BOLOGNA – Non si sa come, ma alla fine Stefano Benni è riuscito a strappare un’ultima risata persino alla sua camera ardente, nel cortile della storica biblioteca dell’Archiginnasio di Bologna. È stato quando il suo «fratello di vita» Daniel Pennac ha ricordato la volta in cui il Lupo – scomparso martedì a 78 anni – gli disse di voler aprire uno studio da psicoterapista per insetti e animali: «I pazienti erano una formica individualista e un elefante complessato dalla sua proboscide, che se la pettinava all’indietro». Lì la folla di famigliari, amici e lettori è scoppiata a ridere. Così, fuori contesto.
«Abbiamo riso, abbiamo pianto e penso che non ci sia niente che rappresenti meglio il mondo di Stefano», ha concluso per tutti il figlio Niclas, prima di ringraziare le migliaia di persone che lo hanno «sommerso con una marea di affetto».
Dice Pennac che se Fellini è morto perché non riusciva più a sognare, «a Stefano è successo lo stesso con la risata. Di colpo la malattia gli ha tolto la capacità di ridere». Stanotte però il papà di Malaussene ha avuto una visione. «Stefano ha aperto il suo studio e il suo prossimo paziente sarà Dio, che è depresso. Se Dio gli ha rubato la risata è perché aveva bisogno urgente di averlo vicino».
Quaggiù intanto, gli orfani del Lupo hanno sfilato per ore, davanti alla sua bara ricoperta di girasoli e bigliettini, dove col passare delle ore sono spuntati pure un panino avvolto nella stagnola, una copia di Lolita e un anatroccolo giallo di plastica. Sono venuti tutti a dirgli addio. Da Alessandro Bergonzoni a Beppe Grillo, da David Riondino («mi ha ospitato spesso nei suoi universi») fino a Alessandro Baricco, il sindaco Matteo Lepore, la ministra Anna Maria Bernini e Carlo Feltrinelli, che ha ricordato un sodalizio lungo mezzo secolo: «Gli ho voluto moltissimo bene. In tv non potevamo mandarlo, un’intervista era come mandarlo dal dentista senza anestesia, ma dietro ai suoi capricci c’era un insegnamento: la letteratura è merce rara». Poi la famiglia, il fratello Andrea, il figlio Niclas con la madre Monica, che si è detta «felice che tanti portino Stefano nel cuore».
Bastava osservare il serpentone di lettori in coda, arrivati da mezza Italia col loro libro in tasca, commossi come se avessero perso un amico. Chiedetelo a Marco Polimeni da Verona. «Mi sembrava doveroso. Ai miei studenti faccio leggere sempre Saltatempo». O Claudia Maltese, da Palermo: «È stato il pilastro della mia adolescenza».
La sua Pinocchia, Angela Finocchiaro è crollata nell’evocare «quel tuo sguardo che armonizza la fatica del vivere, l’umorismo e la poesia». Di suo padre, che chiama solo Stefano, Niclas ha ricordato: «Diceva di non voler esser un bestseller ma un longseller e guardandomi attorno mi sembra che sia così. Ci sono malattie che annichiliscono la persona ma lasciano il corpo. Grazie alla memoria di questi giorni però sto rivedendo Stefano in una luce più sincera. Con le sue ironie, le sue arguzie, le sue insicurezze».
I funerali si terranno in forma privata poi Benni sarà cremato e le sue ceneri saranno sparse nel mare del Sulcis. «Prenderemo una barca, ci sarà la musica, sarà una cosa molto allegra», assicura il fratello Andrea. Poi la bara viene portata via, in un lungo applauso.

