{"id":43779,"date":"2025-11-19T09:45:07","date_gmt":"2025-11-19T08:45:07","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/11\/19\/federico-rampini-il-giappone-nuova-inghilterra-dei-beatles\/"},"modified":"2025-11-19T09:45:07","modified_gmt":"2025-11-19T08:45:07","slug":"federico-rampini-il-giappone-nuova-inghilterra-dei-beatles","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/11\/19\/federico-rampini-il-giappone-nuova-inghilterra-dei-beatles\/","title":{"rendered":"Federico Rampini: &#8220;Il Giappone nuova Inghilterra dei Beatles&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>Per il giornalista ed editorialista del\u00a0<em>Corriere della Sera<\/em>, il viaggio \u00e8 questione di DNA. Nelle sue vene scorre sangue di marinai. L\u2019infanzia lo ha proiettato nel sogno nascente dell\u2019<strong>Europa<\/strong>\u00a0e la vita adulta lo ha visto in prima fila a intercettare la rivoluzione tecnologica a stelle e strisce.<\/p>\n<p><strong>Federico Rampini\u00a0<\/strong>\u00e8 stato vicedirettore del\u00a0<em>Sole 24 Ore<\/em>\u00a0e corrispondente di\u00a0<em>la Repubblica<\/em>\u00a0da\u00a0<strong>Parigi<\/strong>,<strong>\u00a0Bruxelles<\/strong>,<strong>\u00a0San Francisco<\/strong>,<strong>\u00a0Pechino e New York<\/strong>. Ha pubblicato i bestseller\u00a0<em>Il secolo cinese, L\u2019impero di Cindia\u00a0<\/em>e, tra i pi\u00f9 recenti,\u00a0<em>Fermare Pechino, Suicidio occidentale, La speranza africana e Grazie, Occidente!<\/em>. Il 6 ottobre \u00e8 uscito il suo nuovo saggio\u00a0<em>Le lezioni del Giappone. Il Paese che anticipa le sfide dell\u2019Occidente<\/em>, edito da Mondadori, dedicato al fenomeno del\u00a0<em>nuovo japonisme<\/em>, la passione collettiva degli italiani per il\u00a0<strong>Sol Levante<\/strong>.<\/p>\n<p>Da \u201cgiovane comunista innamorato del sogno americano\u201d a testimone della rivoluzione della\u00a0<strong>Silicon Valley<\/strong>, fino al risveglio economico della\u00a0<strong>Cina<\/strong>. Questa volta a parlare non \u00e8 il politologo o l\u2019analista economico, ma quel viaggiatore che, per passione e professione, ha vissuto in molti luoghi del mondo, trascorrendo un terzo della propria vita in aereo o in aeroporto.<\/p>\n<p><strong>Partiamo dalle origini. Se le dico Camogli, a cosa pensa?<br \/><\/strong>\u00abAi nonni.\u00a0<strong>Camogli<\/strong>\u00a0\u00e8 la terra degli antenati materni, gente di mare. Quel ramo della mia famiglia si imbarcava su navi che partivano per il Sud America, per l\u2019Asia, quindi era tutto scritto nel destino\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Che ruolo ha avuto, anche per il suo futuro, crescere a Bruxelles in un momento in cui la Comunit\u00e0 Europea stava nascendo?<br \/><\/strong>\u00abStiamo parlando proprio delle origini. Io sono nato nel \u201956, nel \u201957 viene firmato il Trattato di Roma, che crea la prima Comunit\u00e0 Europea, e nel \u201958 mio padre diventa funzionario\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Insomma, \u00e8 stato veramente un pioniere dell\u2019UE.<br \/><\/strong>\u00abPionieri, s\u00ec, erano i pionieri, c\u2019era un certo Altiero Spinelli, quella gente l\u00ec. Ha voluto dire per me, tra l\u2019altro, crescere all\u2019estero, ma in particolare in una scuola europea, perch\u00e9 insieme con la nascita della Comunit\u00e0 Europea crearono le scuole per i figli dei funzionari, quindi avevo dei compagni di banco che erano tedeschi, francesi, olandesi e\u00a0 belgi. I manuali di storia e di geografia erano generalmente scritti in francese ed erano un po\u2019 diversi da quelli su cui si studiava in Italia. Studiare la storia e la geografia con dei manuali concepiti all\u2019estero significa sviluppare uno sguardo un po\u2019 particolare sul mondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quando sceglie di vivere e lavorare negli Stati Uniti?<br \/><\/strong>\u00abIntanto, l\u2019America ho iniziato ad attraversarla ed esplorarla che avevo da poco compiuto i vent\u2019anni, tra l\u2019altro in un momento un po\u2019 particolare perch\u00e9 ero andato a vivere per la prima volta in Italia per studiare alla Bocconi. Erano gli anni di piombo, gli anni del terrorismo, io mi ero iscritto al Partito Comunista Italiano, negli anni di Enrico Berlinguer, e feci il viaggio in America mentendo. Ancora non esisteva l\u2019ESTA, bisognava fare la richiesta di visto anche solo per il turismo, e c\u2019era una domanda esplicita nella pratica del visto. La domanda era: \u00absei iscritto al Partito Comunista?\u00bb. Ti potevano negare il visto per questa ragione e io mentii spudoratamente, cosa che ho dovuto espiare nei capitoli successivi della mia vita americana quando ho avuto la\u00a0<em>Green Card<\/em>\u00a0e poi sono diventato cittadino: ho sempre dovuto confessare quella bugia per dovere di trasparenza\u00bb.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo libro di Federico Rampini (Mondadori)<\/p>\n<p><strong>Un giovane comunista col sogno americano.<br \/><\/strong>\u00abProprio cos\u00ec. Ho fatto la classica traversata\u00a0<em>coast to coast<\/em>\u00a0che avevo poco pi\u00f9 di vent\u2019anni. Gi\u00e0 allora, ovviamente, le due citt\u00e0 che amavo di pi\u00f9 erano\u00a0<strong>New York\u00a0<\/strong>e\u00a0<strong>San Francisco<\/strong>, e a San Francisco ci sono andato a vivere al passaggio del millennio, tra il 1999 e il 2000. Ho convinto il mio giornale di allora, che era\u00a0<em>la Repubblica<\/em>, ad aprire l\u2019unico ufficio di corrispondenza sulla West Coast \u2013 nessun giornale italiano l\u2019ha mai avuto n\u00e9 prima n\u00e9 dopo \u2013 perch\u00e9 stava succedendo la prima rivoluzione di Internet, avevo capito che c\u2019era qualcosa da raccontare e quindi sono andato a stabilirmi l\u00e0 con la famiglia, con mia moglie e due figli che erano nella prima adolescenza. Il primo amore \u00e8 San Francisco e rimane un grande amore, poi mia figlia \u00e8 diventata proprio californiana a tutti gli effetti, vive a\u00a0<strong>Santa Cruz<\/strong>. Ho visto la\u00a0<strong>California<\/strong>\u00a0anche precipitare negli abissi del malgoverno, ma nonostante questo ho continuato ad amarla\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E New York?<br \/><\/strong>\u00abMetto radici a\u00a0<strong>New York<\/strong>\u00a0nel 2009, dopo cinque anni in Cina, all\u2019inizio della presidenza Obama. L\u00ec divento capo dell\u2019ufficio di corrispondenza americano de\u00a0<em>la Repubblica<\/em>\u00a0e comincio a fare anche il corrispondente alla Casa Bianca, quindi accreditato a\u00a0<strong>Washington<\/strong>. Da allora, New York \u00e8 la mia casa definitiva, credo ormai di aver messo delle radici abbastanza profonde in questa citt\u00e0 che amo e detesto al tempo stesso, mal governata, piena di problemi, ma non credo che riuscirei a lavorare altrove, per il tipo di informazione globale e di analisi geopolitiche che sono la mia specialit\u00e0. La ricchezza di contatti e di risorse umane che ho a New York non la riesco a vedere altrove nel mondo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E ora che New York ha per la prima volta un sindaco di origine indiana nato in Uganda e di religione musulmana, cosa cambier\u00e0?<br \/><\/strong>\u00abDirei che la vittoria di Mamdami dimostra che la democrazia \u00e8 viva e vegeta nel Paese che la custodisce da 250 anni. E direi che \u00e8 una vittoria della concretezza: le campagne elettorali, qui come in New Jersey e Virginia, sono state fatte sul \u201csalviamo il potere d\u2019acquisto e la possibilit\u00e0 di trovare casa\u201d. Per il resto, questa citt\u00e0 continua a essere invasa dai visitatori di tutto il mondo, come sempre, italiani compresi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>A proposito degli anni in Cina: ha pi\u00f9 volte affermato che alla vitalit\u00e0 economica e tecnologica non corrisponde sempre una vitalit\u00e0 culturale. \u00c8 cos\u00ec?<br \/><\/strong>\u00abLa fortuna \u00e8 stata, anche quella per mia volont\u00e0, di andare ad aprire l\u2019ufficio di corrispondenza cinese de\u00a0<em>la Repubblica<\/em>. Devo anche ricordare che ebbe un ruolo molto speciale l\u2019editore di allora, Carlo De Benedetti, che credeva in quel tipo di informazione globale. Ebbi la fortuna di farlo negli anni del massimo boom, in una Cina diversa da quella di oggi, che cresceva economicamente, tecnologicamente, a dei ritmi prodigiosi \u2013 che sono un ricordo del passato \u2013 e al tempo stesso per\u00f2 aveva ancora una sorta di ammirazione per l\u2019Occidente che poi ha completamente abbandonato. La Cina \u00e8 diventata un Paese certamente ancora pi\u00f9 avanzato, ma molto pi\u00f9 nazionalista. Io ho avuto la fortuna di viverci in un periodo in cui era pi\u00f9 amichevole, pur con tutti i problemi di un regime autoritario (sono stato anche arrestato un paio di volte). Diciamo che il mio lavoro \u00e8 stato interessantissimo, ma non avevo la possibilit\u00e0 di attingere a una vita culturale paragonabile a quella di New York per tante ragioni, anche perch\u00e9 per partecipare alla vita culturale cinese bisognerebbe avere la padronanza della lingua in un modo che io, pur avendo studiato il mandarino, non sono mai arrivato a praticare in modo adeguato. Pechino, per\u00f2, non ha la vita culturale di\u00a0<strong>Tokyo<\/strong>\u00a0che, essendo in una grande democrazia, \u00e8 una citt\u00e0 molto interessante culturalmente, molto creativa\u00bb.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Lei afferma che il mondo sta riscoprendo il Giappone. Da cosa nasce l\u2019idea di questo libro?<br \/><\/strong>\u00abFrequento il\u00a0<strong>Giappone<\/strong>\u00a0da quarant\u2019anni, quando abitavo in Cina ci andavo anche a ritmi molto frequenti, ma anche in seguito, dall\u2019America. Il mio ultimo viaggio \u00e8 recentissimo. Quindi, avendo accumulato anni di analisi, studi, ricordi, viaggi, incontri e personaggi, ho voluto finalmente depositarli in un libro, perch\u00e9 ho notato quanto gli italiani in questo momento siano attratti dal Giappone. Per\u00f2 c\u2019\u00e8 un paradosso: il Giappone conosce un boom di turismo e al tempo stesso \u00e8 invisibile sulle pagine dei nostri giornali. Sono questi due estremi che colpiscono: \u00e8 un Paese invaso di turisti, ma dal punto di vista della sua rilevanza geopolitica sembra scomparso. In quella parte del mondo, almeno dal punto di vista mediatico, sembra che esista solo la Cina\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come si pu\u00f2 spiegare questo fenomeno?<br \/><\/strong>\u00abIn questo momento, il vero fascino del Giappone non \u00e8 tanto economico, \u00e8 culturale, \u00e8 un\u00a0<em>soft power<\/em>, \u00e8 l\u2019esportazione di modelli, icone, che vanno dalla spiritualit\u00e0 antichissima fino ai manga, agli anime, ai videogame, \u00e8 un Giappone che a me ricorda quello che per la mia adolescenza era stata l\u2019<strong>Inghilterra<\/strong>\u00a0dei Beatles, che era un Paese per certi versi scassatissimo, aveva perso un impero, era in piena decadenza, eppure dominava il mondo, l\u2019immaginario collettivo di una generazione. Il Giappone ha delle analogie molto interessanti con l\u2019Inghilterra di allora\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Ma esiste davvero l\u2019overtourism in Giappone?<br \/><\/strong>\u00abS\u00ec. E loro non erano preparati. Venezia, Firenze, Roma,<strong>\u00a0<\/strong>ormai con tanti mugugni e tanti problemi, da qualche decennio sono abituate all\u2019invasione. In Giappone \u00e8 avvenuto tutto di colpo e per i giapponesi \u00e8 ancora pi\u00f9 problematico, perch\u00e9 siccome loro rappresentano la civilt\u00e0 delle buone maniere, tutti gli altri sono dei gran maleducati. Tutti vogliono andare in Giappone, ma nessuno ha il livello di cortesia, di rispetto delle buone maniere dei giapponesi, quindi c\u2019\u00e8 uno choc culturale notevole. Nessun giapponese si sognerebbe di usare il telefonino in treno o nella metropolitana, gli unici che lo fanno siamo noi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Forse abbiamo una visione un po\u2019 romantica\u00a0 del Giappone?<br \/><\/strong>\u00abVa detto che certi nostri equivoci sul Giappone, come l\u2019idea di un Paese\u00a0<span class=\"il\">dove<\/span>\u00a0ci si ammazza di lavoro in modo disumano, sono largamente superati. Per\u00f2 al nostro attaccamento a certi stereotipi contribuisce la stessa produzione culturale del Giappone. Per esempio, la Yakuza \u00e8 una mafia tra le pi\u00f9 famose del mondo e quindi ci immaginiamo un paese che dovrebbe esserne terrorizzato. In realt\u00e0, qui ci sono i tassi di omicidio pi\u00f9 bassi del pianeta. Allora come si spiega che la Yakuza sia cos\u00ec famosa? Perch\u00e9 ha investito nella produzione culturale su se stessa, al punto che ci sono mafiosi che scrivono romanzi sulla mafia\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E cosa pensa del fenomeno \u201c<em>Johatsu<\/em>\u201d, la cosiddetta evaporazione sociale?<br \/><\/strong>\u00ab\u00c8 molto raccontato in Giappone: si tratta di persone che fanno perdere le proprie tracce ai familiari e ai colleghi di lavoro a causa della vergogna sociale o economica. Non c\u2019\u00e8 dubbio che una societ\u00e0 come quella giapponese \u2013 di cui io sono un sincero ammiratore per il culto delle buone maniere, la cortesia e il rispetto delle regole \u2013 possa esercitare anche una forma di oppressione, perch\u00e9 ci si sente molto giudicati e la riprovazione sociale pu\u00f2 essere terrificante. Da qui, il fenomeno di chi non ce la fa pi\u00f9 a stare nel sistema, che scappa e scompare. In realt\u00e0 poi le statistiche dicono che i numeri non sono cos\u00ec importanti, eppure \u00e8 un fenomeno molto narrato. Trovo questo interessante, perch\u00e9 il Giappone per certi aspetti \u00e8 la patria della massima riservatezza, per\u00f2 poi racconta tantissimo al mondo i propri problemi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Nella sua vita ha praticato il viaggio come abitudine e non come occasione speciale. Le dispiace?<br \/><\/strong>\u00abSono un viaggiatore di mestiere, \u00e8 vero. Ma la mia non \u00e8 una condizione cos\u00ec eccezionale, nel senso che la condivido con il personale navigante di bordo, li considero praticamente dei colleghi. Voglio per\u00f2 sfatare un mito, almeno per quanto mi riguarda. Sar\u00e0 banale, ma \u00e8 una questione biologica, un piccolo prezzo da pagare al privilegio di questa vita: al jet lag non ci si abitua mai\u00bb.<\/p>\n<h2>DAL GIAPPONE A NEW YORK: 4 IDEE PER PARTIRE<\/h2>\n<p><strong>\u25cf Giappone, la nostra guida<\/strong><br \/>\u00c8 tra i Paesi a pi\u00f9 alta densit\u00e0 abitativa del pianeta, eppure attira visitatori da tutto il mondo come mai prima d\u2019ora. Ecco cosa fare e\u00a0<span class=\"il\">dove<\/span>\u00a0andare<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u25cf Yunnan, viaggio nella regione pi\u00f9 autentica della Cina<\/strong><br \/>Fra piantagioni sterminate di t\u00e8 e monasteri secolari, un viaggio nella parte pi\u00f9 remota e autentica della Cina<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u25cf Lungo la Pacific Coast Highway: alle origini del sogno americano<\/strong><br \/>Lungo la scenografica Pacific Coast Highway da Sonoma County a Palm Springs. Nei luoghi-icona che hanno ispirato registi e scrittori<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u25cf New York: cosa fare di particolare<\/strong><br \/>Dai graffiti a Bushwick, al nuovo food nel Queens, allo yoga a Staten Island, ecco le ultime esperienze per farsi sempre sorprendere<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-size: 12px !important; font-weight: 700 !important; margin-top: .3125rem !important; color: #9b9b9b;\">Dove Viaggi \u00a9RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per il giornalista ed editorialista del\u00a0Corriere della Sera, il viaggio \u00e8 questione di DNA. Nelle sue vene scorre sangue di marinai. L\u2019infanzia lo ha proiettato nel sogno nascente dell\u2019Europa\u00a0e la vita adulta lo ha visto in prima fila a intercettare la rivoluzione tecnologica a stelle e strisce. 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