{"id":38853,"date":"2025-10-08T08:08:52","date_gmt":"2025-10-08T06:08:52","guid":{"rendered":"https:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/10\/08\/in-viaggio-ascolto-la-natura\/"},"modified":"2025-10-08T08:08:52","modified_gmt":"2025-10-08T06:08:52","slug":"in-viaggio-ascolto-la-natura","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/10\/08\/in-viaggio-ascolto-la-natura\/","title":{"rendered":"In viaggio ascolto la natura"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>Le sue opere danno voce alla natura. Dalle montagne dell\u2019Himalaya alla calotta glaciale della Groenlandia, la sfida di\u00a0<strong>Roberto Ghezzi<\/strong>, \u00e8 quella di catturare l\u2019anima del paesaggio nel quale si immerge, in totale ascolto. L\u2019ha chiamata\u00a0<em>naturografia<\/em>, \u00abun\u2019idea, non una tecnica\u00bb, precisa l\u2019artista di Cortona. Dal paesaggio toscano, intriso di muschi e licheni,\u00a0<span class=\"il\">dove<\/span>\u00a0Ghezzi ha imparato a disegnare col padre per poi proseguire gli studi all\u2019Accademia di Belle Arti di Firenze, ai luoghi pi\u00f9 remoti ed estremi della terra, dall\u2019Alaska alla Patagonia, dal Nord Macedonia, alle Isole Svalbard, la sua \u00e8 un\u2019arte che sorprende e che si pu\u00f2 ammirare dal 4 al 26 ottobre a\u00a0<strong>Villa Ghirlanda Silva<\/strong>, alle porte di Milano, nella mostra personale\u00a0<em>GRAFIE. Ghiaccio, luce e tempo<\/em>. L\u2019occasione \u00e8 unica per ammirare due progetti diversi:\u00a0<em>The Greenland Project\u00a0<\/em>riguarda\u00a0monotipi stampati senza l\u2019utilizzo del torchio ed \u00e8 stato realizzato in\u00a0<strong>Groenlandia<\/strong>\u00a0in collaborazione con il Cnr Isp;\u00a0<em>The Mountain\u2019s Eyes<\/em>\u00a0\u00e8 dedicato alle fotografie stenopeiche (senza l\u2019uso di lenti e obiettivi) realizzate in\u00a0<strong>Nepal<\/strong>\u00a0sull\u2019Annapurna.<\/p>\n<p><strong>Come sono nati questi due progetti in mostra?<br \/><\/strong>\u00abIl cuore di\u00a0<em>The Greenland Project<\/em>, \u00e8 stato un\u2019alga rossa, la\u00a0<em>Chlamydomonas Nivalis,\u00a0<\/em>che cresce in tante aree della Groenlandia, ma anche delle nostre Alpi, nei punti in cui il ghiaccio si fonde, perch\u00e9 ha bisogno dell\u2019acqua per crescere. Per un mese e mezzosono stato ospite di una residenza,\u00a0<em>The Red House,<\/em>\u00a0che ha sponsorizzato parte del progetto.Il Cnr Isp mi ha fornito gli strumenti, le indicazioni, mi ha suggerito i luoghi in quell\u2019area e poi, una volta realizzate le opere, le ha studiate. L\u2019alga non \u00e8 causa del cambiamento climatico, per\u00f2 essendo rossa riflette meno i raggi del sole e li assorbe di pi\u00f9, scaldando maggiormente l\u2019acqua l\u00e0\u00a0<span class=\"il\">dove<\/span>\u00a0cresce. Crea dei piccoli punti di calore nel ghiaccio e questo ne accelera la fusione in modo esponenziale. Le opere, realizzate sia sotto ghiaccio bianco sia sotto il ghiaccio in cui c\u2019era l\u2019alga rossa, sono delle vere e proprie radiografie perch\u00e9 il sole attraversa il ghiaccio, colpisce la carta e la fa diventare pi\u00f9 o meno blu a seconda dello spessore del ghiaccio stesso.\u00a0<span class=\"il\">Dove<\/span>\u00a0c\u2019era l\u2019alga abbiamo visto che il ghiaccio aveva una struttura diversa. L\u2019alga c\u2019\u00e8 sempre stata, ma pi\u00f9 fa caldo, pi\u00f9 cresce l\u2019alga, pi\u00f9 il ghiaccio si fonde. \u00c8 un effetto a catena che non \u00e8 determinato direttamente dall\u2019uomo, ma indirettamente s\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Come hai realizzato queste radiografie naturali?<br \/><\/strong>\u00abCospargendo dei fogli di carta fatti a mano di una soluzione che, a contatto con la luce, diventava blu. Volevo interagire con il ghiaccio durante il passaggio dallo stato solido a quello liquido. Ho lavorato d\u2019estate con temperature di poco superiori allo zero, quindi in grado di iniziare il processo di fusione. Ho messo queste carte fotosensibilizzate sotto strati di ghiaccio fra i 5 e i 7 centimetri e le ho lasciate l\u00ec per diversi minuti. Quando le temperature salivano sopra lo zero, il ghiaccio si fondeva lasciando le sue impronte\u00bb.<\/p>\n<p><strong>In Nepal hai voluto \u201cdare gli occhi alle montagne\u201d, come hai fatto?<br \/><\/strong>\u00abAttraverso la fotografia stenopeica, una tecnica molto antica. Anche il Canaletto, il Caravaggio utilizzavano il foro stenopeico per disegnare sulle tele. Io l\u2019ho ripresa, un po\u2019 poeticamente, per immaginare cosa vedrebbero le montagne se avessero gli occhi. Ho realizzato il progetto a 4300 metri, nel campo base dell\u2019<strong>Annapurna<\/strong>. Nello zaino mi sono portato solo cento fogli di carta emulsionata, perch\u00e9 avevo tutto sulle spalle. Mentre salivo a piedi da\u00a0<strong>Pokhara<\/strong>, il villaggio alla base di questo cammino, raccoglievo le lattine di birra gettate a terra dagli scalatori, dai turisti ma anche dai locali, le tagliavo e mettevo dentro le carte gi\u00e0 emulsionate. Poi le richiudevo ermeticamente e facevo un foro con uno spillo, creando piccole camere oscure che ho inserito negli anfratti delle rocce. La luce del sole entrava dentro le lattine e imprimeva sulla carta emulsionata l\u2019immagine del paesaggio che le montagne avevano di fronte a loro. Si vede il passaggio del sole in questi negativi, che ho poi trasformato in positivi. Sono paesaggi sognanti, con colori quasi surreali perch\u00e9 il freddo della notte e il caldo del giorno hanno alterato i colori dentro la lattina e quindi sembrano aurore boreali blu, verde smeraldo. Le linee che si vedono sono i passaggi del sole nel cielo, i fotoni che bruciavano la carta. Se la lattina \u00e8 rimasta esposta dieci giorni si vedono dieci linee, se \u00e8 rimasta trenta giorni se ne vedono trenta. Quindi due progetti che parlano con una tecnica diversa ma con una stessa ricerca\u00bb.<\/p>\n<p>La mostra \u201cGRAFIE. Ghiaccio, luce e tempo\u201d di Roberto Ghezzi, dal 4 al 26 ottobre a Cinisello Balsamo, nell\u2019ambito della 5\u00aa edizione di Impronte<\/p>\n<p><strong>Che cosa ti ha colpito\u00a0al campo base dell\u2019Annapurna?<br \/><\/strong>\u00abL\u2019atteggiamento di tutti i camminatori, gli alpinisti, i turisti. \u00c8 un luogo molto frequentato, uno dei trekking pi\u00f9 famosi del Nepal e forse del mondo. \u00c8 un percorso che richiede dieci giorni per salire e dieci per scendere e la tappa pi\u00f9 spettacolare, pi\u00f9 bella, che ti toglie il fiato, le parole e anche l\u2019immaginazione, \u00e8 quella finale. Ogni giorno vi arrivano centinaia di persone e rimangono, quasi tutte, solo una notte. La sera quando arrivano sono stanche e vanno a letto. La mattina si mettono a fare i video sui social, i selfie e alle 10 scompaiono per tornare a valle. Dalle nove della mattina fino alla sera, quando arrivava il gruppo successivo, ero sempre da solo, sotto uno dei luoghi pi\u00f9 belli della terra. Questo \u00e8 un messaggio forte. Fra l\u2019altro nelle mie fotografie le montagne parlano chiaro. Anche non volendo credere che abbiano occhi e anima, nelle foto le persone non si vedono perch\u00e9 vanno troppo veloci. Questa volont\u00e0 di guardare tanto, senza alla fine vedere nulla, durante un viaggio, porta a un rapporto bulimico con l\u2019ambiente. Ovunque, anche nei nostri sentieri alpini, o sulle nostre spiagge italiane, le persone non si danno il tempo di esserci davvero, di lasciare che quel paesaggio entri dentro i loro occhi per poi scendere dentro. Io sono rimasto l\u00ec dieci giorni e per me sono stati insufficienti\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il tuo processo artistico richiede un\u2019immersione totale nella natura?<br \/><\/strong>\u00abHo chiamato la mia pratica\u00a0<em>naturografia<\/em>, il nome di un\u2019idea, non di una tecnica: anzich\u00e9 intervenire per rappresentare colori e forme del paesaggio, lascio che sia il paesaggio stesso ad autorappresentarsi, anzi, direi meglio a presentarsi, nei supporti che via via immergo, sotterro, espongo all\u2019aria, agli elementi, ai sedimenti, al tempo. C\u2019\u00e8 una delega alla natura, l\u2019artista fa un passo indietro, che \u00e8 simbolico oltre che effettivo. L\u2019uomo ha gi\u00e0 fatto e detto molto quindi, in qualit\u00e0 di uomo in primis e di artista che interagisce con il paesaggio in secondo luogo, ritengo opportuno far s\u00ec che il paesaggio si esprima senza mediazioni, senza che la mano dell\u2019uomo possa intervenire, anche in senso estetico, rappresentativo, modificandone la portata, che in questo caso sar\u00e0 autentica al massimo grado. Questa \u00e8 la premessa di tutti i miei lavori. L\u2019altro elemento \u00e8 il tempo. Sono tutte opere che non hanno una risoluzione immediata, non si svolgono nell\u2019ambito di un clic o di un\u2019ora, ma in tempi molto dilatati, da giorni ad anni, a seconda del supporto e del lavoro specifico\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Qual \u00e8 stata la prima esperienza di\u00a0<em>naturografia<\/em>?<br \/><\/strong>\u00abRisale a circa 15 anni fa, quasi per sperimentazione casuale, ho iniziato a lasciare dei tessuti nei boschi vicino a casa per molte settimane, senza trattarli, senza scegliere troppo neanche il tipo di tessuto \u2013 cose che adesso faccio \u2013 quasi per una volont\u00e0 di avere un dialogo diretto ancor pi\u00f9 stretto con l\u2019ambiente, che nemmeno la pittura\u00a0<em>en plein air<\/em>\u00a0mi poteva pi\u00f9 dare. Non c\u2019ero pi\u00f9 io che disegnavo, che facevo i colori ma era proprio il luogo che fino ad allora avevo guardato e impresso sulla tela, che si auto imprimeva. Un gesto finale, chiamiamolo cos\u00ec\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Tutta la tua produzione artistica \u00e8 fondata sul paesaggio naturale, anche la pittura?<br \/><\/strong>\u00abIo sono nato pittore di paesaggio. Lo sono sempre stato, fin da piccolo e anche dopo l\u2019Accademia e quindi il paesaggio, al quale adesso chiedo un aiuto, un intervento diretto sui miei supporti, carta, carta fotografica, tele, \u00e8 sempre stato oggetto del mio interesse dal punto di vista rappresentativo. Poi \u00e8 stato naturale voler andare oltre una rappresentazione. Sono nato in un luogo nell\u2019Appennino vicino a\u00a0<strong>Cortona<\/strong>\u00a0<span class=\"il\">dove<\/span>\u00a0il paesaggio \u00e8 molto caratterizzante, nel senso che il contatto tra natura e artificio, quindi la pietra etrusca, le mura, \u00e8 sempre stato qualcosa di familiare. Sono nato e mi sono formato in un luogo in cui il paesaggio scolpiva, non sui miei supporti, ma sulle pietre, i licheni, i muschi. Il paesaggio toscano per antonomasia \u00e8 creato sia dall\u2019uomo ma anche dall\u2019ambiente stesso. Il cipresso, l\u2019olivo, il pino sono tutte essenze portate dall\u2019uomo ma poi scolpite anche dal clima toscano. Questa \u00e8 la mia origine e io l\u2019ho portata alle estreme conseguenze, delegando totalmente l\u2019ambiente naturale e la natura alla creazione delle mie opere. Io predispongo, studio e poi, dopo, scelgo di prelevare. Ma tutto quello che si crea, i colori e le forme, non viene da me modificato\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Hai mai percepito un linguaggio del luogo?<br \/><\/strong>\u00abS\u00ec, la base di partenza non \u00e8 mai aprioristica. Scelgo un tipo di approccio in virt\u00f9 di quello che trovo. Per esempio, ho un progetto in corso in\u00a0<strong>Sardegna<\/strong>\u00a0nelle grotte di Ulassai con piante che crescono dentro le grotte e fornisco un supporto che \u00e8 adatto solo per quel luogo. Quindi la voce del luogo, del fiume, della grotta, del ghiacciaio, \u00e8 quella a cui io devo in qualche modo consentire di esprimersi attraverso i miei supporti. Naturalmente, questa \u201centit\u00e0\u201d non pu\u00f2 spiegarmi a parole qual \u00e8 il supporto migliore affinch\u00e9 possa dipingere, scolpire, scrivere. Sono io che devo cercarlo, prepararglielo e fornirglielo per capirla, vederla e raccontarla agli altri\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Hai vissuto un momento particolarmente intenso in una delle tue spedizioni?<br \/><\/strong>\u00abMolti. In Groenlandia ero sempre con una guida Inuit che non parlava una parola di inglese. Ogni mattina dovevo andare dall\u2019altra parte del fiordo e lui, Kuluzuk<em>,<\/em>\u00a0mi accompagnava con la barca pilotandola fra un labirinto di iceberg che, col vento, si muovevano. \u00c8 stato un rapporto molto intenso, senza parole. Io ero sempre immerso nei miei lavori, nelle mie provette, nei tentativi di far parlar questo ghiaccio, cercare l\u2019alga rossa e via dicendo. Una delle ultime sere, mentre lui mi riporta verso casa, in questo dialogo di sguardi e silenzi perenni, intravediamo nella baia, a circa 50 metri dalla barca, una balena megattera che delfina, compie cio\u00e8 un tipico movimento che chiamano\u00a0<em>humpback whale:\u00a0<\/em>in quel momento la coda sialza, taglia la superficie del mare e crea uno spruzzo che con la luce del sole fa l\u2019effetto dell\u2019arcobaleno. Un\u2019immagine bellissima. Subito sono stato tentato di prendere la macchina fotografica per fermare quel momento, per\u00f2 in qualche modo la presenza cos\u00ec silente, composta, dignitosa di Kuluzuk, \u00e8 stata da monito. C\u2019\u00e8 stato un incrocio di sguardi e allora, forse per la prima volta durante quel mese e mezzo, non ho voluto documentare, ma soltanto assaporare insieme a lui, condividere quel momento. Ho visto nei suoi occhi un\u2019approvazione totale. Abituato a vedere continuamente gruppi di persone che vanno l\u00ec con obiettivi da sei chili, zoom, droni. Non c\u2019\u00e8 nulla di male ovviamente a scattare una foto, ma quando tutto viene visto soltanto attraverso un obiettivo, diventa una rapina visiva dell\u2019ambiente. E io, che sono artista visivo, mi sono sentito quasi in colpa. In qualche modo ho ristabilito un patto nel momento pi\u00f9 bello, rinunciando a fotografarlo\u00bb.<\/p>\n<p>In Nepal, Roberto Ghezzi ha trascorso dieci giorni al campo base dell\u2019Annapurna, a 4.300 metri di altezza, realizzando il progetto fotografico The Mountain\u2019s Eyes<\/p>\n<p><strong>La tua arte \u00e8 sempre anche legata alla scienza?<br \/><\/strong>\u00abS\u00ec, perch\u00e9 ritengo che arte e scienza siano due modi di interpretare la stessa realt\u00e0 e quindi sono due strade che possono avere delle profonde connessioni e si possono aiutare vicendevolmente. In tutti i miei progetti utilizzo delle matrici che raccolgono dati. Li chiamo supporti, li chiamo carte, li chiamo tessuti li chiamo fotografie ma raccolgo dei dati perch\u00e9 vengono lasciati senza la mia intermediazione e liberi di interagire con l\u2019ambiente. A livello scientifico \u00e8 interessante. Se ne ricavano delle risposte. Oppure altre domande\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Un luogo che hai in mente di indagare?<br \/><\/strong>\u00abLa\u00a0<strong>Siberia<\/strong>, in particolare il lago Bajkal, oppure la\u00a0<strong>Kamchatka<\/strong>. La Siberia \u00e8 un luogo, secondo me, molto interessante e ho da sempre il sogno di esplorarla, visitarla e fare ricerca. Per mia natura amo molto pi\u00f9 il freddo del caldo e quindi montagna, ghiaccio, foresta boreale non tropicale, sono i miei luoghi d\u2019elezione\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Di tutti i posti che hai conosciuto, ce n\u2019\u00e8 uno che ti ha cambiato nel profondo?<br \/><\/strong>\u00abS\u00ec, \u00e8 a mezz\u2019ora da casa mia. Lo chiamo il luogo dell\u2019origine. \u00c8 un posto come milioni di altri, per\u00f2 mi ci accompagnava mio padre da piccolo quando mi insegnava a disegnare. Ci andavo con lui a raccogliere funghi e castagne. Credo che tutta la mia ricerca dipenda dalla volont\u00e0 di tornare a quell\u2019epoca, a quel momento in cui il rapporto con mio padre era cos\u00ec stretto. Quello che faccio adesso \u00e8 un\u2019amplificazione, una volont\u00e0 vana, di tornare a quel tempo e a quel paesaggio che era visto da me come un giardino dell\u2019Eden. Un luogo che in realt\u00e0 \u00e8 un mix fra tutto quello che c\u2019\u00e8 fuori e quello che c\u2019\u00e8 dentro come quelli descritti dal libro che sto leggendo \u201cDietro le cascate. Un viaggio nell\u2019ultimo luogo segreto\u201d di Ian Baker (Corbaccio, 2006). Secondo i monaci tibetani in Tibet c\u2019erano luoghi in cui l\u2019interno e l\u2019esterno convivevano. E tutto quello che faccio in fondo lo riconduco a questo luogo che ha dato origine a quello che sono adessoquindi \u00e8 il posto in cui \u00e8 nato tutto. \u00c8 un luogo della memoria, un luogo interiore. Ci sono un fiume, delle rocce, per\u00f2 nulla che non si possa trovare ovunque. \u00c8 un luogo che vive dentro di me\u00bb.<\/p>\n<h2>DAL NEPAL ALLA TOSCANA: 4 IDEE PER PARTIRE<\/h2>\n<p><strong>\u25cf Tutto il fascino del Nepal<\/strong><br \/>Templi magnifici e monasteri buddhisti, tradizioni millenarie e una cultura diversificata quanto il suo territorio. Il\u00a0Nepal<strong>\u00a0<\/strong>\u00e8 un\u2019emozione continua<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u25cf Bajkal, il lago dei primati in Siberia<\/strong><br \/>\u00c8 il lago pi\u00f9 profondo del mondo, quello con il maggior volume d\u2019acqua dolce e anche il lago pi\u00f9 antico. Non \u00e8 tutto<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u25cf Viaggio in Alaska<\/strong><br \/>Nel Mare di Bering, nel punto in cui Est e Ovest si sfiorano. Tra un passato di guerre ed esplorazioni e il futuro votato alla difesa di una terra unica<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u25cf Piccole citt\u00e0, grandi tesori<\/strong><br \/>Luoghi meno battuti ma ricchi di attrazioni, cittadine spesso sorprendenti e ricche di bellezze da ammirare. Ecco 15 piccole citt\u00e0 della Toscana fuori rotta<br \/><strong>LEGGI DI PI\u00d9<\/strong><\/p>\n<p style=\"font-size: 12px !important; font-weight: 700 !important; margin-top: .3125rem !important; color: #9b9b9b;\">Dove Viaggi \u00a9RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le sue opere danno voce alla natura. Dalle montagne dell\u2019Himalaya alla calotta glaciale della Groenlandia, la sfida di\u00a0Roberto Ghezzi, \u00e8 quella di catturare l\u2019anima del paesaggio nel quale si immerge, in totale ascolto. L\u2019ha chiamata\u00a0naturografia, \u00abun\u2019idea, non una tecnica\u00bb, precisa l\u2019artista di Cortona. 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