{"id":39828,"date":"2025-10-16T05:24:19","date_gmt":"2025-10-16T03:24:19","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/10\/16\/in-italia-la-crisi-climatica-stravolge-le-produzioni-agricole\/"},"modified":"2025-10-16T05:24:19","modified_gmt":"2025-10-16T03:24:19","slug":"in-italia-la-crisi-climatica-stravolge-le-produzioni-agricole","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/10\/16\/in-italia-la-crisi-climatica-stravolge-le-produzioni-agricole\/","title":{"rendered":"In Italia la crisi climatica stravolge le produzioni agricole"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<p>AGI &#8211; La crisi climatica che rende i <strong>prodotti agricoli nazionali <\/strong>sempre meno disponibili e sempre pi\u00f9 cari.<\/p>\n<p>In Italia la stagione agricola 2025 ha rappresentato una prova concreta della <strong>vulnerabilit\u00e0 del Paese agli eventi climatici estremi<\/strong>. In occasione della Giornata Mondiale dell\u2019alimentazione del 16 ottobre, il WWF Italia nell\u2019ambito della sua campagna Our Future, accende un faro su come gli effetti del cambiamento climatico stiano evidenziando la crescente <strong>pressione su risorse idriche<\/strong>, produzione e sicurezza alimentare, ma anche sull\u2019urgenza di ripensare modelli colturali, sistemi di irrigazione e strategie di adattamento. Le perdite registrate in diversi comparti mostrano come l\u2019impatto climatico non sia affatto episodico, ma strutturale, con ricadute dirette sull\u2019economia, sulla disponibilit\u00e0, sulla stabilit\u00e0 delle comunit\u00e0 agricole e sulla qualit\u00e0 stessa del cibo.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n<h2>Temperature da record&nbsp;<\/h2>\n<p>L\u2019anno 2025 ha confermato il<strong> trend di riscaldamento globale ed europeo<\/strong>, con effetti evidenti in tutte le stagioni. L\u2019Italia non ha fatto eccezione. &nbsp;Nel nostro Paese, la media nazionale dei primi tre mesi 2025 ha segnato <strong>un\u2019anomalia di +1,67\u00b0C,<\/strong> inferiore al record del 2024 ma superiore al 2023, con marzo contraddistinto da condizioni variabili e un ritorno di temperature invernali nella seconda met\u00e0 del mese. Giugno 2025 si \u00e8 posizionato al secondo posto tra i mesi di giugno pi\u00f9 caldi mai registrati. Secondo i dati del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) la temperatura media nazionale ha raggiunto un\u2019anomalia di <strong>+3,02\u00b0C<\/strong> rispetto alla media climatologica del periodo 1991-2020, avvicinandosi pericolosamente al record assoluto stabilito nel giugno 2003. L\u2019estate ha consolidato la tendenza al caldo estremo, con luglio e agosto tra i pi\u00f9 caldi mai registrati in Europa; in particolare agosto \u00e8 stato il terzo pi\u00f9 caldo a livello globale. L\u2019Italia ha subito ondate di calore intense. &nbsp;&nbsp;<\/p>\n<h2>La produzione di latte in pericolo&nbsp;<\/h2>\n<p>La crisi climatica sta avendo effetti negativi sulla <strong>produzione di latte<\/strong>.Uno studio, apparso su Science Advances, ha dimostrato che <strong>lo stress termico nelle vacche<\/strong> da latte riduce in modo significativo la produzione di latte, con effetti che possono protrarsi per oltre dieci giorni. E gli ultimi dati sembrano purtroppo dargli ragione.<\/p>\n<p>Secondo dati ISMEA, nel 2025 la<strong> produzione di latte in Europa \u00e8 diminuita dell\u20191%<\/strong>, trend confermato anche in Italia nel primo quadrimestre. In Lombardia, che produce quasi la met\u00e0 del latte nazionale, le alte temperature estive hanno ridotto la produzione fino al 15% rispetto ai livelli normali, con <strong>perdite fino a 1,8 milioni di litri al giorno<\/strong>, secondo le associazioni di categoria locali. Anche in Molise si sono registrati cali fino al 30%.&nbsp;<\/p>\n<h2>&nbsp;Le ciliegie, le mandorle e la climate inflation&nbsp;<\/h2>\n<p>Anche sul fronte agricolo la situazione non \u00e8 delle migliori. Non \u00e8 soltanto il caldo estremo o la siccit\u00e0 a mettere in difficolt\u00e0 questo settore: oggi una delle minacce pi\u00f9 gravi per molte colture \u00e8 la combinazione paradossale di inverni miti seguiti da improvvise gelate primaverili, in grado di compromettere intere stagioni produttive. Le temperature insolitamente elevate dell\u2019inverno anticipano il risveglio vegetativo delle piante: <strong>gemme, fiori e germogli si sviluppano prima del previsto <\/strong>e diventano cos\u00ec estremamente vulnerabili ai ritorni di freddo. Questi eventi, sempre pi\u00f9 frequenti e intensi soprattutto nel nord e nelle aree collinari, hanno segnato profondamente il 2025.<\/p>\n<p>Le coltivazioni hanno subito danni ingenti a causa di fattori ormai ricorrenti della crisi climatica: anticipo delle fasi vegetative, forte variabilit\u00e0 meteorologica e oscillazioni termiche improvvise.&nbsp;<\/p>\n<h3>Il caso dei ciliegeti pugliesi<\/h3>\n<p>Un caso emblematico riguarda i <strong>ciliegeti pugliesi. <\/strong>La regione, che da sola produce circa il 30% delle ciliegie italiane, ha visto il raccolto 2025 crollare dal 70% fino al 100% in alcune zone del sud-est barese, <strong>colpite dalle gelate di marzo e aprile. <\/strong>I fiori sono stati letteralmente \u201cbruciati\u201d dal gelo, con effetti devastanti sulla produzione. Alle perdite agricole si sono aggiunti pesanti risvolti economici: a Milano, le ciliegie <strong>sono arrivate a costare fino a 23 euro al chilo. <\/strong>&nbsp;<\/p>\n<p>Aumenti improvvisi come questo, legati agli effetti economici sempre pi\u00f9 evidenti della crisi climatica, chiamati anche climateflation, stanno diventando un fenomeno diffuso e persistente. Le ripercussioni sull\u2019accesso al cibo sono profonde, soprattutto per le fasce pi\u00f9 fragili della popolazione. Anche in Italia, un numero crescente di persone vive ormai vicino alla soglia di povert\u00e0 e rinuncia sempre pi\u00f9 spesso a frutta e verdura, con conseguenze dirette sulla salute. &nbsp;<\/p>\n<p>Anche il <strong>mercato italiano delle mandorle <\/strong>riflette questa dinamica. Nel 2025 i prezzi, comprese le produzioni pugliesi, sono aumentati del 15-20% rispetto al 2023, poich\u00e9 la produzione regionale \u00e8 crollata del 60% a causa della combinazione di gelate primaverili e siccit\u00e0. Una crisi analoga ha interessato i noccioleti, ancora nel pieno della raccolta, con un rendimento stimato a meno della met\u00e0 del potenziale produttivo nazionale. Il venir meno di queste produzioni italiane lascia vuoti significativi sul mercato, colmati rapidamente da importazioni estere di qualit\u00e0 spesso inferiore e non sempre conformi agli standard europei.&nbsp;<\/p>\n<h2>I danni dal miele alle pere&nbsp;<\/h2>\n<p>Le <strong>brusche escursioni climatiche primaverili <\/strong>hanno anche intaccato la produzione di miele italiano. Nonostante una tradizione apistica consolidata, con oltre 30 mieli uniflorali e una ricchissima variet\u00e0 di millefiori tipici del territorio, nel 2025 la produzione primaverile si \u00e8 quasi azzerata, con una ripresa minima estiva. Un duro colpo per un comparto che rappresenta non solo un\u2019eccellenza agroalimentare, ma anche un presidio fondamentale per la biodiversit\u00e0. Sul fronte dei consumi, secondo l\u2019ultima ricerca dell\u2019Unione Italiana Food quasi 4 italiani su 10 hanno aumentato nell&#8217;ultimo anno il<strong> consumo di miele<\/strong>: pi\u00f9 di 1 italiano su 2 lo consuma settimanalmente e oltre il 17% tutti i giorni, con un consumo pro capite di 400\/450 grammi all&#8217;anno, leggermente pi\u00f9 basso della media europea che arriva a 600 g.&nbsp;<\/p>\n<h2>La produzione di pesche e albicocche<\/h2>\n<p>Le gelate tardo-primaverili hanno intaccato anche la<strong> produzione di pesche e albicocche<\/strong>: quest\u2019ultime hanno registrato una campagna 2025 estremamente difficile, con un calo stimato del 20% rispetto al 2024, anno pessimo per le albicocche, per cui ci si aspettava un raccolto decisamente migliore. Il calo \u00e8 dovuto in parte anche alla<strong> riduzione di superficie coltivata:<\/strong> a causa del rischio dovuto alle gelate molti agricoltori stanno abbandonando progressivamente la coltivazione delle albicocche, che ha troppi costi e soprattutto troppi rischi.&nbsp;<\/p>\n<p>Tra i comparti colpiti spicca quello anche la pericoltura: un anno particolarmente difficile per le pere, danneggiate da gelate fuori stagione, grandinate estive, fitopatie e dalla persistente presenza della cimice asiatica. Secondo i dati di Prognosfruit 2025, la produzione nazionale ha registrato un<strong> crollo di quasi il 25% rispetto al 2024<\/strong>, confermando la progressiva perdita di centralit\u00e0 produttiva dell\u2019Italia, un tempo leader europeo nel settore.&nbsp;<\/p>\n<h2>Segnali pi\u00f9 incoraggianti per olio e vino&nbsp;<\/h2>\n<p>Segnali incoraggianti arrivano dal <strong>comparto olivicolo<\/strong>, dove \u2013 secondo i dati degli operatori del comparto &#8211; \u00e8 iniziata la raccolta 2025 con prospettive di recupero dopo un 2024 segnato da <strong>siccit\u00e0 e caldo anomalo. <\/strong>Le prime stime indicano un <strong>incremento produttivo di circa il 30%<\/strong>, trainato dal Sud \u2014 in particolare da Puglia e Calabria. Al Nord, invece, il<strong> maltempo e gli eventi climatici estremi<\/strong> hanno provocato un crollo stimato intorno al 40%, confermando la forte vulnerabilit\u00e0 dell\u2019olivicoltura alla crisi ambientale.&nbsp;<\/p>\n<p>Anche il settore vitivinicolo mostra segnali positivi. La vendemmia 2025 ha beneficiato di condizioni climatiche complessivamente equilibrate, con buona qualit\u00e0 e quantit\u00e0 delle uve dopo le difficolt\u00e0 delle stagioni precedenti. Nonostante piogge primaverili irregolari e ondate di calore estive, la gestione agronomica e l\u2019adattamento dei viticoltori hanno garantito un corretto sviluppo vegetativo. Le elevate temperature estive hanno anticipato la maturazione, con inizio della raccolta in alcune zone gi\u00e0 da fine agosto. Si prospetta un\u2019annata enologica di ottimo livello.<\/p>\n<h2>Il boom della frutta tropicale&nbsp;<\/h2>\n<p>Al tempo stesso, l\u2019Italia sta vivendo una trasformazione inattesa: il boom della frutta tropicale. Grazie all\u2019aumento delle temperature medie e alla sperimentazione di nuove tecniche agricole, superfici sempre pi\u00f9 ampie vengono dedicate a<strong> mango, avocado, papaya, lime e annone<\/strong>, coltivati soprattutto in Sicilia, Puglia e Calabria. La produzione \u00e8 ormai talmente consistente da non limitarsi al fabbisogno interno: alcune filiere hanno iniziato a <strong>esportare frutta tropicale italiana verso i mercati del Nord Europa<\/strong>, ribaltando il tradizionale ruolo di paese importatore e mostrando come la crisi climatica stia ridefinendo la geografia agricola nazionale.<\/p>\n<h2>Le soluzioni: dall\u2019agroecologia all\u2019economia circolare&nbsp;<\/h2>\n<p>Parallelamente, centri di ricerca e aziende agricole stanno puntando sulla selezione di nuove cultivar capaci di resistere meglio sia al <strong>caldo estremo sia alle gelate tardive<\/strong>. Sono in corso sperimentazioni su variet\u00e0 di vite pi\u00f9 tolleranti alle forti escursioni termiche, su drupacee (pesche, albicocche) con fioritura posticipata per ridurre il rischio di danni da gelo, e su cereali in grado di affrontare periodi di siccit\u00e0 alternati a precipitazioni improvvise. Queste nuove variet\u00e0, spesso considerate il salvagente contro le sfide poste dalla<strong> crisi climatica,<\/strong> non sono per\u00f2 una soluzione immediata: richiedono tempo per adattarsi ai diversi microclimi locali e, in alcuni casi, si rivelano poco utili sul lungo periodo proprio perch\u00e9 questi stessi microclimi sono in continua trasformazione.&nbsp;<\/p>\n<p>\u201cPer valorizzare davvero il potenziale del nostro comparto agricolo \u00e8 necessario mettere a sistema pi\u00f9 azioni: dall\u2019economia circolare all\u2019agroecologia, dall<strong>\u2019innovazione tecnologica all\u2019agricoltura rigenerativa,<\/strong> passando per la prevenzione e l\u2019adozione di colture meno idroesigenti, il ripristino degli agroecosistemi e della fertilit\u00e0 dei suoli, fino al recupero e riuso delle<strong> acque reflue depurate.<\/strong> Occorre inoltre rafforzare la diffusione dell\u2019agricoltura biologica e dare piena attuazione alle<strong> progettualit\u00e0 per il risparmio idrico<\/strong>. Solo cos\u00ec potremo costruire un\u2019agricoltura pi\u00f9 sostenibile, capace di garantire qualit\u00e0 e competitivit\u00e0, ma soprattutto pronta ad affrontare con maggiore resilienza la sfida della crisi climatica\u201d, dichiara Eva Alessi, responsabile Sostenibilit\u00e0 WWF Italia.&nbsp;<\/p>\n<h2>&nbsp;&nbsp;I pericoli per la salute e le fasce deboli&nbsp;<\/h2>\n<p>Gli effetti della crisi climatica sull\u2019alimentazione sono ormai una <strong>minaccia per la salute delle persone, <\/strong>soprattutto per le fasce pi\u00f9 fragili. Come riportato, la riduzione delle rese e l\u2019aumento dei costi lungo la filiera dovuto anche alla climateinflation stanno rendendo pi\u00f9 difficile <strong>l\u2019accesso agli alimenti pi\u00f9 nutrienti \u2014 frutta, verdura, cereali integrali e legumi<\/strong> \u2014 che la dieta della salute planetaria EAT-Lancet 2025 indica come fondamentali per prevenire malattie croniche. I risultati del 2025 confermano che un\u2019adozione diffusa di questo modello alimentare pu\u00f2 ridurre fino al 70% il rischio di patologie cardiometaboliche,<strong> ictus, diabete e alcune forme di cancro<\/strong>, abbattere significativamente le emissioni agricole globali e migliorare l\u2019uso sostenibile delle risorse idriche e del suolo. Tuttavia, l\u2019aumento dei prezzi di questi alimenti rischia di rendere questa dieta difficilmente accessibile per molte famiglie, accentuando le disuguaglianze: le fasce pi\u00f9 vulnerabili sono quelle maggiormente esposte agli effetti negativi di diete poco salutari e all\u2019inaccessibilit\u00e0 dei cibi sani.&nbsp;<\/p>\n<p>Poich\u00e9 la<strong> salute e il benessere delle persone dipendono da ci\u00f2 che mangiano<\/strong>, la progressiva inaccessibilit\u00e0 economica (o persino la scomparsa) di alcuni alimenti rischia di diventare una delle emergenze pi\u00f9 gravi per questa e per le prossime generazioni.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Per il WWF il \u201cdiritto\u202falla salute e alla sicurezza\u201d va invece tutelato di fronte a una minaccia che ha gi\u00e0 modificato il clima come lo conoscevamo e sta avendo\u202feffetti\u202fsempre pi\u00f9 visibili e devastanti su scala globale e locale.\u202fC\u2019\u00e8 bisogno di azioni concrete da parte di chi ci governa per invertire la rotta.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AGI &#8211; La crisi climatica che rende i prodotti agricoli nazionali sempre meno disponibili e sempre pi\u00f9 cari. 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