{"id":38155,"date":"2025-10-03T18:31:03","date_gmt":"2025-10-03T16:31:03","guid":{"rendered":"https:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/10\/03\/i-resti-di-un-elefante-nano-ritrovati-in-sicilia\/"},"modified":"2025-10-03T18:31:03","modified_gmt":"2025-10-03T16:31:03","slug":"i-resti-di-un-elefante-nano-ritrovati-in-sicilia","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/10\/03\/i-resti-di-un-elefante-nano-ritrovati-in-sicilia\/","title":{"rendered":"I resti di un elefante nano ritrovati in Sicilia"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<p>AGI &#8211; Circa 700.000 anni fa la <strong>Sicilia <\/strong>era abitata dagli <strong>elefanti<\/strong>, giunti dal continente europeo grazie all&#8217;emersione di alcune porzioni di fondale marino nelle fasi glaciali: una sorta di &#8216;ponte sullo Stretto&#8217; naturale. Quei mammiferi, per\u00f2, si rimpicciolirono nel corso del tempo, adattandosi al contesto in cui si trovavano, fino a mostrarsi come <strong>il pi\u00f9 piccolo elefante mai vissuto sulla Terra<\/strong>: l&#8217;elefante nano.<\/p>\n<p>I resti di uno di questi mammiferi, della specie <strong>Palaeoloxodon Mnaidriensis<\/strong> vissuto in Sicilia nel Pleistocene tra 200.000 e 150.000 anni fa, fa sono stati trovati nei giorni scorsi nella zona di Fontane Bianche, nel Siracusano. A segnalare il ritrovamento di un affioramento di diversi resti di macrofauna vertebrata della specie estinta (Adams, 1874) \u00e8 stato Fabio Branca, geologo dell&#8217;Universit\u00e0 di Catania.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il territorio Ibleo non \u00e8 nuovo a rinvenimenti analoghi: a pochi chilometri di distanza spiccano i ritrovamenti di alcuni esemplari di Palaeoloxodon, provenienti nella Grotta di Spinagallo, tra cui il pi\u00f9 importante \u00e8 il Palaeoloxodon Falconeri, oggi ospitato dal Museo di Paleontologia del Dsbga dell&#8217;Universit\u00e0 etnea e nel Museo Archeologico Regionale &#8216;Paolo Orsi&#8217; di Siracusa. L&#8217;interesse paleontologico dell&#8217;area nord-iblea \u00e8 solo una delle peculiarit\u00e0 di un&#8217;area fortemente interessata anche da altri fenomeni che la rendono interessante sotto il profilo geologico-ambientale: processi carsici diffusi hanno, ad esempio, portato alla luce grotte di pregio naturalistico, su tutte la Grotta Monello, Riserva Naturale Integrale dal 1998.<\/p>\n<p>&#8220;Questo ritrovamento si trova inserito, pertanto, in un contesto dove ricadono riserve naturali, zone speciali di conservazione e geositi &#8211; spiegano gli esperti &#8211; e si tratta di uno scrigno di geodiversit\u00e0 che merita di essere studiato e tutelato al fine di consegnarlo alle generazioni future garantendo una fruizione ecosostenibile&#8221;. Approfonditi studi saranno avviati nei prossimi mesi, anche grazie a specifici accordi di collaborazione tra la Soprintendenza di Siracusa e l&#8217;Universit\u00e0 di Catania. La Sicilia \u00e8 tra le isole del Mediterraneo quella che ha il maggior numero di mammiferi fossili.&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;antenato del Palaeloxodon mnaidriensis, spiega il museo Gemellaro dell&#8217;Universit\u00e0 di Palermo nella sua pagina Facebook, era il Palaeloxodon antiquus, &#8220;l&#8217;elefante dalle zanne dritte&#8221; alto fino a 4 metri e mezzo, che arrivo&#8217; a colonizzare la Sicilia due volte: la prima volta circa 690.000 anni fa, dando origine al Palaeloxodon falconeri, e una seconda volta, intorno a 200.000 anni fa, alla specie i cui resti sono stati trovati nel Siracusano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Sia il Palaeloxodon falconeri sia il Palaeloxodn mnaidriensis, spiega il museo, sono &#8220;un caso emblematico di evoluzione insulare: nelle isole, infatti, si verificano eventi di aumento o riduzione della taglia degli animali a seconda delle specie interessate e della loro ecologia&#8221;. Le isole, sottolinea uno studio pubblicato di recente su Papers Antology e che getta luce sulla dieta di questi animali, sono &#8220;laboratori naturali dell&#8217;evoluzione dove isolamento e risorse limitate portano a trasformazioni uniche&#8221;. Il Palaelocodon Falconeri si trovo&#8217; in Sicilia senza predatori e pote&#8217; quindi ridursi enormemente di taglia, per far fronte alla minor disponibilita&#8217; di cibo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La specie successiva <strong>Palaeloxodon mnaidriensis<\/strong> &#8211; si legge ancora nella pagina Facebook del museo Gemellaro &#8211; si rimpicciol\u00ec&#8217; rispetto all&#8217;antenato continentale, ma in misura minore, perche&#8217; arrivo&#8217; in Sicilia insieme ad altri grandi mammiferi, predatori e competitori, e non poteva permettersi di restare piccolo. Secondo uno studio volumetrico dei fossili rinvenuti, i maschi pesavano intorno ai 250 kg e le femmine intorno ai 150. Rispetto ai loro antenati, gli elefanti nani erano pi\u00f9 agili, avevano un cervello proporzionalmente molto piu&#8217; grande, una crescita molto lenta e vivevano anche pi\u00f9 a lungo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A determinare il rimpicciolimento di questi animali furono, tra l&#8217;altro, le loro abitudini alimentari. Lo studio pubblicato su Papers Antology, firmato dei ricercatori delle Universit\u00e0 di Padova e dall&#8217;Universit\u00e0 di Zaragoza e guidati da Flavia Strani socia della Societ\u00e0 paleontologica italiana, si \u00e8 concentrato sull&#8217;usura dentaria dei fossili conservati al Museo della natuta e dell&#8217;uomo di Padova: entrambe le specie Falconeri e Mnaidriensis erano pascolatori, grandi consumatori di vegetazione erbacea abrasiva. Il minuscolo Falconeri, alto appena 1 metro, viveva in un ambiente con poche altre specie, ma la scarsit\u00e0 di risorse e la pressione esercitata da popolazioni numerose lo spinsero verso un&#8217;alimentazione ricca di piante dure e ricche di silice. La specie mnaidriensis (1,8-2 metri al garrese) condivideva invece l&#8217;isola con ippopotami e altri grandi mammiferi: la sua dieta rifletteva l&#8217;adattamento a un paesaggio sempre pi\u00f9 dominato da praterie.&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AGI &#8211; Circa 700.000 anni fa la Sicilia era abitata dagli elefanti, giunti dal continente europeo grazie all&#8217;emersione di alcune porzioni di fondale marino nelle fasi glaciali: una sorta di &#8216;ponte sullo Stretto&#8217; naturale. 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