{"id":27148,"date":"2025-08-20T17:01:41","date_gmt":"2025-08-20T15:01:41","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/20\/lennesimo-gruppo-facebook-dove-coltivare-fantasie-di-violenza-unaltra-prova-della-cultura-dello-stupro\/"},"modified":"2025-08-20T17:01:41","modified_gmt":"2025-08-20T15:01:41","slug":"lennesimo-gruppo-facebook-dove-coltivare-fantasie-di-violenza-unaltra-prova-della-cultura-dello-stupro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/20\/lennesimo-gruppo-facebook-dove-coltivare-fantasie-di-violenza-unaltra-prova-della-cultura-dello-stupro\/","title":{"rendered":"L\u2019ennesimo gruppo Facebook dove coltivare fantasie di violenza: un\u2019altra prova della cultura dello stupro"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>Ed ecco a voi, ancora una volta \u2013 e non sar\u00e0 l\u2019ultima \u2013 la <strong>cultura dello stupro<\/strong>. La scrittrice <strong>Carolina Capria<\/strong> sulla pagina Instagram \u201cLo ha scritto una femmina\u201d ha puntato i riflettori sulla <strong>sessualit\u00e0 violenta<\/strong> di migliaia di iscritti al gruppo Facebook \u201cMia moglie\u201d, dediti a coltivare fantasie di stupro pi\u00f9 o meno esplicite. La pagina \u00e8 stata denunciata anche dall\u2019associazione \u201cNo justice, no peace\u201d.<\/p>\n<p>Sulla pagina \u201cMia moglie\u201d c\u2019erano ben <strong>trentaduemila iscritti<\/strong> che diffondevano foto e si scambiavano commenti degradanti su compagne, sorelle, madri o presentate come tali, fotografate mentre sono impegnate in attivit\u00e0 quotidiane o ritratte in pose <strong>sessualmente esplicite<\/strong> (\u00e8 un reato diffonderle). Non \u00e8 da escludere che siano foto saccheggiate da profili di donne del tutto <strong>inconsapevoli<\/strong> di essere diventate una sorta di trofeo sul quale viene ritualizzato uno stupro di gruppo. A questa pagina Fb sarebbe collegata una chat privata su <strong>Telegram<\/strong> con commenti probabilmente pi\u00f9 volgari e violenti.<\/p>\n<p>Nel gennaio del 2025, il programma tedesco <strong>STRG_F<\/strong> diffuse la notizia di una chat su Telegram, condivisa da 70mila uomini, dove venivano scambiati <strong>consigli su come stuprare le donne<\/strong>. Ne scrisse la giornalista Jennifer Guerra su <em>TheWom<\/em>, in un articolo intitolato \u201cPerch\u00e9 la chat dei 70mila uomini scoperta in Germania dovrebbe farci ribellare al #Notallamen\u201d: \u201cSe ogni moneta da un euro corrispondesse ad un uomo e provassimo a impilarle una sull\u2019altra, otterremmo una torre alta sette metri. Se ogni passo corrispondesse ad un uomo, percorreremmo cinquantasei chilometri a piedi\u201d.<\/p>\n<p>Similitudini che rendono evidente quanto la cultura dello stupro sia <strong>diffusa<\/strong>, condivisa, <strong>normalizzata<\/strong> e sistemica. La notizia venne 72enne <strong>Dominique Pelicot<\/strong> che, insieme ad altri cinquanta uomini, perpetu\u00f2 per oltre 10 anni violenza sessuale su <strong>Gisele Pelicot<\/strong>, resa inerme e priva di coscienza da psicofarmaci.<\/p>\n<p>Carolina Capria non a caso cita il processo Pelicot: \u201cIl caso Gisele Pelicot non \u00e8 una anomalia del sistema. Un uomo che \u00e8 convinto di poter disporre della propria moglie e per il quale la sessualit\u00e0 \u00e8 legata a doppio filo alla sopraffazione <strong>\u00e8 il sistema<\/strong>. Perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec che educhiamo gli uomini. A riconoscersi in una maschilit\u00e0 che conquista, espugna, occupa. Non riesco a smettere di pensare a cosa significhi per una ragazza\/donna scoprire di essere finita su un gruppo del genere, di essere scambiata, di essere messa in piazza e ceduta\u201d.<\/p>\n<p><strong>Manon Garcia<\/strong>, autrice di <em>Vivere con gli uomini. Cosa ci insegna il caso Pelicot,<\/em> si interroga e interroga gli uomini sulle dichiarazioni dei cinquanta stupratori finiti sotto processo ad <strong>Avignone;<\/strong> buona parte di loro si sollev\u00f2 da ogni responsabilit\u00e0 dicendo di non aver capito che la vittima non fosse consenziente (una donna totalmente inerte) o dicendo di aver ricevuto il consenso del marito. Una donna, nel 2025, \u00e8 ancora<strong> un possesso<\/strong> che si pu\u00f2 cedere a piacimento.<\/p>\n<p>Manon Garcia pone attenzione ad un dato: Dominique Pelicot progettava <strong>con cura<\/strong> gli stupri della moglie. Nella scelta dei complici, calcolava il percorso che li separava dalla sua abitazione di Mazan e anche i tempi dell\u2019effetto <strong>sedativo<\/strong> del farmaco che somministrava alla moglie. La distanza non doveva essere superiore a 50 chilometri. Manon Garcia si chiede con inquietudine: se Pelicot riusc\u00ec a contattare almeno una settantina di uomini (non tutti gli autori di stupro vennero identificati) nel raggio di cos\u00ec pochi chilometri, quanti sono gli uomini che possono commettere uno stupro?<\/p>\n<p>Siamo di fronte all\u2019evidenza che la violenza sessuale \u00e8 normalizzata e <strong>banalizzata<\/strong> ed \u00e8 questo il motivo per cui \u00e8 molto pi\u00f9 diffusa di quanto si creda. Ed \u00e8 anche questo il motivo per cui le donne denunciano sei volte di pi\u00f9 gli stranieri o sconosciuti e molto difficilmente partner e amici. Anche le ricerche Istat ci dicono che la violenza sessuale viene commessa in larga maggioranza da uomini che sono<strong> in relazione<\/strong> con le vittime.<\/p>\n<p>Lo stigma dell\u2019uomo estraneo, alieno, emarginato e talvolta <strong>mostrificato<\/strong>, aiuta a riconoscere la violenza sessuale mentre la normalit\u00e0 di chi lo commette pu\u00f2 renderla invisibile: per questo motivo, a mio parere, solo un procedimento di deformazione dell\u2019identit\u00e0 degli autori di violenza ci permette di riconoscere uno stupro.<\/p>\n<p>Chi v\u00ecola il corpo di una donna \u00e8 il padre di famiglia di 57 anni che aggredisce una ragazza di 17 anni priva di sensi in un aiuola, \u00e8 il gruppo di minorenni che <strong>accerchia<\/strong> una coetanea e filma lo stupro dicendo \u201cabbiamo fatto un porno\u201d. Sono i campioni dello sport che incontrano il sostegno della piazza e di giornalisti sportivi (ahinoi) nonostante accuse o condanne per stupro di gruppo.<\/p>\n<h3>Dopo migliaia di segnalazioni, Meta chiude il gruppo Facebook \u201cMia moglie\u201d: 32mila iscritti si scambiavano foto di donne<\/h3>\n<h3>Leggi articolo<\/h3>\n<p>In assenza di una consapevolezza dei magistrati che, come tutti, possono avere pregiudizi, le donne che denunciano violenze vedono archiviate le loro denunce o sono <strong>vittimizzate<\/strong> e non credute. Molto pi\u00f9 spesso non denunciano rimuovendo il trauma come \u201cqualcosa che \u00e8 accaduto\u201d. Eppure, dietro la maschera dello stupratore si cela sempre un <strong>uomo comune,<\/strong> non un mostro.<\/p>\n<p><strong>Ps.<\/strong> Gruppi di attiviste femministe stanno promuovendo la segnalazione nella pagina Fb, ma \u00e8 come arginare uno <strong>tsunami.<\/strong> Per una chat chiusa quante continueranno a restare aperte?<\/p>\n<p>Un uomo si \u00e8 iscritto alla pagina per denunciare la violenza degli iscritti. E\u2019 stato apostrofato malamente. La coralit\u00e0 che vediamo esprimersi nell\u2019esibizione di mascolinit\u00e0 non si trova quando sarebbe importante esprimere la condanna della violenza maschile simbolica o attuata contro le donne. Non si ha l\u2019impressione di una solida e nascente coscienza maschile contro la cultura dello stupro\u2026 <strong>Not All Men?<\/strong><\/p>\n<p><em>@nadisedaa<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ed ecco a voi, ancora una volta \u2013 e non sar\u00e0 l\u2019ultima \u2013 la cultura dello stupro. 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