ROMA – I cinquanta carabinieri del Mobile training team (Mtt) di stanza a Baghdad stanno lasciando la capitale irachena. Direzione Kuwait, nello specifico la base aerea di Ali Al Salem, dove finora operava principalmente l’Aeronautica militare. La mossa viene spiegata formalmente da fonti del ministero della Difesa come una «rimodulazione», dettata da «esigenze di maggiore operatività». Non è una smobilitazione del contingente, viene riferito, perché il numero di militari nella regione resta a quota 1.100 unità. Ma in questa fase il governo preferisce dislocarli prevalentemente su suolo kuwaitiano, considerato più sicuro. Secondo fonti governative di primo piano, l’esecutivo sta riducendo il numero di militari in Iraq come tutela per le nostre forze armate presenti nella regione. Anche perché fonti d’intelligence e diplomatiche hanno avvisato sui rischi di un’escalation del conflitto tra Israele e Iran, che soprattutto in caso di intervento Usa potrebbe portare a ritorsioni contro gli occidentali da parte di gruppi paramilitari iracheni, tre in particolare vicini a Teheran. A Erbil, altra zona in cui operano i nostri militari e pure oggetto di rimodulazione per una quarantina di uomini, è stato sventato un attacco con un drone al consolato degli Stati Uniti. In Libano invece per ora non sono previsti riassetti: martedì sarà in visita il capo di stato maggiore, Luciano Portolano, e non è escluso che possa recarsi anche ad Erbil.
A Palazzo Chigi attendono l’evolversi del conflitto. Anche se ufficialmente da Washington non sono state richieste autorizzazioni per le basi Usa in Italia, l’attività dell’esercito americano è stata intensificata. Ad Aviano, in Friuli, in questi giorni sono atterrati e poi ripartiti verso le portaerei dislocate nel Golfo (a volte passando da Ramstein, in Germania) diversi aerei per il trasporto strategico: il Boeing C17A Globemaster III, aerei per il rifornimento in volo come il Boeing KC-46 Pegasus o il Lockheed C-5 Galaxy, tra i velivoli miliari più grandi in attività.
Timori per l’Iraq, il governo riduce le truppe. Crosetto: la Nato cambi
21 Giugno 2025
Nonostante il pericolo di un salto di qualità del conflitto, a Chigi c’è chi vede anche un’opportunità, nella guerra Israele-Iran. Nel report dell’ufficio studi di FdI, emanazione del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, stilato mercoledì dopo il G7 in Canada, oltre alla spinta per le sanzioni alla Russia anche in vista dei negoziati, si parla di Medio Oriente. E si legge che le trattative Usa-Iran «erano in una situazione di stallo, ma i recenti cambiamenti possono portare a uno scenario diverso». Certo, l’Iran resta «la principale fonte di instabilità nella regione e per questo non sarà mai accettabile che si doti di un’arma nucleare». Ma oggi «l’obiettivo per cui occorre continuare a lavorare è arrivare a negoziazioni». Il sogno del governo è un altro summit a Roma, tra americani e iraniani: sarebbe ben più cruciale dei precedenti, perché successivo alla guerra con Israele.
Nato Verso l’intesa sul 5% per le armi entro dieci anni
20 Giugno 2025
Non è il solo fronte caldo in politica estera, per Meloni. Domani la premier sarà alla Camera, in vista del vertice della Nato all’Aia di mercoledì, dove Washington chiederà ai partner europei di alzare le spese militari al 5% del Pil. La premier, dicono nella sua cerchia, sarebbe però rassicurata dalle trattative in corso: perché l’1,5% si potrà raggiungere tramite investimenti «in sicurezza» in senso lato. E Roma pensa di includere in questa voce le spese d’intelligence, di antiterrorismo, per l’immigrazione, per le «infrastrutture di trasporto». Per il 3,5% per le spese militari pure, le condizioni sembrano essersi un po’ ammorbidite: il target dovrebbe essere centrato in 10 anni e senza una quota fissa da raggiungere ogni anno. E soprattutto, con una «revisione», cioè un tagliando all’obiettivo, nel 2029. Quando alla Casa bianca non ci sarà più Trump.

