Gli attacchi lanciati domenica dagli Usa contro i tre siti nucleari iraniani – Natanz, Fordow e Isfahan – non hanno distrutto i componenti fondamentali del programma atomico del Paese. Anzi, probabilmente lo hanno ritardato solo “di alcuni mesi al massimo“. È quanto emerge da una prima valutazione della Defense intelligence agency (Dia), il braccio d’intelligence del Pentagono, il cui contenuto è riportato in esclusiva dalla Cnn citando tre fonti ben informate. Un punto di vista che riprende quello già espresso al al Financial Times da Richard Nephew, scienziato del team che nel 2015 firmò per l’amministrazione Obama l’accordo nucleare con l’Iran.
Il report del Pentagono si basa su una valutazione dei danni di battaglia condotta dal Comando centrale delle forze armate Usa. Il network televisivo precisa che l’analisi è ancora in corso e potrebbe cambiare con l’arrivo di ulteriori informazioni: tuttavia i primi risultati sono in contrasto con le ripetute affermazioni del presidente Usa Donald Trump secondo cui gli attacchi avrebbero “completamente e totalmente distrutto” gli impianti di arricchimento nucleare iraniani. Al momento, infatti, le fonti citate dalla Cnn affermano che i depositi di uranio arricchito non sono stati distrutti e le centrifughe sono in gran parte “intatte“. Sempre citando valutazioni preliminari dell’intelligence, il New York Times le scorte di uranio arricchito dell’Iran sono state spostate, prima dell’attacco, in siti segreti.
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La Casa Bianca ha riconosciuto l’esistenza di questa valutazione, ma ne ha contestato il contenuto. “Questa cosiddetta valutazione è assolutamente sbagliata ed era stata classificata come top secret, e nonostante questo è stata data alla Cnn da un funzionario di basso livello, un anonimo perdente” ha dichiarato la portavoce Karoline Leavitt, affermando che l’obiettivo della fuga di notizie è “screditare il presidente Trump e i coraggiosi piloti che hanno portato a termine la missione per obliterare il programma nucleare iraniano”. Più o meno sulla stessa linea, però, c’è anche la valutazione dell’intelligence israeliana, secondo quanto afferma un alto funzionario al quotidiano Times of Israel: in base alla sua versione, il programma è stato ritardato non di mesi ma di “diversi anni“.
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