GIOVANNI MARI, ‘L’ORCHESTRA DI
GOEBBELS’ (Edizioni Lindau, 264 pagine, 23 euro)
Con “L’orchestra di Goebbels”, il giornalista Giovanni Mari
completa la sua trilogia su Joseph Goebbels, il ministro della
propaganda del Terzo Reich. Dopo “La propaganda nell’abisso”,
sul quotidiano “Panzerbar” pubblicato l’ultima settimana
dell’assedio di Berlino, dopo “Il governo Goebbels”, sulle 30
ore dopo la morte di Hitler in cui il ministro fu cancelliere,
Mari torna indietro e racconta come funzionava la macchina della
propaganda della Germania nazista.
L’opera è suddivisa in tre parti. La prima esplora le
tecniche di propaganda adottate dal regime, con un’attenzione
particolare al pensiero di Goebbels, che vedeva la propaganda
non come un accessorio, ma come “la lama più affilata” per
conquistare e mantenere il potere. La propaganda, per Goebbels,
doveva essere semplice, emozionale, capace di modificare i
pensieri e le percezioni, più che trasmettere notizie.
La seconda parte analizza come il nazismo si sia impossessato
del mondo dell’informazione: con censura, minacce, omicidi
politici, sostituzione dei direttori e acquisizione delle
testate. Goebbels non agiva nell’ombra: pubblicava le sue
direttive, codificava ogni dettaglio, rendeva sistematico
l’asservimento della comunicazione.
Il fulcro del libro è però nella terza parte, in cui Mari
traduce e analizza decine di “veline” diramate dal ministero
della Propaganda ai direttori dei giornali. Si tratta di ordini
dettagliati che indicavano tono, lessico, priorità e
interpretazione dei fatti.
Con la guerra, il controllo diventa assoluto, e
l’antisemitismo si fa totalizzante. Il culmine viene raggiunto
con la Anti-Juden-Sondernummer, interamente dedicato alla
propaganda antiebraica. In 32 pagine, il regime forniva
argomenti, articoli, tabelle, citazioni e istruzioni per
costruire l’immagine dell’ebreo come nemico assoluto.
Mari documenta come ogni sconfitta, come quella di
Stalingrado, venisse riscritta e trasformata in mito eroico.
Come ogni notizia venisse filtrata, ribaltata, manipolata per
mantenere alta la mobilitazione e nascondere il crollo
imminente.
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