L’amore? «Mi piacerebbe riprovare quella cosa di innamorarsi». Luciana Littizzetto, sessant’anni, una carriera piena di applausi, figli cresciuti e un ex storico (Davide Graziano, batterista degli Africa Unite), sul fronte sentimentale sente un vuoto, come ha confidato a Verissimo: «C’è spazio per l’amore ma non arriva. Forse hanno paura di me. Ma io sono una cretina qualsiasi».
Finora, però, «l’utente da lei chiamato non è al momento raggiungibile», scherza con Silvia Toffanin, mentre racconta quella sensazione di «linea muta» ogni volta che si tratta di nuovi incontri. Eppure «mi piacerebbe riprovare quell’adrenalina».
Luciana Littizzetto, da sempre molto riservata sulla sua vita personale, non nasconde un po’ di amarezza: «Magari mi stimano come professionista, come persona. Non sono quella bellezza avvenente. Anche quando ero più piccolina dovevo far scoppiare i petardi perché qualcuno si girasse a guardarmi. Non è cambiato molto».
Ma l’ironia rimane la sua chiave di lettura della vita, anche quando parla della pancreatite che l’ha fatta dimagrire e l’ha resa «un ragno schiacciato», o quando elenca i 72 sintomi della menopausa, come fosse un menù apocalittico: «Capelli fragili, pelle sottile, non dormi, la brain-fog che ti rende rincoglionita, e poi le parole impilate sulla lingua… non sai neanche più come si chiama Mattarella di nome». Ed ecco perché «le signore al supermercato aprono e chiudono i frigoriferi»: «Non stanno scegliendo tra filetto di platessa e nasello, si fanno aria per le caldane». E con la sua proverbiale schiettezza: «E poi la patata che si secca. Non possiamo dirlo». Silvia Toffanin conferma che, invece, si può dire, e che niente verrà tagliato dalla regia.
«Sembra che arrivi a quell’età e non ti puoi permettere più niente. Non hai più sogni, futuro, un progetto, come se la felicità fosse appannaggio solo della giovinezza. A parte che la felicità è quella cosa che schivi una sfiga e l’altra, però ce l’abbiamo anche noi. Dobbiamo trovare un modo per essere vive da vive». E allora ecco che la comica torinese svela il mantra ereditato dalla madre: «Daie nen da ment», ovvero, in dialetto piemontese, qualcosa di simile a «non farci caso, non ci spendere troppi pensieri». Un invito a lasciar correre, a vivere comunque.
Intanto, è già in cantiere un romanzo: «Un’esperienza nuova, speriamo che funzioni, dove si racconterà la vita di tre donne arrivate alla soglia dei 60 anni e costrette a decidere cosa fare della loro vita. Ci sono un sacco di gioie, un po’ di tristezza, ma molta vita».

