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    Home»Motori»F1, Ferrari in crisi? Vasseur fa il punto della situazione: “Conta l’esecuzione, non gli aggiornamenti” – Formula 1
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    F1, Ferrari in crisi? Vasseur fa il punto della situazione: “Conta l’esecuzione, non gli aggiornamenti” – Formula 1

    admin5698By admin569816 Giugno 2025Nessun commento9 Minuti di lettura
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    F1, Ferrari in crisi? Vasseur fa il punto della situazione: "Conta l’esecuzione, non gli aggiornamenti" - Formula 1
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    Il Gran Premio del Canada 2025 si chiude con un fine settimana complicato per la Ferrari, dentro e fuori dalla pista. Frédéric Vasseur fa il punto della situazione e spiega cosa non abbia funzionato a Montreal


    16 giugno 2025

    Anche il decimo appuntamento stagionale di Formula 1 va definitivamente in archivio. Il Gran Premio del Canada 2025 si è concluso con la vittoria della Mercedes di George Russell. Sul podio con lui, Max Verstappen e Andrea Kimi Antonelli. Un grande risultato per l’Italia che, oltre alla vittoria della 24 Ore di Le Mans con la 499P numero 83, porta a casa anche la prima medaglia di bronzo del giovane bolognese. Grande assente, però, la Scuderia Ferrari.

    Il weekend di Montreal per la Rossa è stato un vero e proprio giro sulle montagne russe. Il giovedì si è aperto con l’indiscrezione di un possibile allontanamento di Frédéric Vasseur da Maranello. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera e da La Gazzetta dello Sport, la dirigenza della Ferrari sarebbe scontenta dei risultati recenti in Formula 1. Le aspettative a inizio stagione erano molto alte, complice anche l’arrivo di Lewis Hamilton, ma la realtà si è rivelata ben diversa. La SF-25 è una vettura con una finestra d’utilizzo molto ristretta e soffre di problemi al retrotreno. A questo si aggiungono le difficoltà del numero 44 ad adattare il proprio stile di guida alla monoposto, mentre Charles Leclerc, grazie alla maggiore esperienza con le piattaforme della Scuderia, sta cercando di estrarne tutto il potenziale.

    Venerdì, Frédéric Vasseur si è duramente scagliato contro la stampa italiana, accusandola di svolgere un lavoro controproducente nei confronti della Ferrari, insinuando situazioni di crisi che – a suo dire – non esistono nel box di Maranello. Parlando al termine della gara, il team principal è tornato sul tema:
    «Aspettiamo lunedì per vedere calmarsi le acque, perché bisogna attendere che escano i prossimi articoli…», ha esordito il francese. «Voglio chiudere questo capitolo: quando ho firmato per la Ferrari, ero perfettamente consapevole del contesto. Non posso incolpare nessuno se non me stesso. Se non volevo affrontare queste storie, era meglio restare fuori».

    «La situazione è durissima, invece, per il team, per le 1.500 persone che ci lavorano. Vedere il proprio nome sparato sui giornali, con frasi tipo: “bisogna cambiare questa persona”… Non si tratta solo di un nome o di un ruolo, ma di persone con famiglie. Ogni lunedì qualcuno viene nel mio ufficio chiedendo: “È vero?” – “No, non è vero, stai tranquillo”. Venerdì ho fatto l’esempio di Balbo: l’anno scorso è uscito sui media che avevamo firmato con lui, ma io ho dovuto cercarlo su Google perché non sapevo chi fosse! E puoi immaginare Diego Ioverno, il capo dell’aerodinamica, quando ha letto quella notizia… non sapeva se fosse vera. Questo genera tensione, o meglio, distrazione nel team. E alla fine siamo in competizione. Se siamo distratti, perdiamo».

    Il problema della Ferrari non è la SF-25 ma l’esecuzione

    Una situazione che sta dunque portando scompiglio nella Scuderia, proprio ora che si avvicina uno dei momenti più delicati della stagione. Con dieci appuntamenti già disputati, la pausa estiva è ormai alle porte e la Ferrari – come tutti gli altri team – dovrà prendere una decisione cruciale: continuare a sviluppare la SF-25 oppure mollare il colpo per concentrare tutte le risorse sulla vettura del 2026, la prima della nuova era tecnica della Formula 1? «Dobbiamo fare questa scelta, che vale anche per gli avversari. Ma onestamente, ad oggi non è questo il problema. Il problema di questo weekend non è il potenziale della macchina, né quello di Lewis o Charles. È l’esecuzione, l’esecuzione globale. E questo non ha nulla a che vedere con la suddivisione tra 2025 e 2026», ha sottolineato Vasseur.

    A sollevare il tema dell’esecuzione è stato anche Lewis Hamilton, che ha rilasciato dichiarazioni piuttosto sibilline sulla gestione interna della squadra. Una situazione che non lo soddisfa, che vorrebbe cambiare quanto prima per iniziare il 2026 al massimo della competitività, ma su cui – per ora – non può dire nulla. Il sette volte campione del mondo ha poi richiesto nuovamente delle novità per migliorare le prestazioni della SF-25. «Avremo un aggiornamento presto, prima del GP del Regno Unito. Forse un altro un po’ più avanti, ma onestamente oggi credo che conti di più l’esecuzione e come sfruttiamo la vettura, più che il potenziale puro dell’auto», ha proseguito Vasseur.

    «Siamo alla fine del ciclo regolamentare e sappiamo tutti che quando portiamo qualcosa in pista, parliamo di centesimi, non decimi. E se non usi bene la macchina a livello di setup, puoi perdere decimi. A volte ci vogliono una o due gare per adattare la vettura al nuovo pacchetto. Voglio mettere il focus molto più sul team e sull’esecuzione che sul potenziale assoluto della macchina. Ma sì, porteremo qualcosa».

    L’ultima volta che la Ferrari ha introdotto un pacchetto di aggiornamenti sostanzioso – soprattutto nella zona del fondo – è stato in Bahrain. Il fatto che da allora non siano arrivate altre novità e che il calendario non preveda sviluppi significativi, potrebbe anche essere un indizio che la Rossa abbia già deciso di interrompere lo sviluppo della SF-25 in vista del nuovo ciclo tecnico? «Ora i team sono tutti molto vicini, quindi se hai un problema che ti fa perdere anche solo due o tre punti di carico aerodinamico, la differenza si sente. Non tanto in termini di tempo sul giro, ma in termini di posizione, ed è quella che conta. In passato, quando portavi un aggiornamento, guadagnavi dieci punti tre o quattro volte l’anno. Anche se ne mancavano uno o due, non era un dramma. Oggi non siamo più in quella situazione. Quando parlo di esecuzione, intendo anche la qualità. Appena qualcosa va storto – e non parlo solo della marmotta – se colpisci qualcosa e danneggi l’aerodinamica, paghi subito».

    La marmotta funesta di Hamilton

    Ad aver concluso il secondo weekend consecutivo con danni alla vettura è stato proprio Lewis Hamilton. Come anticipato da Vasseur, il britannico ha avuto uno scontro diretto con una marmotta presente sul tracciato di Montreal. «È successo all’ottavo o nono giro, all’inizio del primo stint, e abbiamo danneggiato tutta la parte anteriore del fondo. Sono circa 20 punti di carico aerodinamico. Fortunatamente non abbiamo avuto un grande cambiamento nell’equilibrio della vettura, ma è stato un danno importante in termini di prestazione».

    Nonostante un risultato complessivamente anonimo – con Charles Leclerc quinto davanti a Lewis Hamilton sesto – Vasseur ha giudicato positivamente il weekend, anche se non è stato estratto tutto il potenziale: «Quando siamo riusciti a mettere insieme i giri, abbiamo mostrato il passo. Il settore 1 era il nostro punto debole, e Charles ha fatto un settore 1 “viola” nell’ultimo giro. Non voglio dire che avremmo fatto la pole, ma saremmo stati in buona forma».

    Troppi errori per la Ferrari: “mancanza di concetrazione”

    A pesare negativamente, però, sono stati gli errori. Il primo da parte del monegasco, nella prima sessione di prove libere, dove ha avuto un incidente che l’ha costretto a saltare anche la FP2. Il secondo sempre di Leclerc, nel Q3, dove si è fatto distrarre dalla presenza di Isack Hadjar, commettendo una sbavatura che lo ha relegato in ottava posizione di partenza. «Abbiamo commesso troppi errori collettivamente: l’incidente in FP1, l’errore in qualifica, la marmotta in gara. Alla fine, la lotta è così serrata che puoi cambiare posizione per un nulla da un weekend all’altro. Se non fai un weekend perfetto, lo paghi. È una buona lezione anche da Mercedes: erano lontani nelle ultime tre gare, e qui hanno messo entrambe le auto sul podio. Non credo abbiano cambiato radicalmente la macchina, semplicemente dal venerdì mattina hanno lavorato bene sulla preparazione. Noi invece, per varie ragioni, questo weekend non eravamo concentrati al 100%».

    Cosa non ha funzionato con la strategia di Leclerc?

    Partendo dalle retrovie, Leclerc ha optato per una strategia diversificata con gomme hard nel primo stint, cercando di estendere al massimo la propria permanenza in pista prima del pit-stop. Nonostante sentisse le gomme ancora in buono stato, la Ferrari l’ha chiamato ai box montando un secondo set di hard, costringendolo così a una seconda sosta per soddisfare l’obbligo della doppia mescola. Leclerc, invece, avrebbe voluto tentare una strategia ad una sola sosta per provare a conquistare il terzo podio consecutivo.

    «Ho parlato con Charles dopo la gara. Lui ha ragione: essendo bloccato nel traffico, non avevamo molto da perdere e potevamo rischiare qualcosa. Ma per noi era un po’ troppo ottimistico pensare di fare uno stint di 50 giri con quelle gomme, in termini di degrado prima ancora che di prestazione. Probabilmente ci sono mancati anche alcuni giri durante il weekend per stimare meglio la situazione».

    Ed ora testa all’Austria…

    L’attenzione ora è puntata sul prossimo appuntamento stagionale: il Gran Premio d’Austria 2025. Le caratteristiche del Red Bull Ring permetteranno alla Ferrari di tornare competitiva? «Sì, ma se guardiamo bene, avevamo un buon passo a Barcellona, eravamo veloci nel settore 1 lì, e anche a Monaco. Onestamente non credo che le caratteristiche della pista siano il problema principale. Il problema è fare un buon uso delle gomme, capirle e scegliere quelle giuste per la qualifica, ed è un esercizio complicato. Penso che Max e Mercedes abbiano fatto un lavoro migliore rispetto a noi e McLaren. Probabilmente hanno azzeccato le scelte delle gomme già dall’inizio del weekend, e questa è una decisione che va presa quasi dal venerdì mattina».

    «Se vuoi ottenere un buon risultato oggi, devi mettere tutto al posto giusto ancora prima che il weekend inizi. Perché oggi il gap non è tanto tra le vetture, ma nella gestione delle gomme. Chi le gestisce meglio, sta davanti. È stato così qui, a Monaco, a Imola, e sarà così fino alla fine dell’anno. È lo stesso per tutti, dobbiamo fare un lavoro migliore. Detto questo, penso che possiamo stare davanti come a Monte Carlo. Possiamo essere competitivi nella prima parte del giro in qualifica, dobbiamo puntare a quello. Ma se vogliamo partire davanti e fare un weekend pulito come a Monaco, dobbiamo eseguire tutto in modo perfetto. E in Canada abbiamo fallito in questo».

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