre aperte per far entrare la primavera. Nell’aria un silenzio rispettoso, perché qui le persone abitano, i bambini dormono e la vita scorre al riparo dai rumori della strada.
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Rue Saint-Jean, nel cuore del centro storico: qui ai numeri 12 e 54 partono due traboule, tipici passaggi interni agli edifici © Getty Iamges
I traboule di Lione
I traboule, dal latino transambulare, cioè passare attraverso, sono proprio il marchio distintivo di Lione. Nel Medioevo permettevano di raggiungere rapidamente il fiume Saona, durante la Seconda guerra mondiale hanno protetto l’andirivieni clandestino degli uomini della Resistenza.
La città ne conta quasi 500, ma solo 49 sono accessibili al pubblico, e per non far sì che i turisti si concentrino solo in quelli del centro storico il Comune ne sta aprendo di nuovi, concedendo ai residenti il contributo alle spese di manutenzione e illuminazione in cambio di un biglietto per la meraviglia.
L’ultimo passaggio inaugurato parte dal 12 di rue Saint-Jean e altri quattro sono nei quartieri Croix-Rousse e Presqu’Île.
Un dettaglio del Fresque des Lyonnais, murale di 800 metri quadri realizzato fra quai Saint-Vincent e rue de la Martinière da CitéCrèation nel 1994-95
Tesori (facili) da scoprire
Trovare i traboule non è difficile: basta cercare le targhe di ottone poste accanto ai portoni. Quella al numero 54 di rue Saint-Jean, a pochi passi dalla Cattedrale, dà accesso al più lungo. Tra facciate colorate di ocra e rosso, corridoi e soffitti a volta attraversa cinque cortili, porta alla Torre Rosa che circonda la scala a chiocciola di un palazzo rinascimentale e sbuca al 27 di rue du Bœuf.
Più lontano dal centro, alla Croix-Rousse, il traboule fra rue Imbert Colomès e place Colbert finisce nel grande cortile Cours des Voraces, dal nome del gruppo di tessitori che guidarono la Rivoluzione del 1848. Qui su un edificio di otto piani sale una scala monumentale che sembra fluttuare in aria come fosse appena uscita da un quadro di Escher.
Lì vicino, il traboule di passage Thiaffait ospita gli atelier dei designer del Textile Lab, mentre quello di cour du Moirage regala la possibilità di ammirare parte del chiostro dell’antico monastero dei Feuillants.
Uno spazio del Musée des Confluences
Lione città contemporanea
A fare da contraltare a un passato ricchissimo dal Medioevo fino al Rinascimento, la città è animata da una contemporaneità vivace. Più a sud, nel quartiere Confluence, sulle rive della Saona, la Sucrière è un ex zuccherificio degli anni Venti trasformato in spazio multifunzionale che ospita concerti, sfilate e mostre molto interessanti, perché gli spazi consentono allestimenti immersivi.
È il caso di Pompeii. Cité immortelle, che rievoca l’antica eruzione attraverso proiezioni avvolgenti e ricostruzioni di ambienti: artigiani, agricoltori e architetti raccontano una città vibrante, che rivive in un centinaio di oggetti autentici emersi dagli scavi archeologici (fino al 27 luglio).
Una veduta del Rodano a Lione © Getty images
Lione città giovane e pop
All’esterno, ai piedi dei tre scenografici silos del zuccherificio, si muove la Lione giovane con gli skater, i ballerini di hip hop e i residenti che si siedono a chiacchierare sui tavolini del lungofiume. Il quartiere, del resto, è diventato luogo di incontro anche grazie a un altro spazio culturale che festeggia il decennale di attività.
Il Musée des Confluences sembra una navicella spaziale di vetro, cemento e acciaio là dove la Saona si immette nel Rodano. Da vedere le mostre temporanee Le temps d’un rêve, dedicata ai sogni dai tempi dei Greci al lettino dello psicoanalista (fino al 24 agosto), e Amazonies, che dà voce ai popoli che abitano il polmone del Mondo (fino all’8 febbraio 2026).
Chi passeggia da queste parti ed è appassionato di architettura non può non notare i due edifici per showroom e uffici progettati dallo studio parigino Jakob+MacFarlane. Il Cubo Verde e il Cubo Arancione, con un gioco di pieni e vuoti, sembrano cambiare geometria a seconda del punto di vista dell’osservatore, mentre la Torre Ycone, progettata da Jean Nouvel, mette a disposizione gli appartamenti più costosi della zona.
un ambiente dell’Institut Lumière, che sorge nel luogo dove fu inventato il cinematografo. Ospita un cinema, un museo, una libreria, un caffè e una serie di gallerie espositive (institut-lumiere. org)
Come dentro un film
Nella città che ha visto i fratelli Lumière muovere i primi passi, anche i muri raccontano storie come fotogrammi di una pellicola cinematografica. Il gigantesco murale Fresque des Canuts ricopre una facciata di 1200 metri quadri e dal 1987 documenta i cambiamenti della Croix-Rousse.
Persino i residenti raffigurati vengono attualizzati: quello che era stato immortalato come un ragazzo in bici, nel 1997, dopo la paternità, è stato “trasformato” in un papà con la sua bimba, mentre attorno alle finestre trompe-l’œil è spuntato un bosco verticale per testimoniare l’impulso alla sostenibilità di Lione.
Il quartiere è fra i più vivaci, con i nuovi atelier di design, le strade con le gradinate che portano al belvedere sulla collina, i tavoli comunitari dove si danno appuntamento le famiglie, i ristoranti vegani da scoprire con i food tour.
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Un ambiente monumentale del Fourvière Hotel, ospitato in un ex convento del 1854
Lione meta food
Lì la Maison des Canuts fa rivivere la storia dell’industria della seta lionese in un tripudio di colori tra telai, rocchette e spole, con uno shop dove acquistare papillon jacquard, stole e pochette da sera.
A pochi passi dal piccolo museo, in rue Pailleron, il Saint Pierre è un bistrot rubato alle coste della Bretagna dove gustare zuppa di pesce e ostriche accompagnate da un calice di champagne (Fb: Bistrot Saint Pierre).
Del resto Lione è da sempre meta dei foodies di tutto il mondo, anche perché si trova al crocevia di regioni che offrono selvaggina, pesce e vini pregiati. Si va dall’eccellenza dei ristoranti Auberge du Pont de Collonges di Paul Bocuse e L’Atelier des Augustins, appena premiato con la stella Michelin, alla semplicità dei bouchon, i locali della tradizione, che su tovaglie a quadretti continuano a servire il mâchon, il pranzo a base di salumi amato dagli operai della seta (lesbouchonslyonnais.org). Il consiglio è accompagnarlo con un calice di Beaujolais prima di raggiungere uno dei tanti eventi serali che animano la scena musicale e artistica cittadina. L’ennesimo contrasto tra tradizione e innovazione che Lione regge benissimo.
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Come arrivare a Lione
In aereo: con Air France (airfranceklm.com), Vueling (vueling.com), easyJet (easyjet.com) e Lufthansa (lufthansa.com) si raggiunge Lione dalle principali città italiane.
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