Si butteranno in acqua nuotando nei canali, e per essere più visibili e colorati avranno paperelle gonfiabili, fenicotteri e cigni galleggianti, mute e tappetini, tutto quello che riescono a trovare. Sabato 28 giugno, data – presunta – della festa conclusiva del matrimonio Bezos-Sánchez, gli attivisti di «No Space for Bezos» sono preparatissimi e a piedi nelle calli, in barca e – appunto – a nuoto – faranno di tutto per bloccare l’accesso degli invitati alla Scuola Grande della Misericordia, che insieme alla Fondazione Cini il 27, dovrebbe ospitare i festeggiamenti. Ma perché protestano? Per moltissime ragioni, dal non voler vedere la propria città – quella dei cittadini – affittata come fosse un parco a tema, all’opposizione verso il «modello di sfruttamento che Bezos incarna» per il quale, appunto «non c’è spazio».
Il gruppo di «No Space for Bezos» è dall’iniziativa del centro sociale di Venezia laboratorio Morion a cui hanno aderito diverse realtà cittadine, come il gruppo di Assemblea sociale per la casa, l’Ampi, la ADLCobas che ha in corso una vertenza contro le condizione di lavoro di Amazon, i collettivi studentesci, il gruppo ecologista Extinction Rebellion, alcuni comitati di quartiere veneziani contro la turistificazione e il Comitato No Grandi Navi. «La cosa più bella di questo percorso di protesta è la partecipazione di tante persone non inquadrate in qualche gruppo e di tanti giovani, ovvero quella cittadinanza che Venezia vuole espellere e che invece la mantiene viva», commenta Tommaso Cacciari, portavoce del movimento No Grandi Navi, che qui ci ha raccontato le motivazioni che li spingono ad agire, e come agiranno.
Activists from “No Space For Bezos” hang a protest banner on the Rialto bridge in Venice, Italy, on Friday, June 13, 2025. The city of Venice confirmed it will host the wedding of multi-billionaire Jeff Bezos and fiancée Lauren Sanchez. Photographer: Andrea Merola/Bloomberg via Getty ImagesBloomberg/Getty Images
Perché nasce «No Space for Bezos» e le proteste contro il matrimonio del magnate a Venezia?
«Per tanti motivi. Sicuramente c’è da considerare la questione dell’uso della città, ovvero di come Venezia venga vista non come luogo dei cittadini, ma come un grande parco a tema. Che sia un parco a tema “di lusso” o “non di lusso” per noi cambia poco: che la città sia lo sfondo di orde di ragazzi che vengono a fare l’addio al nubilato da ogni angolo del Veneto, o che sia la location per i miliardari del matrimonio di Bezos, Venezia viene percepita a tutti gli effetti come un parco giochi, una coreografia, che del resto non è altro che la visione che sta alla base della politica in città negli ultimi vent’anni. Anche il ticket di ingresso va in questa direzione: non ha regolato i flussi turistici, ha solo imposto l’idea che per andare in una città si paghi un biglietto. Ma in quale altra città del mondo si paga un biglietto per entrare? Si paga per andare al museo, per il teatro, per il parco a tema appunto, ma non per una città. La verità è che in questa visione, che è la visione del sindaco, non c’è spazio per i cittadini: per lui gli abitanti possono andare tutti a vivere a Mestre e la città deve essere usata per far soldi. Secondo le stime di qualche anno fa abbiamo 32 milioni di turisti l’anno, ovvero una media di 184mila al giorno, contro 48mila residenti!».
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