In vista delle proteste annunciate per il matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sánchez a Venezia, gli organizzatori dell’evento, Lanza & Baucina, intervengono per chiarire la loro posizione e respingere le accuse di chi denuncia una «privatizzazione» della città lagunare.
La loro risposta, diffusa ufficialmente, è netta: «In qualità di organizzatori di eventi che lavorano a Venezia da oltre 24 anni, ci sentiamo in dovere di fare chiarezza, vista la disinformazione, le falsità e gli equivoci che circolano. Fin dall’inizio, sia le istruzioni del nostro cliente sia i nostri principi guida sono stati molto chiari: minimizzare l’impatto dell’evento per la città, il rispetto per i suoi residenti e le sue istituzioni e l’impiego preminente di maestranze locali nella creazione degli eventi».
Gli organizzatori (società specializzata nell’organizzazione di eventi di altissimo profilo in location normalmente inaccessibili) rimandano al mittente «le voci di “presa di possesso” della città»: «Sono del tutto false e diametralmente opposte ai nostri obiettivi e alla realtà». I tre aristocratici wedding planner – il principe Antonio Licata di Baucina e i suoi cugini, i conti Riccardo e Aleramo Lanza – assicurano che «non è mai stata prenotata una quantità esagerata di taxi d’acqua o gondole, il numero di taxi prenotati è proporzionato al numero di ospiti».
Già prima delle recenti notizie sulle proteste, gli organizzatori avevano lavorato per minimizzare l’impatto negativo e i disagi per la vita dei veneziani e dei visitatori della città, come spiegano nella loro nota. «Abbiamo sempre preso atto del dibattito più ampio e delle criticità che circondano il futuro della città, e fin dall’inizio il nostro cliente è stato onorato di sostenere la città e la sua importantissima laguna attraverso organizzazioni no-profit e progetti associati».
Questa replica arriva mentre si intensificano i preparativi per le manifestazioni annunciate dal movimento «No Space for Bezos», nato dal centro sociale Laboratorio Morion e sostenuto da una vasta rete di realtà cittadine: Assemblea sociale per la casa, Adl Cobas – impegnata in una vertenza sulle condizioni di lavoro in Amazon – collettivi studenteschi, Extinction Rebellion, comitati contro la turistificazione e il gruppo No Grandi Navi.
Sabato 28 giugno, giorno indicato come quello della festa conclusiva – presumibilmente alla Scuola Grande della Misericordia, dopo un primo evento alla Fondazione Cini previsto il 27 – gli attivisti sono pronti a mobilitarsi con ogni mezzo: a piedi, in barca e persino a nuoto, muniti di paperelle gonfiabili, fenicotteri, cigni, tappetini, mute da sub e tutto ciò che possa attirare l’attenzione.
Il portavoce Tommaso Cacciari ha spiegato che l’obiettivo è «impedire l’accesso degli invitati» di Jeff Bezos e lanciare un messaggio forte contro un modello economico e sociale che – secondo loro – sta trasformando Venezia in un palcoscenico esclusivo per ricchi.
La tensione sale, dunque, tra chi difende un evento che, secondo gli organizzatori, ha voluto fin da subito rispettare la città e chi invece lo considera un simbolo della svendita di Venezia.

