Il prossimo passo, quindi?
«Coniugare tutto quello che fa il tool con uno storytelling, per andare ancora di più nella direzione della filmografia. Dobbiamo affinare l’interattività didascalica, ciò che il pubblico può vedere, senza eccedere nel didascalismo. Ci possiamo riuscire innanzitutto migliorando il processo di scrittura e per questo stiamo inserendo nel team figure che si occupino di questo. Successivamente ampliare le possibilità di ascolto del tool, ossia cosa va ad ascoltare, e insegnargli ad associare un input ad un outcome. Il futuro a medio termine è sfruttare il meccanismo del database tassonomico per associare un input della vita di tutti i giorni ad un outcome multimediale taylorizzato su quell’input»
Un ponte tra realtà e virtualità, dunque.
«Proprio così. Un punto di incontro che da qui a poco tempo varrà tantissimo, anche in termini concettuali. Perché l’espansione umana, se non può essere territoriale, geografica, sarà nel mondo della virtualità. Tutto ciò creerà appunto una connessione tra realtà e virtualità che credo che acquisirà valore. Sempre mettendo il focus sulla creatività, sull’aspetto artistico, sull’originalità. Perché, anche se si parla di intelligenza artificiale, l’obiettivo è tenere al centro l’uomo, non certo sostituirlo».
Il programma musicale prevede Tzigane di Maurice Ravel e della Quinta Sinfonia di Ludwig van Beethoven.
Tony Hassler

