Prime le «minacce» del comitato veneziano «No Space for Bezos» contro il matrimonio tra Jeff Bezos e Lauren Sánchez, previsto a Venezia dal 26 al 28 giugno, hanno fatto il giro del mondo: «Faremo in modo di mandargli la torta nuziale di traverso» aveva detto il portavoce. Ma la situazione è più complessa, la città sul matrimonio dell’anno è divisa. La vicenda ha assunto dimensioni grandi, scatenando un dibattito ampio non solo sul matrimonio in sé, ma sulla condizione della città, che sembra essere trattata sempre di più come una location e sui suoi cittadini che vivono quotidianamente tra tanti disagi e mancanze di servizi.
Se molte persone sono contrarie alle nozze tra Mr. Amazon e la Sanchez per diverse ragioni (sia per le modalità sia per ciò che lui rappresenta), c’è anche chi accoglie l’evento come un’opportunità per la città – sul piano economico, culturale e simbolico. Sul Corriere della Sera sono state raccolte le testimonianze di alcuni protagonisti del tessuto imprenditoriale e culturale veneziano coinvolti a vario titolo nelle nozze del fondatore di Amazon.
Matrimonio di Jeff Bezos a Venezia: c’è chi dice sì in città
Dalla parte del sì ovviamente Antonio Rosa Salva, rappresentante della sesta generazione della storica pasticceria veneziana, che è stata scelta dall’agenzia di wedding planner italo-londinese Lanza e Baucina, per contribuire alle gift-box destinate agli ospiti: «Il fatto che una coppia che poteva andare ovunque abbia scelto Venezia è un segno di riconoscimento della sua bellezza», ha dichiarato. Pur vincolato da un accordo di riservatezza, Rosa Salva ha confermato il fermento tra artigiani e operatori locali: «Non so chi siano le altre aziende coinvolte, ma posso dire che c’è grande fermento».
Da parte sua Toto Bergamo Rossi, direttore della fondazione Venetian Heritage, va dritto al punto: «Come diceva Indro Montanelli, i peggiori nemici di Venezia sono i veneziani. Prima di sbraitare contro il ricco milionario, ognuno si faccia un esame di coscienza: chi per primo ha svenduto Venezia?». Toto Bergamo Rossi, che conosce personalmente Bezos, ma che non parteciperà al matrimonio per impegni già presi, si è speso più volte (come abbiamo raccontato anche qui) per parlare delle criticità della sua città, a partire dall’atteggiamento dei suoi cittadini che sono i primi a trattarla «male».
Sulla questione è intervenuto anche il consigliere comunale, Paolo Ticozzi del PD, sottolineando che un matrimonio non può essere vietato in base alla simpatia che si nutre o meno verso un determinato personaggio, ma allo stesso tempo, come una sorta di raccomandazione, ha anche commentato: «Gli eventi privati hanno senso di svolgersi a Venezia fino a quando non vanno a impattare sulla quotidianità, già complicata, di chi in città abita». Anche Giovanni Andrea Martini, consigliere dell’opposizione si è esposto sulla questione: «Questo matrimonio sta creando non pochi attriti, soprattutto perché avviene in un momento in cui Venezia, già invasa da un turismo incontrollato, è completamente sfinita».
Dure le repliche del sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, preoccupato che le proteste in laguna possano far cambiare idea la milionario americano: «Con Jeff Bezos bisognerà scusarsi e spero che venga ancora. Intanto iniziamo a dire che rischiamo che non venga».
Il matrimonio di Jeff Bezos, quello che sappiamo per ora
Ma cosa si sa per ora del matrimonio più discusso dell’anno? Non molto. Gli invitati saranno almeno 250, per lo più super vip come Leonardo Di Caprio, Lady Gaga, Katy Perry e Kim Kardashian, George Clooney. Anche se c’è chi dice che per la vicinanza tra Bezos e Trump, il numero degli invitati potrebbe ridursi a meno di 200. Gli invitati dormiranno ovviamente negli alberghi più belli della città. Diverse le location che verranno usate durante i tre giorni di festeggiamenti: dalla Scuola Grande della Misericordia, a Cannaregio, alla sede della Fondazione Cini sull’Isola di Santa Maria Maggiore, dal Lido di Venezia fino alle rive della città che verranno occupate dai mega yacht di Bezos. Parte della festa dovrebbe svolgersi proprio a bordo del mega Yacht di Bezos, Koru, da 550 milioni di dollari. Per garantire spostamenti veloci a tutti gli invitati da una parte all’altra della città, sono stati bloccati 30 taxi acquei, su un totale di 280 barche a chiamata, e gondole a volontà. L’amministrazione fa sapere che questo non impatterà sul servizio di noleggio e di linea dei taxi, che sarà comunque garantito, a differenza di quanto si temeva mesi fa, quando rumors di città dicevano che la coppia avesse bloccato l’intera flotta di taxi della città.
Paola Marini, presidente dell’associazione dei comitati privati per la salvaguardia della città, assume una posizione intermedia e costruttiva: «Io non credo che Venezia abbia bisogno di questi eventi per farsi conoscere nel mondo – racconta al Corriere –. Per questo spero che sposi e ospiti siano garbati e rispettosi del luogo e magari potrebbe essere l’occasione per finanziare le nostre attività e la città». Ma d’altra parte ha da ridere anche contro i contestatori del matrimonio di Jeff Bezos: «Chi protesta contro il ticket, dicendo che non si può mettere un biglietto d’ingresso alla città, non può poi impedire alle persone di venire a goderne, anche se si chiamano Bezos. L’accessibilità va garantita a tutti, ci vuole un po’ di coerenza».

