{"id":29665,"date":"2025-08-29T23:13:24","date_gmt":"2025-08-29T21:13:24","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/29\/venezia-2025-a-pied-doeuvre-e-no-other-choice-tra-realismo-allegoria-precariato-e-miseria\/"},"modified":"2025-08-29T23:13:24","modified_gmt":"2025-08-29T21:13:24","slug":"venezia-2025-a-pied-doeuvre-e-no-other-choice-tra-realismo-allegoria-precariato-e-miseria","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/29\/venezia-2025-a-pied-doeuvre-e-no-other-choice-tra-realismo-allegoria-precariato-e-miseria\/","title":{"rendered":"Venezia 2025, &#8220;A pied d\u2019oeuvre&#8221; e &#8220;No other choice&#8221; tra realismo, allegoria, precariato e miseria"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>Sembra fatto apposta, e sicuramente lo \u00e8, ma programmare in Concorso a Venezia 2025 sia \u201c<strong>A pied d\u2019oeuvre<\/strong>\u201d della francese <strong>Valerie Donzelli<\/strong> che \u201c<strong>No other choice<\/strong>\u201d del coreano<strong> Park Chan-wook<\/strong> significa non solo ottimo cinema, ma far rimanere ad occhi spalancati sulla criminale trasformazione del mondo del lavoro contemporaneo. Donzelli sceglie di seguire il lento, graduale, consapevole scivolamento in una condizione lavorativa precaria di un uomo (<strong>Bastien Bouillon<\/strong>), sposato con figli, da fotografo parigino da 3-4mila euro al mese a tuttofare di fatica al massimo ribasso. Il protagonista del film, seguendo la sua intonsa e sofferta passione per la scrittura ha gi\u00e0 pubblicato due romanzi.<\/p>\n<p>L\u2019editore sostiene che c\u2019\u00e8 talento, ma che il talento non vende.<strong> Lasciato dalla moglie e dai figli, l\u2019uomo cercher\u00e0 pervicacemente di scrivere un nuovo libro<\/strong>, isolandosi senza un euro in un appartamento sottoscala umido e raccogliticcio, aggrappandosi alla app Jobbing dove i candidati a lavori manuali (muratori, giardinieri, facchini, ecc..) vincono un\u2019occupazione temporanea rilanciando al ribasso cifre anche di 18, 20 euro per una giornata intera di lavoro.<\/p>\n<p><strong>Non c\u2019\u00e8 enfasi retorica nel racconto di Donzelli,<\/strong> sceneggiato con Gilles Marchand, e tratto dall\u2019omonimo bestseller autobiografico di Franck Courtes edito in Francia da Gallimard. Non \u00e8 un film di Ken Loach o di Daniele Vicari. Donzelli ha quella dote poetica dal tocco leggero e preciso, quella pennellata di sguardo e di sensibilit\u00e0 per sfiorare, tangere il devastante e inarrestabile mondo del precariato contemporaneo in una grande capitale mondiale, osservandolo a pochi centimetri dal precipizio. E in quei pochi centimetri senza mai eticamente traballare, senza mai accelerare in sensazionalismi, ci costruisce l\u2019intero film.<\/p>\n<p><strong>Il protagonista diventa cos\u00ec corpo e anima su cui si riversa la trasformazione medioevale assassina neoliberista sulle macerie dei diritti del lavoro<\/strong> keynesiani del Novecento. Le ferite sono minime, qualche acciacco muscolare o taglio sulla pelle, ma si vede che il coltello non viene affondato apposta (da brividi la dichiarazione dell\u2019editrice di fronte comunque ad un nuovo possibile successo commerciale del nostro); per far emergere una difesa morale, finanche culturalmente naif, ma cinematograficamente splendente (la tonalit\u00e0 di tenebra scura con i dettagli di Parigi sfocati ed esclusi all\u2019occhio, chapeau), legata alla salvifica pervicacia per la scrittura, accada quel che accada. Di tutt\u2019altre tonalit\u00e0 visive e registiche quelle di No other choice che il veterano Park Chan-wook riprende dal film di <strong>Costa-Gavras,<\/strong> \u201cCacciatore di teste\u201d (2005), tratto a sua volta da Donald Westlake.<\/p>\n<p>Licenziato all\u2019improvviso dalla multinazionale americana neo proprietaria di una grande azienda della carta dove lavora da vent\u2019anni, il dirigente Man-Su (Lee Byung-hun) non vuole perdere lo status socio-economico acquisito con villetta, famigliola e labrador. <strong>Si danna senza risultati in decine di colloqui, ma se c\u2019\u00e8 una cosa che sa fare \u00e8 quella di lavorare nella catena di produzione della carta<\/strong>. Cos\u00ec si presenta alla Moon Paper dove non \u00e8 l\u2019unico ad ambire ad un ruolo professionale. Decider\u00e0 di eliminare fisicamente ogni \u201costacolo\u201d che si frappone al suo obiettivo di rinascita.<\/p>\n<p><strong>\u201cNo other choice\u201d \u00e8 una commedia nerissima, legata a codici e stilemi della risata e della cultura sudcoreana, costruita su trovate di regia beffarde e inesauribili<\/strong>. Certo il \u201cpeso\u201d del reale, della precarizzazione lavorativa, viene sublimato in soluzioni sanguinolente, ma l\u2019allegoria di Park (che dedica il film a Gavras) \u00e8 un incanto ipnotico di arte della sopravvivenza attraverso l\u2019uso goffo, comico e disperato della forza del singolo. \u201cA pied d\u2019oeuvre\u201d uscir\u00e0 nelle sale italiane grazie a Teodora, mentre \u201cNo other choice\u201d, targato Lucky Red, far\u00e0 capolino a gennaio 2026.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sembra fatto apposta, e sicuramente lo \u00e8, ma programmare in Concorso a Venezia 2025 sia \u201cA pied d\u2019oeuvre\u201d della francese Valerie Donzelli che \u201cNo other choice\u201d del coreano Park Chan-wook significa non solo ottimo cinema, ma far rimanere ad occhi spalancati sulla criminale trasformazione del mondo del lavoro contemporaneo. 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