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    Home»Guide»Francesco di Aldo Cazzullo, un brano in anteprima – Libri
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    Francesco di Aldo Cazzullo, un brano in anteprima – Libri

    admin5698By admin569814 Settembre 2025Nessun commento5 Minuti di lettura
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    Francesco di Aldo Cazzullo, un brano in anteprima - Libri
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    Per gentile concessione di Harper
    Collins Italia pubblichiamo in anteprima un brano dal libro di
    Aldo Cazzullo, ‘Francesco. Il Primo Italiano’ che esce il 16
    settembre in occasione dell’ottavo centenario della morte di San
    Francesco.

       
    Ecco il brano:
    “Francesco sovverte l’ordine costituito. Rifiuta gerarchie
    sociali al tempo rigidissime. Rifiuta la guerra. Si ribella ai
    rapporti di forza. Rompe con il monachesimo dell’alto Medioevo,
    segnato dalla separazione dal mondo, scegliendo di stare in
    mezzo alla società. Porta nel cristianesimo la letteratura
    cortese dei cavalieri e delle dame, e il folclore popolare degli
    animali saggi che parlano con gli uomini.

       
    Ma il francescanesimo può anche essere considerato reazionario.

       
    Nel tempo delle università, rifiuta i libri. Nel tempo delle
    banche, della mercatura, della borghesia, all’alba insomma del
    capitalismo moderno, rifiuta il denaro.

       
    A secoli di distanza, possiamo chiederci quale sia stato l’esito
    di quella rivoluzione, e di quella reazione. All’apparenza,
    Francesco ha fallito. Il denaro non è mai stato così importante.

       
    La finanza prevale sul lavoro. E fenomeni imponenti come la
    globalizzazione non hanno posto fine alle guerre, anzi.

       
    Certo, Francesco non era un leader politico. Ma il suo progetto
    di rinascita spirituale finiva per diventare anche un progetto
    di trasformazione della società. Del potere politico Francesco
    diffidava profondamente. Meglio essere governati che governare:
    “La cura delle anime dovrebbero prenderla soltanto quelli che
    non cercano nulla per sé”, e “non badano all’applauso dei
    sudditi ma al loro bene”; non coloro che cercano il potere, ma
    coloro che lo temono; coloro che, se hanno il potere, invece di
    gloriarsi, si sentono umiliati, e se lo perdono se ne
    rallegrano.

       
    Francesco credeva in quella che oggi definiremmo non violenza.

       
    Più ancora: nella sottomissione volontaria di ogni uomo
    all’altro. Un’autentica sfida all’ordine sociale di una società
    fortemente gerarchizzata come quella del suo tempo. E anche oggi
    la disuguaglianza tra gli uomini aumenta in modo impressionante,
    tra chi accumula ricchezze che non riusciamo neanche a contare e
    a immaginare, e chi non ha il necessario per mangiare e curarsi.

       
    Francesco diceva: “Ciascuno riceva la sua mercede non secondo la
    sua autorità, ma secondo il suo lavoro”. Il salario non dovrebbe
    dipendere dal rango, ma dal merito. Esattamente il contrario di
    quel che accade oggi. Ho conosciuto manager fallimentari, che
    hanno fatto perdere un sacco di soldi alla società che
    amministravano, congedati con decine di milioni di euro, cifre
    cento volte più alte di quelle incassate in tutta la vita da
    dipendenti che avevano ben meritato. Non si paga il lavoro; si
    paga lo status, il rango, l'”auctoritas” per usare il lessico di
    Francesco.

       
    Eppure non possiamo certo dire che Francesco abbia fallito.

       
    Francesco è anzi considerato uno dei più grandi uomini mai
    esistiti. Una delle guide dell’umanità. Forse perché più siamo
    diversi dal suo insegnamento, più ci manca. Più ci allontaniamo
    da lui, più ne sentiamo nostalgia.

       
    Alla fine, il nocciolo del francescanesimo, il “sugo di tutta la
    storia”, non è solo la povertà, non è solo l’amore. È l’idea che
    nessuno si salva da solo. Ognuno si salva con il resto
    dell’umanità e della creazione. Ci si salva salvando gli altri e
    salvando il mondo. E il modello che Francesco indica non è al
    vertice, è al fondo della scala sociale: sono gli umili, i
    deboli, i malati, coloro che non hanno nulla. Mentre le fonti di
    inimicizia, di guerra, di odio tra gli uomini sono proprio il
    denaro, la proprietà, il potere, le disuguaglianze eccessive.

       
    Per questo, nessuna epoca della storia è più propizia di questa
    per capire e mettere in pratica il senso della vita di
    Francesco. Ora che la specie umana è in pericolo, per la
    proliferazione nucleare, le guerre che infuriano, il cambiamento
    climatico che solo gli stolti accecati dall’ideologia possono
    ancora negare.

       
    Ma la visione di Francesco non è punitiva. Francesco ama il
    prossimo. Ama la creazione. Non considera nemico nessun essere
    umano, nessuna creatura di Dio. Raccomanda che i suoi frati “non
    dicano male di nessuno, non mormorino, non calunnino gli altri…
    E siano modesti, mostrando ognuno la più grande mansuetudine
    verso tutti gli uomini; non giudichino e non condannino”.

       
    Scrive Jacques Le Goff: “Francesco è l’unico personaggio
    cristiano, sul modello di Gesù e dopo di lui, ad aver giocato un
    tale ruolo nella cristianità occidentale”. Come ci siamo detti
    all’inizio, un uomo così nasce ogni mille anni. E il culto di
    Francesco non è il culto di una personalità carismatica,
    miracolosa, taumaturgica. È la devozione a un uomo che riassume
    in sé milioni di uomini. Avendo scelto di essere il più povero
    dei poveri, il più umile degli umili, “sottomesso a tutti”, è
    diventato l’incarnazione di un ideale. Matteo, Marco,
    Luca, Giovanni hanno scritto il Vangelo; Francesco l’ha portato
    nella storia.

       
    Che un uomo simile sia nato, vissuto e morto nel nostro Paese,
    abbia scritto la prima poesia nella nostra lingua, abbia
    inventato il presepe, abbia accolto le donne trattandole da pari
    a pari, abbia insegnato il rispetto per i bambini, abbia
    rifiutato ogni violenza e ogni prepotenza, abbia preparato la
    strada a Giotto, a Dante, al Rinascimento, abbia ispirato
    religiosi, esploratori, scienziati, scrittori di ogni epoca e di
    ogni Paese, dovrebbe renderci, se non migliori, almeno più
    consapevoli di noi stessi e della responsabilità, oltre che
    della fortuna, di essere suoi compatrioti. Italiani come lui”.

       

       

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA

    Aldo anteprima brano Cazzullo Francesco Libri
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