È una delle personalità spirituali più amate in Italia. Lama Michel Rinpoche, nato a San Paolo, Brasile, nel 1981, figura di riferimento del buddhismo internazionale, oggi vive ad Albagnano, paese immerso nella natura del Verbano-Cusio-Ossola con vista sul Lago Maggiore, dove ha sede l’Albagnano Healing Meditation Centre, il grande tempio frequentato da persone che arrivano da ogni angolo del pianeta. I suoi insegnamenti sono seguitissimi, in particolare dai più giovani, e hanno ispirato il suo nuovo libro Dove vai così di fretta? Buddhismo nella vita quotidiana (Bompiani). Sabato 14 giugno, sarà anche nostro ospite a Il tempo del viaggio, in Sala Buzzati, a Milano.
Lama Michel, quale è stato il primo viaggio significativo nel suo percorso spirituale?
«Avevo otto anni e, insieme al mio Maestro, Lama Gangchen Rinpoche, abbiamo viaggiato per tre mesi attraverso l’India. Ero con la mia famiglia, mia sorella aveva solo quattro anni e siamo andati dal sud del paese sino in Nepal in pullman. Un’esperienza indimenticabile, soprattutto perché, anche se ero molto piccolo, ho percepito quanto il viaggio serva ad aprirsi a visione diverse, a stimolare il desiderio di conoscenza, non solo dei luoghi che si visitano. E questo aiuta a conoscere meglio se stessi».
Il primo ricordo?
«L’arrivo a Delhi. Era tutto così lontano dai panorami della mia terra, il Brasile, dove avevo vissuto sino a quel momento. Dormivamo in un ashram. Io venivo da una famiglia benestante e mi son dovuto subito confrontare con bagni intasati, cibo sin troppo esotico, tappe in pullman che duravano anche 18 ore, ci fermavamo spesso in hotel da un dollaro a notte. Non era l’India di un viaggio organizzato. Ma io avevo, già allora, una connessione spirituale, e mi sembrava tutto naturale. Ero perfettamente a mio agio. Credo faccia bene a tutti uscire dalla propria zona protetta per confrontarsi con maniere di vivere differenti, anche lontanissime dalla propria».
Un viaggio ben lontano da quelli organizzati…
«Certo, noi eravamo attesi nei monasteri, vivevamo con le persone del luogo. Così è stato anche l’anno successivo quando ho compiuto un pellegrinaggio in Nepal e poi, nel corso degli anni, ovunque, dall’Asia all’America Latina, dall’Europa agli Stati Uniti».
C’è un luogo che ha conquistato il suo cuore?
«Sono tantissimi, ma se dovessi sceglierne uno penso al Tibet. È una terra meravigliosa, che ogni volta mi riempie di gioia e dove ho sempre voglia di tornare. Non è un posto facile e dove rimanere a lungo, vista l’altitudine, ma io ho un grande amore per la montagna. Poi sicuramente l’Indonesia, dove c’è il tempio di Borobudur, uno dei luoghi sacri per il buddhismo».
Gli incontri di Lama Michel in occasione dell’uscita dell’ultimo libro Dove vai così di fretta?
E in un panorama di montagna lei ha scelto di vivere.
«Sì, quello delle Alpi è uno scenario maestoso, che circonda Albagnano, dove sorge il nostro tempio e dove ha sede la nostra comunità internazionale fondata da Lama Gangchen Rinpoche. Qui mi sento veramente a casa, anche se continuo a girare per il mondo, tra i vari centri dove porto i miei insegnamenti e vengo invitato a tenere seminari, conferenze e incontri».
I suoi viaggi nei luoghi sacri del buddhismo sono aperti a tutti?
«Certo, confrontarsi con culture diverse dalla propria costituisce sempre un arricchimento, apre la mente e il cuore, fa bene. Ovvio che, quando facciamo dei pellegrinaggi, come quelli in Tibet o in Nepal, bisogna che ci sia la voglia di entrare in relazione profonda con l’essenza di questi luoghi sacri, perché il percorso che facciamo è anche interiore. Normalmente il viaggio è occasione per divertirsi, fare tante attività, conoscere persone, fare tante belle foto, ma la domanda che dobbiamo porci è in che modo tutto questo ci trasforma? Chi sono io dopo un viaggio? Come sono cambiato? I pellegrinaggi non sono preclusi a nessuno, ma se trovi la chiave spirituale per viverli te li godi di più!».
Questa trasformazione interiore lei continua a viverla durante ogni viaggio?
«Assolutamente. Nella vita quotidiana siamo costretti a ripercorrere dinamiche abituali, sempre uguali. Quando usciamo dalla ripetizione della vita di ogni giorno è come se si creasse uno spazio interiore che rende necessario, e anche impellente, confrontarci con noi stessi. Il viaggio, quindi, è conoscenza non solo di posti nuovi, ma anche di luoghi nuovi che sono dentro di noi».
Il Tibet, per Lama Michel Rinpoche, è una terra meravigliosa, che lo riempie di gioia.
Che cosa avvicina Albagnano, così lontano dalle rotte turistiche, agli altri luoghi spirituali del pianeta?
«Ogni luogo ha una sua specifica caratteristica, una sua personale anima. I posti sacri hanno tutti un potere, quello di trasformare, di migliorare chi li frequenta. E questo caratterizza in maniera molto forte il centro e il tempio di Albagnano, che ha la capacità di muovere la nostra interiorità, le nostre emozioni. E di aiutarci nello sperimentare un forte senso di pacificazione. Tantissime persone, pur non essendo buddhiste, lo frequentano proprio perché qui, per usare le parole con le quali lo descrivono, si sentono in pace».
C’è qualcosa che deve avere sempre con sé quando viaggia?
«Certo. Devo sempre avere con me il tè cinese che bevo al mattino. E quindi non possono mancare teiera e le mie tazzine preferite che sono della giusta misura per gustarlo bene. E poi, specie quando vado in Asia, un pezzo di parmigiano. Perché c’è sempre un giorno da trascorrere in bus, senza avere il tempo di fermarsi per mangiare. E il parmigiano mi salva. Anche in Tibet».
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