Gesuita romano e fondatore nel 1982 del monastero di Mar Musa in Siria, comunità monastica impegnata nell’amicizia islamo-cristiana, di padre Paolo Dall’Oglio si sono perse le tracce il il 29 luglio 2013 a Raqqa, nel quartier generale dell’Isis. Assad lo aveva espulso dalla Siria nel 2012 dopo ripetute minacce, per il suo appoggio alle primavere arabe, ma lui in maniera clandestina era rientrato due volte: a gennaio e poi a luglio del 2013, quando appunto è scomparso. Negli anni sono circolate voci sulla sua morte, legata alle critiche al regime sanguinario dell’Isis, tra i cui leader c’era quel Ahmed al Sharaa che lo scorso anno ha abbattuto il regime di Bashar al-Assad ed è diventato presidente ad interim della nuova Siria.
La mission
Si è sempre detto che il motivo per cui Padre dall’Oglio fosse andato anche da clandestino in Siria fosse legato al suo tentativo di negoziare con l’Isis la liberazione di alcuni ostaggi. Secondo invece la tesi spiegata in un libro del giornalista Riccardo Cristiano, amico di Dall’Oglio, il sacerdote doveva consegnare un messaggio della leadership del Kurdistan iracheno per i vertici dell’Isis, per cercare di fermare la guerra con l’Isis. Un tentativo estremo di mediazione, che il gesuita – Riccardo Cristiano lo sottolinea ripetutamente sulla scorta dell’ultima mail ricevuta da Dall’Oglio – accettò sapendo quanto fosse rischioso.
L’amore per la Siria
Il gesuita nel 1982 ha fondato la comunità monastica siro-cattolica di Mar Musa sui ruderi di un monastero risalente all’Undicesimo secolo e costruito attorno a un antico romitorio occupato, secoli prima, da San Mosè l’Abissino. Nel monastero di Deir Mar Musa, nel deserto a nord di Damasco, nacque una comunità monastica cattolica che diventò un ritiro spirituale e interreligioso, luogo di dialogo tra ortodossi, cattolici e musulmani. Proprio questo suo attivismo, nei mesi iniziali delle proteste anti-regime, aveva suscitato l’irritazione di Damasco.
La scomparsa
Qualche ora prima della sua scomparsa, il sacerdote spiegò sulla sua pagina Facebook di essere in missione: “Sono venuto oggi nella città di Raqqa e sono felice per due motivi. Il primo è che sono sulla terra della Siria, la patria, e in una città liberata. Il secondo motivo è la meravigliosa accoglienza di questa bellissima città. E’ un’immagine di patria che vogliamo per tutti i siriani”, scrisse. “Certamente, niente è perfetto, ma la partenza è buona. La rivoluzione non è aspettative, ma impegno”, aggiunse. Secondo alcune ricostruzioni, quel 29 luglio Dall’Oglio aveva deciso di andare nella sede del governatorato, il quartier generale dell’Isis a Raqqa, per chiedere la liberazione di un attivista siriano, oppositore del regime di Assad, ma fatto prigioniero dallo Stato Islamico. Dal quel momento, da lui e di lui più nessuna notizia.

