Opere d’arte “scovate” all’interno
di 18 tra i più grandi campi rifugiati esistenti oggi sono in
mostra da oggi a Padova nella mostra “Out of Place. Arte e
storie dai campi rifugiati nel mondo” curata dalla Fondazione
Imago Mundi con Università e Assessorato alla Cultura del
Comune, in due sedi: il Cortile Antico di Palazzo del Bo (fino
al 31 luglio) e il Giardino Pensile di Palazzo Moroni (fino al
30 giugno).
La mostra presenta le testimonianze – opere e storie – di 264
artisti che risiedono in questi insediamenti o che hanno vissuto
una simile esperienza in passato. Insieme a 284 opere
realizzate sul formato 10×12 cm, vengono proposti un intervento
video e un’installazione per offrire una riflessione più ampia
sull’attuale crisi globale dei rifugiati.
Dopo il Bangladesh, la mostra presenta testimonianze
dall’Africa con due grandi campi del Kenya – Dadaab e Kakuma –
due in Uganda – Nakivale e Bidibidi – il campo di Dzaleka in
Malawi, Nyabiheke in Rwanda, e l’insediamento di Smara con gli
adiacenti El Aaiun, Awserd, Boujdour, Dakhla, in Algeria. Le
tele offrono poi testimonianze dal Medio Oriente, da Za’atari,
il più esteso campo per siriani, e da altri cinque campi per
palestinesi: Baq’a, Hittin, Irbid, Madaba e Souf, tutti in
Giordania.
A questa cartografia si aggiungono artisti che hanno vissuto,
dagli anni Ottanta, situazioni analoghe in altre aree
geografiche, inclusi artisti curdi e yazidi che raccontano la
storia del loro popolo, e 40 artisti afghani che, all’indomani
della ripresa di potere da parte dei talebani nell’agosto 2021,
hanno lasciato il Paese oppure sono rimasti in patria.
Completano la mostra le analisi delle migrazioni che giungono in
Europa dall’Ucraina e tramite le rotte del Mediterraneo, e una
selezione che racconta i corridoi di migrazione in America del
Sud e Centrale, con un focus sulla frontiera tra Messico e Stati
Uniti. La mostra ha ottenuto il patrocinio dell’Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.
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