{"id":24563,"date":"2025-08-10T09:21:22","date_gmt":"2025-08-10T07:21:22","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/10\/in-danimarca-importano-gli-obiettivi-non-da-dove-lavoro\/"},"modified":"2025-08-10T09:21:22","modified_gmt":"2025-08-10T07:21:22","slug":"in-danimarca-importano-gli-obiettivi-non-da-dove-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/10\/in-danimarca-importano-gli-obiettivi-non-da-dove-lavoro\/","title":{"rendered":"In Danimarca importano gli obiettivi, non da dove lavoro"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>\u201cIl problema principale del <strong>sistema lavorativo italiano<\/strong> rimane l\u2019autonomia che un\u2019azienda concede, che arriva prima della <strong>retribuzione<\/strong>, comunque troppo bassa nel nostro Paese. Pensare di dovermi riabituare al mercato del lavoro in Italia mi frena dal <strong>ritornare<\/strong>: il lavoro fa parte della vita, ma non \u00e8 la parte principale\u201d. <strong>Davide<\/strong> <strong>Aterini<\/strong>, 34 enne originario della <strong>Valle d\u2019Aosta<\/strong>, oggi vive a <strong>Copenaghen<\/strong> e lavora in un\u2019azienda che produce software per macchinari usati nei cantieri di tutto il mondo. \u201cHo degli obiettivi da raggiungere e all\u2019azienda non interessa sapere quante ore impiego e da dove lavoro \u2013 spiega Davide a il fattoquotidiano.it \u2013 la <strong>flessibilit\u00e0<\/strong> oggi \u00e8 fondamentale. Se dovessi cambiare lavoro, non scenderei a compromessi su questo aspetto\u201d.<\/p>\n<h3>\u201cIn Olanda da commessa guadagno pi\u00f9 di mio fratello ingegnere a Roma. E qui posso fare l\u2019attrice: in Italia il mio corpo non andava mai bene\u201d<\/h3>\n<h3>Leggi articolo<\/h3>\n<p>Davide parla cinque lingue e ha vissuto in sei paesi diversi: <strong>Australia<\/strong>, Nuova Zelanda, <strong>Spagna<\/strong>, Italia, <strong>Francia<\/strong> e Danimarca. In quest\u2019ultimo \u00e8 arrivato otto anni fa, iniziando da studente\/lavoratore, poi \u00e8 stato assunto in ambito consulenza, in una start-up, fino ad approdare all\u2019azienda attuale, dov\u2019\u00e8 responsabile per il <strong>Sud Europa<\/strong>. \u201cDopo il liceo \u2013 racconta Davide \u2013 sono andato in <strong>Australia<\/strong> per lavorare, mi sono pagato il <strong>viaggio<\/strong> con i soldi guadagnati lavorando come <strong>magazziniere<\/strong>. L\u2019avevo scelta anche perch\u00e9 mio padre aveva dei parenti l\u00ec, emigrati dopo la <strong>Seconda Guerra Mondiale<\/strong>\u201d. Studia, lavora, si interessa allo studio delle lingue. E un anno e mezzo dopo torna in <strong>Italia<\/strong> e si iscrive all\u2019<strong>Universit\u00e0 della Valle d\u2019Aosta<\/strong>, dove si laurea in Lingue e comunicazione per l\u2019impresa e il turismo, in italiano e francese. Poi un periodo di lavoro in <strong>Nuova Zelanda<\/strong> e in <strong>Spagna,<\/strong> a <strong>Ibiza<\/strong>. Nel frattempo fa domanda per la magistrale alla <strong>Copenhagen Business School<\/strong>, terminando gli studi durante l\u2019inizio del <strong>Covid<\/strong>. \u201cDa studente avevo accesso al sussidio per chi lavora part-time frequentando i corsi: circa 800 euro netti al mese pi\u00f9 lo <strong>stipendio<\/strong> \u2013 racconta Davide \u2013. Il concetto che c\u2019\u00e8 dietro \u00e8 quello di approcciare fin da subito il mondo del lavoro\u201d. E il sistema universitario danese, a differenza dell\u2019Italia dove chi lavora mentre frequenta l\u2019universit\u00e0 \u00e8 ancora mal visto, \u00e8 molto flessibile. \u201cI due mondi comunicano. I ragazzi danesi sono abituati a lavorare fin da giovanissimi, spesso trovi ragazzi di 16 anni dietro le casse dei supermercati. E rispetto al sussidio da studenti \u2013 sottolinea Davide \u2013 se vanno a vivere da soli dopo i 18 anni e glielo aumentano anche per incentivarli a costruirsi una loro indipendenza\u201d.<\/p>\n<p>Dopo la laurea Davide approda in un\u2019azienda che fa consulenza per una multinazionale farmaceutica, con contratto a tempo indeterminato, poi in una startup e lo scorso anno viene assunto nell\u2019attuale azienda, dove oggi ricopre il ruolo di responsabile per <strong>Spagna<\/strong>, Francia e <strong>Italia<\/strong>. \u201cQui senti che investono su di te, cercando di farti sentire pi\u00f9 a tuo agio possibile e dandoti fiducia. Ad esempio se devi prenderti delle<strong> ore libere<\/strong> per andare dal medico puoi farlo, lo segnalerai poi all\u2019azienda. Oppure la <strong>gerarchia interna:<\/strong> il tuo capo si sieder\u00e0 con i <strong>subordinati<\/strong>, e puoi chiamarlo per nome\u201d, spiega Davide. \u201cHo amici in Italia che devono prendersi delle <strong>ferie<\/strong> quasi obbligate in agosto. Qui non ci sono limiti di date, tu hai un monte annuale e le gestisci tu in base a quando ti servono, <strong>\u00e8 l\u2019azienda che deve coprirti e non viceversa<\/strong>\u201d. E in Danimarca si pu\u00f2 contare anche su un <strong>welfare<\/strong> che funziona: \u201cFin dall\u2019universit\u00e0 puoi iscriverti gratuitamente all\u2019assicurazione di disoccupazione, che diventa un premio una volta che trovi lavoro \u2013 spiega Davide \u2013 2000 euro netti al mese che ti coprono ogni qualvolta tu perda il lavoro o decida di licenziarti, fino ad un massimo di 2 anni di disoccupazione\u201d.<\/p>\n<h3>Ingegnera meccanica in Olanda. \u201cGuido un laboratorio di robotica. In Italia discriminata rispetto ai colleghi maschi\u201d<\/h3>\n<h3>Leggi articolo<\/h3>\n<p>La vita fuori dall\u2019orario di lavoro rispecchia quel senso di prendersi il proprio tempo. \u201c<strong>Copenaghen<\/strong> \u00e8 una citt\u00e0 a misura d\u2019uomo. Ha molti spezi verdi, \u00e8 collegata all\u2019acqua. Non hai bisogno dell\u2019auto: <strong>treni<\/strong>, metro e <strong>bus<\/strong> funzionano. Se vuoi un mezzo tuo hai una <strong>rete infrastrutturale<\/strong> per biciclette di ultima generazione. Io arrivo a lavoro con la mia, non devo perdere tempo nel trovare parcheggio o a pagarlo. A livello di <strong>stipendi<\/strong> qui si guadagna molto di pi\u00f9 che in <strong>Italia<\/strong>, indipendentemente dalla tipologia di lavoro e a livello contributivo conviene. Senza contare che l\u2019autonomia che ho qui non la troverei da noi. Se voglio lavorare due settimane in <strong>Valle d\u2019Aosta<\/strong> non devo neanche chiederlo\u201d. <strong>Davide<\/strong> ha comprato un appartamento dove vive con la sua <strong>compagna<\/strong>, ed \u00e8 felice. \u201cVivere in un Paese diverso da quello in cui si \u00e8 nati all\u2019inizio pu\u00f2 essere un piccolo trauma ma come <strong>investimento<\/strong> a lungo termine alla fine paga \u2013 afferma \u2013 sono soddisfatto delle scelte fatte, se tornassi indietro non cambierei nulla. L\u2019Italia? Mi piacerebbe tornare, sono legato al mio paese del punto di vista culturale, qui non riesco ad essere l\u2019italiano che sarei l\u00ec. Le dinamiche del <strong>mercato del lavoro italiano<\/strong> mi frenano. Forse torner\u00f2 da <strong>pensionato<\/strong> ma oggi vedo qui il mio futuro\u201d.<\/p>\n<p><em>Sei una italiana o italiano che ha deciso di andare all\u2019estero per lavoro o per cercare una migliore qualit\u00e0 di vita? Se vuoi segnalaci la tua storia a fattocervelli@gmail.com<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cIl problema principale del sistema lavorativo italiano rimane l\u2019autonomia che un\u2019azienda concede, che arriva prima della retribuzione, comunque troppo bassa nel nostro Paese. Pensare di dovermi riabituare al mercato del lavoro in Italia mi frena dal ritornare: il lavoro fa parte della vita, ma non \u00e8 la parte principale\u201d. 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