Lucia Tozzi, studiosa di politiche urbane e autrice de “L’invenzione di Milano” (Cronopio, 2023), ritiene che il terremoto giudiziario che scuote l’urbanistica milanese, fosse prevedibile?
«Ogni volta che leggo le carte resto stupefatta. Ma al di là di quanto sarà accertato dalle indagini, ritengo che le condizioni e il contesto in cui tutto questo è avvenuto siano sotto gli occhi di tutti da tempo».
Ovvero?
«Negli ultimi anni siamo stati di fronte a uno sviluppo urbano basato sulla deregolamentazione, per facilitare gli investitori privati. Che, contrariamente a quello che si pensa, non vogliono rischiare, e quindi esercitano pressioni a tutti i livelli istituzionali affinché le leggi che dovrebbero limitarne l’azione siano smantellate o “addolcite”».
Il problema quindi è l’eccessiva mano libera lasciata ai privati?
«Non solo la mano libera, anche l’idea stessa che siano indispensabili. Perché nel momento in cui passa il concetto che lo sviluppo urbano non debba essere più gestito dal pubblico ma mediato dai privati, che se investono vogliono un ritorno, le regole diventano subito troppe».
Possiamo fare qualche esempio?
«Si pensi ai grattacieli realizzati con la sola Scia o agli oneri di urbanizzazione bassissimi. La ricchezza che dovrebbe atterrare in città attraverso lo sviluppo urbanistico finisce solo nelle tasche dei pochi che hanno investito. È un processo non democratico».
Dal 2011 a oggi Milano è stata roccaforte del centrosinistra, con Giuliano Pisapia e poi con Beppe Sala: il “modello Milano” ha fallito?
«Lo stesso Manfredi Catella ha detto che non vi è stata alcuna discontinuità tra l’amministrazione Moratti e quella Pisapia, e tra questa e quella di Sala. La città è diventata sempre più escludente, e ormai anche le famiglie del cosiddetto ceto medio vengono forzate a lasciarla».
Da cosa si deve ripartire?
«Serve una moratoria sui grandi progetti di sviluppo: gli scali ferroviari, piazzale Loreto, la vendita dello stadio San Siro innanzitutto. E poi riscrivendo il Pgt e il piano casa. E infine si deve tornare a coinvolgere i cittadini».
In che modo?
«Riaprendo un serio dibattito politico fuori e dentro le istituzioni, anche in Consiglio comunale: l’aula di Palazzo Marino su questi temi è stata bypassata. E poi tagliando consulenze e deleghe a esperti e tecnocrati e rispondendo con i fatti al legittimo dissenso e alle richieste della popolazione».

