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    Home»Economia»Luce, il flop del mercato libero: bollette più salate del tutelato. Il report Arera
    Economia

    Luce, il flop del mercato libero: bollette più salate del tutelato. Il report Arera

    admin5698By admin569817 Giugno 2025Nessun commento7 Minuti di lettura
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    Luce, il flop del mercato libero: bollette più salate del tutelato. Il report Arera
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    ROMA – Il costo dell’energia è diminuito nel 2024, ma gli italiani continuano a pagare di più l’elettricità a causa delle tasse, degli oneri e delle imposte che non solo si mangiano il risparmio registrato ma fanno schizzare al massimo le bollette, tra le più care dell’area euro.

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    di Diego Longhin

    17 Giugno 2025

    A metterlo nero su bianco è l’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Oggi il numero uno Stefano Besseghini ha presentato la relazione annuale, l’ultima del suo settennato. L’Authority, verificando anche le dinamiche del settore retail, certifica che, come già successo prima del Covid, il servizio a maggior tutela (per i clienti vulnerabili) e quello a tutele graduali (per i non vulnerabili) sono più convenienti in termini di prezzi rispetto al mercato libero. Insomma, la concorrenza non paga, almeno stando alla media dei prezzi.

    In Italia bolletta elettrica più cara per le famiglie

    Nel 2024 in 10 Paesi europei i prezzi sono aumentati, tra questi Francia +19% e Portogallo +15%, in 17, tra cui l’Italia, dove si è registrato un -8%, sono diminuiti. Al contempo, però, sono venute meno le misure straordinarie per affrontare il rimbalzo del costo dell’energia provocato dal conflitto Russia-Ucraina e dallo stop alle importazioni dalla Russia. Sono state così ripristinate le aliquote Iva ordinarie sul gas e si è tornati ai bonus sociali ordinari. L’Italia è tra gli Stati che ha subito la riduzione maggiore dei prezzi lordi dell’energia elettrica per i clienti domestici che sono scesi da 38,64 a 35,7 c€/kWh. Si è, quindi, ridotto al 15% (era il 24,7% nel 2023) il differenziale rispetto alla media europea, che è di 31,04 c€/kWh. Le famiglie italiane pagano il prezzo più alto nella Ue subito dopo quelle tedesche. Stessa classifica per i prezzi netti, cioè senza oneri e imposte, che in Italia risultano del 14% superiori alla media euro: 25,92 c€/kWh contro i 22,73 c€/kWh nonostante le riduzioni registrate sia dalla componente energia (-21%) sia dai costi di rete. I prezzi finali pagati in Italia – calcola l’Arera – continuano a essere penalizzati dalle componenti di oneri, imposte e tasse il cui incremento del 28% ha annullato le riduzioni registrate dalla componente energia e dai costi di rete. Nel confronto internazionale, la componente fiscale italiana risulta essere la più elevata, superiore a quella della Francia (+51%), della Spagna (+36%), e della media dell’Area euro (+18%).

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    12 Giugno 2025

    Anche per le imprese costi al massimo

    Il prezzo lordo pagato dalle imprese italiane è diminuito passando da 28,9 a 26,52 c€/kWh (-8,3%). Tuttavia, l’Italia ha nuovamente perso competitività rispetto alla maggior parte degli altri Paesi europei (+ del 24% rispetto alla media dell’area euro) principalmente a causa dell’aumento della componente relativa a oneri, imposte e tasse (+15%), passata da 8,5 c€/kWh nel 2023 a 9,8 c€/kWh nel 2024. Questa componente rappresenta oggi la più elevata tra i Paesi analizzati con un +134% rispetto alla Francia e +65% rispetto alla media dell’area euro.

    La concorrenza non paga: mercato tutelato più conveniente di quello libero

    La dinamica viene analizzata nella relazione del presidente Besseghini. Possiamo dire che dal 2012 al 2019, quindi su un arco temporale lungo, caratterizzato da prezzi dell’energia relativamente stabili e certamente più bassi di ora, il prezzo nel servizio di maggior tutela per i clienti domestici è stato costantemente inferiore a quello espresso dal mercato libero con un differenziale in media pari al 19%. Nel periodo 2020-2024 le cose sono andate diversamente causa Covid: nel corso del 2022 e parte del 2023 il prezzo del servizio di tutela è stato superiore a quello del mercato libero. Con la fine del 2023 i due valori si sono nuovamente invertiti e per tutto il 2024 la differenza è stata particolarmente marcata a favore del servizio di tutela. “Dall’inizio del 2025 abbiamo visto ritornare un differenziale non dissimile da quello che ha caratterizzato i due mercati nel decennio precedente”, spiega il presidente. Colpa anche delle scelte dei consumatori che non scelgono o non trovano le offerte più convenienti, arrivando a pagare 20 punti percentuali in più rispetto ai contratti più vantaggiosi. Una dinamica che porta a un divario rispetto al servizio tutelato che può arrivare anche a 40 punti percentuali. In sintesi per il presidente di Arera “la cessazione delle tutele di prezzo ha avuto come conseguenza per una parte dei consumatori un aumento dei costi e per tutti della pressione dei call center dei venditori”. A partire dal 2025 da parte dei consumatori c’è una maggiore crescita degli switching e un’attenzione alle condizioni di fornitura.

    No agli oneri a carico dei consumatori per l’allungamento delle concessioni

    L’Arera mette in guardia rispetto al calcolo degli oneri, che i concessionari del servizio di distribuzione devono pagare allo Stato per vedere allungate le concessioni delle infrastrutture per realizzare gli interventi inseriti in piani straordinari. Secondo l’ultima legge di Bilancio, i concessionari del servizio di distribuzione sono tenuti a versare al governo degli oneri in ragione della rimodulazione della durata della concessione, ora a titolo gratuito. La norma prevede che l’onere di rimodulazione venga trasferito in bolletta e che sia soggetto alla remunerazione propria degli investimenti infrastrutturali con ulteriore aggravio per i consumatori. L’Autorità ritiene che questa previsione si ponga in contrasto con i principi generali di tariffazione – spiega Besseghini – “basata sui costi efficienti del servizio” e che, a tutela degli interessi dei consumatori, risulti “opportuno minimizzare, se non annullare, l’impatto dell’onere di rimodulazione in bolletta”.

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    di Vito de Ceglia

    11 Giugno 2025

    Crescono i consumi, tranne per l’industria

    I consumi di energia elettrica sono aumentati del 2,3%. La ripresa ha interessato quasi tutti i settori eccetto l’industria (-0,5%). La domanda italiana è stata soddisfatta per l’83,7% dalla produzione nazionale netta (escludendo l’energia destinata ai pompaggi) e per il restante 16,3% dal saldo con l’estero. La produzione nazionale lorda è cresciuta del 3,2% e si attesta a 273,3 TWh con le rinnovabili ancora in aumento (+14,9%), spinta principalmente dell’aumento nella produzione idroelettrica (+30,2%) che con 52,8 TWh è tornata ad avvicinarsi ai massimi degli ultimi dieci anni, che compensano il calo del termoelettrico (-6%). Nel 2024 i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili sono risultati pari a circa 8,9 miliardi di euro (erano 7 mld € nel 2023 e 6,4 mld € nel 2022) a fronte di una quantità di energia elettrica incentivata pari a circa 35,5 TWh, il 36% della quale è stata prodotta da impianti fotovoltaici, il 25% da impianti eolici, il 22% dalle biomasse, il 14% da impianti idrici e, infine, il 2% dalla fonte geotermica.

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    di Federico Formica

    11 Giugno 2025

    Si torna a riutilizzare il gas

    Il 2024 ha visto una ripresa dei consumi mondiali di gas, passati da 4.095 a 4.212 miliardi di metri cubi con una crescita del 2,8% che ha portato il valore a un nuovo picco storico, trainati soprattutto dai Paesi dell’area Asia Pacifico, che hanno assorbito oltre il 45% della domanda incrementale. Nell’Unione europea, dopo la flessione del 7% nel 2023, i consumi di gas hanno registrato un leggero aumento dello 0,5% e un volume totale di circa 332 mld m3, valori ancora lontani dai 412 mld m3 del 2021. La variazione dei consumi non è stata dello stesso segno per tutti i Paesi europei: all’aumento di Germania (+1,6%), Italia (+0,6%), Paesi Bassi (+1,3%), si contrappone una riduzione per Francia (-6,2%) e Spagna (-4,2%), dove maggiore è stato il peso sul mix elettrico di fonti alternative, rispettivamente nucleare (+12% su 2023) e rinnovabili (+11%).

    Arera Bollette del Flop Libero Luce MERCATO Più report salate tutelato
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