(di Marzia Apice)
SARAH SELTZER, SINGER SISTERS
(Jimenez Edizioni, pp.328, 19 euro. Traduzione Valentina Zucca).
Le fratture, i rapporti irrisolti, il non detto o al contrario
le parole uscite di getto, che travolgono come un fiume in
piena, e poi la potenza dei sogni infranti e di quelli ancora
possibili: è nell’imperfezione che suona la musica più bella e
autentica, sembra dirci Sarah Seltzer nel suo romanzo “Singer
sisters”, pubblicato in Italia da Jimenez Edizioni, con la
traduzione di Valentina Zucca.
Il libro, tutto al femminile, racconta la storia di due donne,
madre e figlia, divise eppure unite da un rapporto complesso e
contradditorio nel segno del talento musicale, ma la vicenda si
apre anche all’analisi delle dinamiche relazionali all’interno
una famiglia. In questo suo convincente esordio nella narrativa,
Seltzer, giornalista e critica culturale newyorchese, delinea i
caratteri delle sue protagoniste in modo accurato e profondo,
dando voce e spazio alle loro emozioni più profonde, costruendo
un racconto coinvolgente, che abbraccia il dramma ma anche
l’umorismo.
La vicenda prende il via a New York nel 1995, quando Judie
Zingerman e Dave Cantor, iconici musicisti folk-rock, annunciano
la loro separazione, dopo oltre due decenni di matrimonio, ai
due figli, Emma e Leon. La notizia dà il colpo di grazia al già
complesso e incrinato rapporto tra Judie ed Emma: la prima, che
ha abbandonato la musica dopo la nascita dei figli ripiegando
sull’insegnamento, mentre accetta di buon grado la scelta di
Leon di intraprendere la carriera musicale, vorrebbe invece che
Emma andasse al college e si laureasse, senza “buttare via
tutto”, come aveva fatto lei. Eppure, per Emma la musica è
imprescindibile: la ragazza vuole mettersi alla prova e sente di
non poter rinunciare a quell’arte che le brucia dentro, perché
“Lei ce l’aveva, il talento, la vibrazione, quel qualcosa che
era di famiglia”.
Alternando il passato e il presente, in un movimento continuo
tra gli anni Sessanta e Settanta e gli anni Novanta, Seltzer
scava nelle vicende di questa famiglia difficile e insolita,
tornando a quando Judie e Dave erano giovani e alla nascita
della loro relazione d’amore, e all’attualità dolorosa di Emma,
che forse non si è mai sentita accettata da chi l’ha messa al
mondo. “Il dolore fantasma di quei ricordi, dell’essere bambina
in una famiglia di cantanti, dove i sentimenti non venivano
validati se non potevano trasformarsi in genio musicale”, è il
sentimento che la corrode. Tra palchi e chitarre, amicizie e
amori, libertà faticosamente conquistate, cocenti delusioni e
più di un inganno, muovendosi con disinvoltura nelle storie
particolari di Judie (e di sua sorella Sylvia con cui aveva
fondato il duo folk Singer Sisters) e di Emma, l’autrice
descrive per il lettore gli Stati Uniti durante due epoche,
raccontando dello show-business, della comunità ebraica e,
soprattutto, della condizione femminile in America e nel mondo
della musica.
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