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    Home»Cronaca»Carceri, esce il rapporto Antigone: “Disumane e sovraffollate. E nelle minorili si dorme a terra”
    Cronaca

    Carceri, esce il rapporto Antigone: “Disumane e sovraffollate. E nelle minorili si dorme a terra”

    admin5698By admin569828 Luglio 2025Nessun commento8 Minuti di lettura
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    Carceri, esce il rapporto Antigone: “Disumane e sovraffollate. E nelle minorili si dorme a terra”
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    Aumentano le persone detenute, peggiorano le condizioni di vita, si moltiplicano le proteste, i suicidi e le segnalazioni di trattamenti inumani. È questa la fotografia che offre “L’emergenza è adesso”, Rapporto di metà anno dell’Associazione Antigone, frutto di 86 visite negli istituti penitenziari italiani effettuate negli ultimi 12 mesi dall’Osservatorio dell’associazione.

    I tassi di affollamento

    A fine giugno nelle carceri italiane erano detenute 62.728 persone, 1.248 in più rispetto a un anno fa. Le donne erano 2.747, il 4,4% delle presenze, gli stranieri 19.816, il 31,6% (il 32,6% dieci anni fa e il 36,6% quindici anni fa). La capienza regolamentare del sistema penitenziario è ferma a 51.276, ma da questi vanno sottratti i 4.559 posti attualmente non disponibili per inagibilità o ristrutturazioni. Di conseguenza il tasso di affollamento nazionale è al 134,3%.

    “Vita quotidiana disumana”

    La custodia chiusa riguarda oltre il 60% delle persone detenute, costrette a “rimanere per ore in celle sovraffollate e bollenti”. In piena estate, si legge nel report, “senza ventilazione adeguata e con accessi limitati all’acqua, la vita quotidiana in carcere è disumana. Le celle raggiungono i 37 gradi, con ventilatori acquistabili solo a pagamento e a numero limitato”.

    3 metri quadri a testa

    Dalle 86 visite svolte dall’Osservatorio di Antigone negli ultimi dodici mesi risulta che nel 35,3% degli istituti penitenziari italiani visitati c’erano celle in cui non erano garantiti 3 metri quadri a testa di spazio calpestabile. Percentuale che era in media del 28,3% nel 2023. La quasi totale assenza di persone detenute in meno di 3 metri quadri a testa riferita dal Garante dei detenuti “si spiega con il fatto che l’Applicativo informatico spazi/detenuti (Asd) del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria esclude ‘dal calcolo della superficie delle stanze di pernottamento i locali adibiti a bagno annessi alle camere’. Il risultato è che “in termini esemplificativi, una cella disponibile di 9 metri quadri destinata a detenuti di media sicurezza, può ospitarne tre alla luce del parametro” adottato, ben diverso da quelli indicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e dai giudici italiani. La Cassazione, ad esempio, specifica che “nella valutazione dello spazio minimo di tre metri quadrati da assicurare ad ogni detenuto vanno detratti gli arredi tendenzialmente fissi al suolo, tra cui rientrano i letti a castello”. E dalla superficie della cella vanno sottratti anche gli altri mobili fissi (ad esempio, armadietti) e lo stesso tavolino. Risultato: l’Italia viene sistematicamente condannata, dai suoi stessi tribunali, per violazione dell’articolo 3 della Cedu essenzialmente per la mancanza di spazio vitale in cella, più che ai tempi della sentenza Torreggiani. In quel caso si parlava in totale di circa 4.000 ricorsi pendenti, con potenziale esito positivo, oggi siamo ad oltre 4.000 ricorsi accolti ogni anno”.

    Le carceri minorili

    Gravissima la situazione nelle carceri minorili, dove si dorme su materassi a terra, mancano le ore d’aria, e l’utilizzo di psicofarmaci è in allarmante crescita. È quanto emerge dal report di metà anno sulle carceri dell’associazione Antigone. Dopo l’entrata in vigore del Decreto Caivano, gli Istituti Penali per Minorenni hanno visto un aumento del 50% della popolazione detenuta in meno di tre anni. Oggi più del 60% dei ragazzi presenti è ancora in attesa di giudizio. Sono 91 i minorenni trasferiti in istituti per adulti solo nella prima metà del 2025, si legge nel rapporto.

    Le alternative alla detenzione per 100mila

    Con il numero delle persone detenute, nel nostro Paese continua ad aumentare anche il ricorso alle misure alternative e di comunità. Al 15 giugno scorso, secondo il report di metà anno di Antigone diffuso oggi, risultano in carico all’Ufficio per l’esecuzione penale esterna 100.639 persone, circa 10mila in più rispetto al 2024, quando erano 90.181. Di queste, 49.736 stanno scontando una misura alternativa alla detenzione. La misura più applicata si conferma l’affidamento in prova al servizio sociale, che coinvolge al 15 giugno 2025 ben 34.501 persone, rispetto alle 30.158 dell’anno precedente. Confrontando questi dati con la situazione pre-pandemica, al 30 giugno 2019 le persone in carico per misure alternative erano 30.261: l’aumento in sei anni è stato di circa il 40%. Di particolare rilievo l’espansione della misura della messa alla prova, passata da 17.253 persone nel 2019 a 27.792 nel 2025. “Tuttavia – spiega Antigone – nonostante la crescita delle misure alternative e di comunità, la loro applicazione risulta ancora fortemente sottodimensionata rispetto al potenziale. Al 30 giugno 2025, le persone detenute condannate con una pena residua inferiore ai tre anni sono 23.970. In astratto, e in assenza di cause ostative, una parte significativa di esse potrebbe accedere ad una misura alternativa. Ciò dimostra come, nonostante i segnali positivi, le misure alternative siano ancora largamente sottoutilizzate”.

    L’edilizia penitenziaria

    Anche sul fronte della costruzione delle carceri, il reporto specifica che “mentre il Governo annuncia piani irrealistici e promesse che si ripetono da vent’anni, i numeri smascherano l’assenza di strategie efficaci. Il tanto decantato piano di edilizia penitenziaria prevede 7.000 nuovi posti entro fine anno, ma nell’ultimo anno ne sono stati realizzati appena 42. Di contro, i posti effettivi disponibili sono diminuiti di 394”.

    La piaga (curabile) dei suicidi

    Secondo il dossier di Ristretti Orizzonti, sono 45 i suicidi avvenuti in carcere dall’inizio dell’anno. Undici tra il mese di giugno e luglio: “Negli ultimi dieci anni solo nel 2024, l’anno con più suicidi in carcere di sempre, si è registrato un numero di casi superiore. Si tratta quindi di un numero in termini assoluti di gran lunga superiore agli anni passati, segno di un’emergenza ancora in corso”. Delle 45 persone che si sono tolte la vita, due erano donne, 22 stranieri, quasi la metà del totale. Il più giovane un ragazzo di 20 anni, deceduto nel carcere di Barcellona Pozzo di Gotto a fine maggio. Il più anziano un 70enne, deceduto a Genova Marassi a fine marzo. Come spesso accade, molti suicidi sono avvenuti nelle fasi particolarmente delicate dell’ingresso e del fine pena. Almeno 17 persone si sono tolte la vita dopo una breve permanenza in carcere. Di queste, 5 erano detenute da appena qualche giorno. Sono invece 16 i casi di suicidi commessi da persone con una pena residua breve, inferiore ai tre anni. Da fonti di stampa emerge come almeno cinque delle 45 persone decedute soffrissero di qualche forma di disagio psichico. Almeno tre avevano un passato di tossicodipendenza; dodici le persone senza fissa dimora. Quasi il 70% dei suicidi è avvenuto all’interno di una sezione a custodia chiusa. Di questi, in almeno quattro casi le persone si trovavano in una cella di isolamento. In almeno altri quattro, nel reparto nuovi giunti.

    I suicidi della polizia penitenziaria

    Nel corso del 2024 si sono registrati anche 7 suicidi di appartenenti alla polizia penitenziaria, uno dei numeri più alti di sempre. Ed il 2025 non promette meglio: dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita a gennaio a Paola un impiegato delle funzioni centrali di 48 anni, a giugno a Porto Azzurro un sovrintendente di 58 anni e, sempre a giugno, a Secondigliano, un sovrintendente di 59 anni. Negli ultimi dodici mesi di visite l’Osservatorio di Antigone ha registrato una media di 22,3 (contro i 17,4 registrati un anno fa) atti autolesivi ogni 100 detenuti e 3,2 (contro i 2,3 registrati un anno fa) tentati suicidi ogni 100 detenuti. I dati raccolti da Antigone mostrano che il 14,2% delle persone presenti presenta diagnosi psichiatriche gravi, il 21,7% assume regolarmente stabilizzanti dell’umore, antipsicotici o antidepressivi ed il 45,1% assume regolarmente sedativi o ipnotici, tutte percentuali in crescita rispetto agli anni passati. I tossicodipendenti sono il 22% dei presenti.

    “Sistema fuori controllo”

    “Antigone denuncia da anni come la detenzione debba essere extrema ratio, non una scorciatoia repressiva. L’attuale governo, invece, risponde all’emergenza con l’inasprimento delle pene, l’introduzione di nuovi reati, l’illusione di soluzioni edilizie e l’inascolto delle proteste. Il risultato è un sistema penitenziario fuori controllo, che non solo viola i diritti fondamentali, ma tradisce ogni finalità costituzionale della pena, mettendo a dura prova la vita delle persone detenute e degli operatori penitenziari”. Ad affermarlo è Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, che oggi ha diffuso i dati del suo report di metà anno. Antigone invoca “una riforma radicale del sistema penitenziario”. E chiede, nel frattempo, più possibilità di contatti telefonici e video con l’esterno; un maggiore utilizzo delle tecnologie digitali; la drastica riduzione dell’isolamento come strumento disciplinare; la prevenzione degli abusi; la promozione della sorveglianza dinamica e di un sistema centrato sul rispetto della dignità umana. “La vera emergenza è adesso – conclude Gonnella – e non si affronta con nuove carceri, ma con coraggio politico, depenalizzazione, misure alternative credibili e rispetto per la dignità umana”.

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