(di Claudio Salvalaggio)
Con un programma
russo-americano dominato dal Concerto per pianoforte n. 1 di
Ciaikovsky, eseguito dalla superstar cinese Yuja Wang, si è
aperta nel weekend la 95/ma stagione della National Symphony
Orchestra (Nso), la nona sotto la direzione musicale di
Gianandrea Noseda e la prima da quando Donald Trump ha assunto
anche la leadership del Kennedy Center. Per ora, dopo le
proteste e le fughe di alcuni artisti, non si intravedono
scossoni nei programmi. Tantomeno alla Nso, dove Noseda sembra
traghettare l’orchestra sempre verso nuovi traguardi in una
rassicurante dimostrazione di continuità nel mezzo di profondi
cambiamenti, tra tagli al personale e nuove priorità culturali.
Ma la serata si è svolta come se nulla fosse successo. Gli unici
cambiamenti sono stati i fondi raccolti (3,4 milioni, contro 1,5
dell’anno scorso) e un gala dinner anticipato alle 17, preceduto
da un red carpet di vip che annoverava anche la ministra della
giustizia Pam Bondi e il segretario al commercio Howard Lutnick
accompagnato dalla moglie Allison, che fa parte del nuovo board.
Champagne after party al Reach, dopo il concerto. Tra gli ospiti
d’onore l’ambasciatore d’Italia a Washington Marco Peronaci (con
consorte), che alla vigilia aveva organizzato nella sua
residenza di Villa Firenze un concert dinner in omaggio a
Noseda, con una serie di brani eseguiti dalla pianista Lisa
Emenheiser, collaboratrice della Nso da 30 anni. Ad aprire la
serata musicale la ‘Fanfare for the Common Man’ di Aaron
Copland, che ha messo in mostra la potenza e la compattezza
degli ottoni dell’orchestra. Poi è stato il turno di un altro
americano, l’afroamericano Carlos Simon, compositore residente
del Kennedy Center, con la versione per orchestra d’archi del
suo ‘Warmth from Other Suns’: un’opera che prende il nome dal
saggio di Isabel Wilkerson del 2010, dedicato all’epica storia
della Great Migration, quando tra il 1910 e il 1970 oltre 6
milioni di neri lasciarono il Sud segregazionista in cerca di
opportunità nel Nord e nell’Ovest industrializzati. La
protagonista della serata però è stata l’acclamatissima 38enne
Yuja Wang, che ha eseguito il concerto per pianoforte di
Ciaikovsky con il suo irruente virtuosismo e la sua limpida
musicalità, anche se nel primo movimento è sembrata correre un
po’ troppo. Ma Noseda è riuscito poi a trovare l’intesa con
l’orchestra. Per il bis la superstar ha proposto un altro
Ciaikovsky da vertigini: la trascrizione di Samuil Feinberg
dello Scherzo (Allegro molto vivace) dalla Patetica. A fare da
ponte verso un altro russo il suggestivo Largo dalla Nona di
Dvotak (Sinfonia dal Nuovo Mondo, op. 95, “casualmente come gli
anni della Nso ha sottolineato Noseda), anche lui come
Ciaikovsky con un’esperienza americana (più lunga). A chiudere
la serata il vivace Capriccio spagnolo di Rimskij-Korsakov.
Lunghi applausi e standing ovation. Noseda è anche protagonista
di un nuovo documentario, The Noseda Effect, diretto da Alex
Olegnowicz e uscito la scorsa settimana sulla piattaforma di
streaming Medici.tv. Con una colonna sonora tratta dalla
crescente discografia del maestro, il film lo segue dietro le
quinte al lavoro con la Nso, la Filarmonica della Scala, la
Juilliard Orchestra e la sua altra grande attività: l’Opera di
Zurigo, recentemente votata Opernhaus des Jahres (Opera House of
the Year) da 39 critici dell’
autorevole rivista specializzata tedesca Opernwelt.
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