{"id":28646,"date":"2025-08-26T15:03:09","date_gmt":"2025-08-26T13:03:09","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/26\/come-costruire-un-campione-le-rivelazioni-del-performance-coach-di-max-verstapoen\/"},"modified":"2025-08-26T15:03:09","modified_gmt":"2025-08-26T13:03:09","slug":"come-costruire-un-campione-le-rivelazioni-del-performance-coach-di-max-verstapoen","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/26\/come-costruire-un-campione-le-rivelazioni-del-performance-coach-di-max-verstapoen\/","title":{"rendered":"Come \u00abcostruire\u00bb un Campione. Le rivelazioni del performance coach di Max Verstapoen"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<p>Se pensi a <strong>Max Verstappen<\/strong>, nel 99% dei casi immagini e descrivi la figura di un talento naturale, nato per correre e destinato a vincere, uno dei pochi eletti\u00a0che hanno ricevuto il &#8220;dono&#8221; della velocit\u00e0, e non per niente accostato a Senna, o Schumacher, ma anche Fangio o Ascari.<\/p>\n<p>La narrativa comune ne associa il successo al DNA (mamma e pap\u00e0 sono stati grandi piloti), o comunque al contesto che lo ha portato naturalmente a vivere la pista fin da bambino. Ma l\u2019intervista rilasciata dal suo ex performance coach <strong>Bradley Scanes<\/strong> al podcast High Performance apre a nuovi punti di vista: il quattro volte campione del mondo \u00e8 in realt\u00e0 il &#8220;prodotto&#8221; di un lavoro metodico, di una disciplina costante e di una capacit\u00e0 mentale fuori dal comune, alimentata fin da piccolo dal padre e poi raffinata tramite continuo esercizio.<\/p>\n<p>Scanes, che ha seguito Verstappen dal 2020 al 2023, nel pieno della sua ascesa, ha raccontato come la loro collaborazione sia nata quasi per caso e si sia\u00a0poi trasformata in un rapporto pi\u00f9 profondo anche dal punto di vista umano. \u00ab<em>Max non cercava soltanto un allenatore, ma una persona di fiducia, qualcuno che fosse al suo fianco in ogni situazione<\/em>\u00bb, spiega l\u2019inglese.<\/p>\n<p>Gli aneddoti non mancano: dalla preparazione per il GP dell\u2019Arabia Saudita 2021, quando Verstappen si procur\u00f2 da solo un simulatore del tracciato, fino al weekend di Abu Dhabi dello stesso anno, in cui il pilota olandese mostr\u00f2 una calma glaciale pur trovandosi sotto una pressione immensa. \u00ab<em>Abbiamo lavorato su un concetto chiave: non serve vincere ogni gara, ma pensare sempre in ottica campionato<\/em>\u00bb, racconta Scanes, ricordando la trasformazione mentale che port\u00f2 Verstappen al suo primo titolo mondiale.<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<h2>Cosa rende Max cos\u00ec speciale?<\/h2>\n<p>Il coach sottolinea anche come Verstappen sappia \u201c<em>accendere l\u2019interruttore<\/em>\u201d al momento giusto: rilassato fuori dalla pista, capace per\u00f2 di entrare in una concentrazione assoluta non appena sale in macchina. \u00ab<em>Detesta allenarsi, ma quando lo fa \u00e8 con un\u2019intensit\u00e0 incredibile. \u00c8 ossessionato dai dettagli: ascolta i rumori delle auto, studia le telemetrie, memorizza feedback che agli altri sfuggono<\/em>\u00bb, rivela.<\/p>\n<p>Non meno importante il lato umano: Scanes ha svolto un ruolo da collante tra Max e il team. Un lavoro fatto di dettagli ed attenzione anche per il lavoro degli altri, che si concretizza nel fermarsi ai box in ogni occasione per analizzare i dati insieme a meccanici ed ingegneri, senza cercare scuse nei momenti difficili rimanendo\u00a0sempre e comunque\u00a0brutalmente sincero. L\u2019addio a fine 2023 fu carico di emozione, con un abbraccio sul grid di Abu Dhabi che sanc\u00ec la fine di una parentesi intensa e vincente. \u00ab<em>\u00c8 stato doloroso, ma necessario. Avevo bisogno di stare con la mia famiglia<\/em>\u00bb, ha spiegato.<\/p>\n<p>Ogni stagione con Verstappen, rivela Scanes, aveva un motto: nel 2020 \u00ab<em>Cosa serve per vincere un mondiale?<\/em>\u00bb; nel 2021 \u00ab<em>La costanza distingue i buoni dai grandi<\/em>\u00bb; nel 2022 \u00ab<em>Non si vince nel momento, ma nei mesi e anni di lavoro che lo precedono<\/em>\u00bb. Una filosofia che ben descrive il metodo e la mentalit\u00e0 di un campione che, pur odiando la palestra, ha fatto della precisione e della resilienza i suoi strumenti migliori.<\/p>\n<p>Secondo Scanes, il futuro di Verstappen resta un punto interrogativo. \u00ab<em>Max \u00e8 leale, ma fino a un certo punto. Se la Red Bull non sar\u00e0 competitiva nel 2026, non \u00e8 escluso un addio<\/em>\u00bb. Ma per ora il legame con la scuderia che lo ha lanciato resta fortissimo.<\/p>\n<\/p>\n<p>Questa intervista restituisce un Verstappen diverso dall\u2019immagine pi\u00f9 banale con cui spesso viene associato.\u00a0Un pilota non solo rapido e aggressivo, ma anche calcolatore, sensibile e consapevole di quanto il lavoro mentale sia decisivo. E secondo voi siamo di fronte al talento puro o al prototipo del campione costruito con metodo?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se pensi a Max Verstappen, nel 99% dei casi immagini e descrivi la figura di un talento naturale, nato per correre e destinato a vincere, uno dei pochi eletti\u00a0che hanno ricevuto il &#8220;dono&#8221; della velocit\u00e0, e non per niente accostato a Senna, o Schumacher, ma anche Fangio o Ascari. 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