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    Home»Breaking News»bufera per le parole “danni collaterali”
    Breaking News

    bufera per le parole “danni collaterali”

    admin5698By admin569823 Luglio 2025Nessun commento5 Minuti di lettura
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    bufera per le parole "danni collaterali"
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    La storica rivista Il Mulino si spacca su Gaza. Un articolo di Sergio Della Pergola, professore ordinario emerito di Demografia all’Università Ebraica di Gerusalemme, ha innescato la dura critica di numerosi intellettuali e docenti accademici. Il passaggio incriminato definisce la strage nella Striscia come un effetto involontario della campagna bellica: “Le operazioni militari hanno causato danni collaterali alla popolazione civile, devastanti soprattutto a Gaza”.

    Il 21 luglio, lo stralcio viene messo alla berlina dal professor Gianfranco Viesti su X: “Per un articolo della rivista Il Mulino il sistematico massacro della popolazione di Gaza è un ‘danno collaterale’ delle operazioni militari. Sono senza parole. Che fine miserabile per una storica rivista italiana (di cui, in passato, ho fatto parte della direzione per 12 anni)”. Il duro post di Viesti è letto da quasi 18 mila persone. Poco dopo è rilanciato su X da Emanuele Felice e Mario Ricciardi. Quest’ultimo, ex direttore del Mulino e docente di Filosofia del diritto, confronta le parole di Della Pergola con le righe vergate dall’ex primo ministro israeliano Ehud Olmert, a maggio scorso sul quotidiano israeliano progressista Haaretz: “Non credo che i posteri dovranno sforzarsi molto in questo caso…”.

    Il post di Ricciardi ha ottenuto quasi 8 mila visualizzazione. Quello di Emanuele Felice, docente di Storia economica all’Università IULM di Milano, sfiora 31 mila click: “Come socio del Mulino e autore di diversi contributi per la rivista mi dissocio con tutte le mie forze (votai a suo tempo per un altro direttore, ma non pensavo saremmo arrivati fin qui)”. La presa di distanza di Emanuele De Felice, su Israele, ha trovato il sostegno di altri docenti come Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino.

    Felice ha tirato in ballo il direttore del Mulino Paolo Pombeni, professore dell’Università di Bologna. È stato eletto al vertice della rivista per il triennio 2024-2026, con un margine risicatissimo: 32 voti a 30. Per sole due “preferenze” è sfumata la direzione dello sfidante Piero Ignazi, già direttore dal 2009 al 2011. Pombeni, chiamato in causa per l’articolo di Delle Pergole, ha risposto il giorno dopo l’esplosione della polemica sui social. Il suo articolo, pubblicato sul sito del Mulino il 22 luglio, lo dice chiaro: la posizione di Delle Pergole è personale, non coincide in nessun modo con la linea del Mulino né con l’opinione del direttore. La rivista, per tradizione, è un “pensatoio” vicino alla sinistra cattolica e socialista, tradizionalmente pacifista: tra i direttori del passato figurano Giorgio Galli, Pietro Scoppola, Arturo Parisi, Gianfranco Pasquino, Edmondo Berselli. Tra i soci ci sono l’ex premier dell’Ulivo Romano Prodi, l’ex craxiano Giuliano Amato, intellettuali conservatori come Angelo Panebianco e Ernesto Galli Della Loggia.

    Pombeni ha ribadito la sua ostilità alla politica di Netanyahu accostandola al millenarismo, perfino nazista: “Si tratta sempre più della folle illusione di risolvere per sempre la questione palestinese cancellandola: una ‘soluzione finale’ che rimetterebbe a posto tutta la questione”. Un’impostazione, secondo Pombeni, “insensata, così come lo sono tutte le operazioni millenaristiche che abbiamo conosciuto e che di questi tempi tendono a tornare (dopo il Reich millenario e i colli fatali dell’impero romano, abbiamo il neo imperialismo di Putin e di tutti gli altri)”. Pombeni scrive di non aderire ai boicottaggi di Israele né alle iniziative pro-Pal, perché “la prospettiva di cancellare la realtà storica dello stato di Israele è altrettanto fuori della storia e della razionalità”. Il direttore del Mulino dunque sposa “la soluzione, seria, di due popoli, due stati”.

    Ma allora, perché dare spazio a Delle Pergole? Secondo l’intellettuale filoisraeliano, in fondo, la strage dei gazawi è “un danno collaterale”. Nell’intervista del 19 novembre 2024, definiva la reazione di Israele alla strage del 7 ottobre “più che proporzionale. Penso a Dresda 1945, un bombardamento incommensurabile rispetto a Coventry, un massacro con ordigni incendiari. Eppure, quella carneficina chiuse la seconda guerra mondiale. Sarebbe stato meglio il contrario?”. Dresda fu bombardata dagli angloamericani tra il 13 e il 15 febbraio 1945: l’attaccò non durò mesi.

    Pombeni però difende la scelta di pubblicare l’articolo incriminato e ricostruisce la genesi della decisione. L’articolo di Delle pergole doveva essere la risposta (con un mese di ritardo) al pezzo di Massimiliano Trentin del 23 giugno. In quell’articolo, il ricercatore di Scienze politiche accusa Israele di voler boicottare i negoziati con l’Iran per favorire il cambio di regime a Teheran. Lo scopo? Ottenere “de facto e de jure la legittimazione della piena e definitiva sovranità israeliana sull’intera Palestina (…) Questa nuova situazione forzerebbe il resto degli Stati mediorientali ad avallare quanto finora rifiutato: accogliere per sempre i rifugiati palestinesi che sopravviveranno alle bombe, agli omicidi, alle malattie e alla fame”. Secondo Trentin, ci sarebbero gli “estremi della fattispecie legale e scientifica della pulizia etnica”. Delle Pergole invece ritiene l’Iran un minaccia esistenziale per Israele, con il pieno diritto di reagire.

    Pombeni ha ritenuto di avallare entrambe la posizioni. Anche perché, la risposta del docente filoisraeliano “è stata scritta prima della fase folle e drammatica dell’ultima settimana, quella che, per intenderci, ha suscitato la dura presa di posizione vaticana e anche quella dello stesso staff di Trump”. E del resto, scrivo Pombeni, “è giusto che i nostri lettori conoscessero la reazione all’analisi del Trentin da parte di un intellettuale che vive a Gerusalemme e che partecipa di un prospettiva particolare: quella di chi ha vissuto e vive con l’incubo della cancellazione della sua patria da parte dell’estremismo islamista”. Un confronto di alto livello, ma al Mulino non tutti lo gradiscono. Donatella Della Porta ha stroncato la risposta di Polimbeni stigmatizzando il declino della testata: “C’era una volta, in Italia, una rispettata rivista chiamata Il Mulino (…) Negli ultimi due anni, la qualità della rivista è rapidamente diminuita, fino alla pubblicazione di un articolo su Gaza così di bassa qualità e altamente razzista da suscitare incredulità e indignazione diffusa”. Si attendono sviluppi, alla storica rivista Il Mulino.

    bufera collaterali Danni Parole
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