{"id":23454,"date":"2025-08-06T06:36:15","date_gmt":"2025-08-06T04:36:15","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/06\/milei-e-il-ritorno-dei-bond-argentini-perche-ha-ancora-bisogno-dei-risparmiatori\/"},"modified":"2025-08-06T06:36:15","modified_gmt":"2025-08-06T04:36:15","slug":"milei-e-il-ritorno-dei-bond-argentini-perche-ha-ancora-bisogno-dei-risparmiatori","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/06\/milei-e-il-ritorno-dei-bond-argentini-perche-ha-ancora-bisogno-dei-risparmiatori\/","title":{"rendered":"Milei e il ritorno dei bond argentini: perch\u00e9 ha ancora bisogno dei risparmiatori"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<p><em>Benvenuti su Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l&#8217;economia, la finanza, i mercati internazionali. Ogni mercoled\u00ec parleremo di societ\u00e0 quotate e no, di personaggi, istituzioni, di scandali e inchieste legate a questo mondo. Se volete scrivermi, la mia mail \u00e8 w.galbiati@repubblica.it.<\/em><\/p>\n<p><em>Buona lettura,<\/em><\/p>\n<p><em>Walter Galbiati, vicedirettore di Repubblica<\/em><\/p>\n<p>Promossa, ma non a pieni voti con <strong>un faro sulle riserve<\/strong>, il vero buco nero di Milei. Il <strong>Fondo monetario<\/strong> <strong>internazionale<\/strong> alla fine di luglio ha completato la revisione dei conti dell\u2019Argentina.<\/p>\n<p>E\u2019 stato il <strong>primo esame<\/strong> che il Paese ha dovuto sostenere dopo che ad aprile scorso ha ottenuto un <strong>prestito monstre da 20 miliardi di dollari<\/strong>. E lo ha passato solo a met\u00e0.<\/p>\n<p><strong>A cosa serve il prestito<\/strong>. Il programma di finanziamento dell\u2019Fmi era partito non senza qualche polemica interna e ha tuttora il compito di <strong>traghettare l\u2019Argentina verso un\u2019economia pi\u00f9 solida<\/strong>, garantendole in via transitoria quelle <strong>riserve che attualmente non riesce a creare da sola<\/strong>.<\/p>\n<h4 class=\"inline-article__title\">Milei, i miliardi del Fondo monetario e la scommessa sul suo programma economico<\/h4>\n<p>\t<span class=\"inline-article__author\"><br \/>\n\t\tdi Walter Galbiati<br \/>\n\t<\/span><\/p>\n<p>\t\t\t07 Maggio 2025<\/p>\n<p><strong>1) Pil promosso<\/strong>. L\u2019esame di luglio ha sancito che <strong>le finanze pubbliche sono migliorate<\/strong>. Nel primo trimestre del 2025 l&#8217;economia ha registrato <strong>una crescita del 5,8%<\/strong> su base annua, trainata da una domanda interna superiore alle attese.<\/p>\n<p><strong>Cosa funziona<\/strong>. Il Pil \u00e8 vicino ai massimi storici, anche se la ripresa \u00e8 stata disomogenea: l&#8217;<strong>agricoltura<\/strong>, l&#8217;<strong>energia<\/strong> e l&#8217;<strong>estrazione mineraria <\/strong>continuano a marciare, mentre l&#8217;edilizia e l&#8217;industria manifatturiera restano indietro.<\/p>\n<p><strong>Le stime al 2025<\/strong>. Il Fondo monetario prevede che quest\u2019anno l&#8217;economia continuer\u00e0 a <strong>crescere del 5,5%<\/strong>, sostenuta in gran parte dal forte <strong>effetto di trascinamento <\/strong>della ripresa registrata nella seconda met\u00e0 del 2024 e sempre dalla <strong>domanda interna<\/strong> pi\u00f9 forte del previsto nella prima met\u00e0 dell&#8217;anno.<\/p>\n<p><strong>Le stime al 2026<\/strong>. Oltre il 2025, la crescita del Pil reale dovrebbe rimanere sostanzialmente invariata e convergere verso <strong>il 3% circa nel medio termine<\/strong>, anche se con un contributo minore delle esportazioni nette.<\/p>\n<p><strong>2) Inflazione promossa<\/strong>. Anche l\u2019inflazione ha superato l\u2019esame di luglio. Dopo un temporaneo aumento al 3,7% in marzo per alcuni fattori stagionali e per l&#8217;incertezza politica, <strong>a<\/strong> <strong>giugno <\/strong>l&#8217;inflazione mensile <strong>\u00e8 scesa dell&#8217;1,6%<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le aspettative<\/strong>. Il <strong>tasso di inflazione annuale<\/strong> <strong>\u00e8 ora<\/strong> intorno <strong>al 40%<\/strong>, il livello pi\u00f9 basso su base annua dal 2018, escluso il picco del periodo pandemico, e le previsioni del Fondo \u00e8 che si attesti <strong>tra il 20 e il 25%<\/strong> circa <strong>entro la fine del 2025<\/strong>, per poi raggiungere valori a una cifra nel 2026.<\/p>\n<p><strong>3) Bilancio promosso<\/strong>. Pure le finanze pubblicano vanno bene. Il governo ha registrato un <strong>avanzo primario<\/strong> di cassa cumulativo pari a circa lo <strong>0,8% del Pil fino a maggio<\/strong> (sostanzialmente invariato rispetto al 2024), facendo meglio delle stime dell\u2019Fmi, grazie alle maggiori entrate.<\/p>\n<p><strong>Cosa aspettarsi per fine anno&#8230;<\/strong> Lo scenario di base degli analisti del Fondo ipotizza ora un <strong>avanzo primario dell&#8217;1,6% del Pil nel 2025<\/strong>, rispetto all&#8217;1,3% stimato al momento dell&#8217;approvazione del programma di finanziamento.<\/p>\n<p><strong>\u2026 e cosa fare dopo<\/strong>. Gli esperti dell\u2019Fmi suggeriscono \u201cper consolidare nel tempo l&#8217;ancora di stabilit\u00e0 fiscale\u201d di \u201cmantenere una <strong>rigorosa disciplina di spesa<\/strong>, parallelamente alle <strong>riforme fiscali<\/strong> nei settori della <strong>tassazione<\/strong>, della ripartizione delle <strong>entrate<\/strong> e delle <strong>pensioni<\/strong>\u201d. Cos\u00ec facendo l&#8217;<strong>avanzo primario<\/strong> dovrebbe aumentare fino al <strong>2,5% del Pil<\/strong> nel medio termine.<\/p>\n<p><strong>4) Bocciate le riserve<\/strong>. La nota dolente riguarda <strong>le riserve<\/strong>, che sono state ben <strong>al di sotto degli obiettivi<\/strong>. Sono importanti perch\u00e9 dovrebbero garantire al Paese la possibilit\u00e0 di camminare da solo, finanziandosi sul mercato.<\/p>\n<p><strong>Il rosso di aprile<\/strong>. Quando ad aprile l\u2019<strong>Argentina<\/strong> ha ottenuto il via libera al prestito dell\u2019Fmi le sue <strong>riserve<\/strong> erano <strong>in negativo per 7 miliardi<\/strong>, perch\u00e9 le aveva dissanguate, soprattutto, per sostenere il <strong>cambio fisso col dollaro<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Tagliare la testa al toro<\/strong>. Per fermare l\u2019emorragia, Milei, forte dell&#8217;appoggio del Fondo monetario, decise in quei giorni di svincolarsi da quella morsa e di <strong>permettere al peso di oscillare nei confronti del dollaro<\/strong>, non pi\u00f9 mensilmente del 2%, ma tra una banda compresa tra 1.000 e 1.400.<\/p>\n<p><strong>L\u2019Fmi ricostituisce le riserve argentine<\/strong>. L\u2019operazione \u00e8 stata resa possibile proprio grazie al prestito del Fondo monetario che ha reso disponibili subito <strong>12 dei 20 miliardi del finanziamento approvato<\/strong>, utilizzati da Milei <strong>per ricostituire le riserve valutarie dell\u2019Argentina<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La difesa del cambio.<\/strong> Con quei soldi, il governo ha potuto <strong>vendere dollari<\/strong> per difendere il peso quando si avvicinava al limite di <strong>1.400<\/strong> nei confronti del biglietto verde <strong>e comprarli<\/strong> quando ha oscillato verso la soglia dei <strong>1.000<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le stime sbagliate<\/strong>. Nel concedere il prestito, il Fondo monetario aveva tuttavia stimato che <strong>le riserve argentine sarebbero cresciute da meno 7 miliardi fino a meno 1,1 miliardi<\/strong> entro la met\u00e0 di giugno, ma ha sbagliato perch\u00e9 alla data di riferimento (il 13 giugno) <strong>erano negative per ben 4,7 miliardi di dollari<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>I motivi<\/strong>. Secondo gli esperti dell\u2019Fmi, il buco nei conti \u00e8 stato causato dalle <strong>oscillazioni del cambio <\/strong>nelle settimane a ridosso dell\u2019avvio del finanziamento ad aprile (circa 1,5 miliardi). E dalle <strong>incertezze economiche<\/strong> a livello globale e nazionale, perch\u00e9 per alimentare le riserve Milei puntava oltre che sulla buona gestione pubblica, sulle <strong>esportazioni<\/strong> e sull\u2019arrivo di <strong>capitali dall\u2019estero<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Un collocamento in pesos<\/strong>. Per ovviare al deficit, a fine maggio l\u2019Argentina \u00e8 tornata anticipatamente sul mercato internazionale a <strong>chiedere i soldi ai risparmiatori<\/strong>, dopo cinque anni dall\u2019ultimo default, con due emissioni obbligazionarie, non in valuta estera, ma <strong>in pesos<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Bond 1<\/strong>. La prima, destinata ai non residenti, \u00e8 un <strong>bond quinquennale denominato in pesos<\/strong>, ma che gli acquirenti hanno potuto sottoscrivere in dollari. Il controvalore \u00e8 stato di <strong>1 miliardo di dollari<\/strong> con un <strong>tasso di interesse<\/strong> effettivo annuo in pesos del <strong>31,7%<\/strong>.<\/p>\n<p>I titoli hanno <strong>un\u2019opzione put<\/strong> che permette ai possessori di rivenderli al governo argentino dopo due anni, ovvero poco <strong>prima della scadenza del mandato di Milei<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Bond 2<\/strong>. Il secondo collocamento non \u00e8 altro che <strong>la riapertura dello stesso titolo per 0,5 miliardi di dollari Usa<\/strong>, destinato a investitori residenti e non residenti, con un tasso di interesse annuo del <strong>28,5%<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La via delle privatizzazioni<\/strong>. Il Fondo monetario si aspetta che in prospettiva, <strong>l&#8217;accumulo di riserve<\/strong> sar\u00e0 sostenuto anche <strong>dalla privatizzazione e dalla vendita di attivit\u00e0 e concessioni<\/strong> da parte dell\u2019Argentina.<\/p>\n<p>Il 18 luglio, il governo ha infatti annunciato <strong>la privatizzazione della societ\u00e0 idrica e fognaria AySA<\/strong>, vendendo le quote detenute dallo Stato a investitori locali e internazionali.<\/p>\n<p><strong>Ma non basta<\/strong>. Gli economisti del Fondo monetario <strong>Leonardo Madcur<\/strong> e <strong>Adrian Nador<\/strong> autori dell\u2019analisi sull\u2019Argentina, hanno scritto nel loro rapporto che tutti <strong>gli sforzi compiuti dal governo Milei per rimpinguare le riserve<\/strong> da maggio ad oggi <strong>non sono andati a buon fine<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Il debito si mangia tutto<\/strong>. I <strong>5 miliardi raccolti<\/strong> con operazioni di cambio dal Tesoro, le due emissioni obbligazionarie citate sopra e una linea di pronti contro termine della banca centrale <strong>non sono andati a riserva<\/strong>, ma sono stati utilizzati <strong>per il servizio del debito estero<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>La chiamata ai risparmiatori di tutto il mondo<\/strong>. Secondo Madcur e Nador non ci sono dubbi su quale sia la strada da percorrere. \u201cLa ricostituzione duratura delle riserve nette dipende fondamentalmente dal ripristino di <strong>un accesso sostenibile ai mercati internazionali dei capitali<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p><strong>La freddezza dei mercati<\/strong>. Ad oggi tuttavia l&#8217;entusiasmo degli investitori per il presidente argentino non si \u00e8 ancora tradotto in finanziamenti in dollari e <strong>il Paese continua a essere escluso dalle emissioni in valuta estera sui mercati globali<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>Le cause sono due<\/strong>. La <strong>prima<\/strong>, come un gatto che si morde la coda, \u00e8 proprio <strong>l\u2019incapacit\u00e0 di costituire le riserve in valuta estera <\/strong>che di fatto garantirebbero i sottoscrittori delle emissioni. La <strong>seconda <\/strong>\u00e8 <strong>l\u2019instabilit\u00e0 politica<\/strong>, perch\u00e9 Milei non gode di una maggioranza parlamentare.<\/p>\n<p><strong>Le elezioni di ottobre<\/strong>. Il primo banco di prova saranno le elezioni di ottobre che, nel caso in cui la coalizione di Milei, <strong>Libertad Avanza<\/strong>, ottenga buoni risultati, potrebbero abbassare gli spread dei titoli del debito argentino e <strong>favorire il ritorno del Paese sui mercati internazionali<\/strong>.<\/p>\n<p>Sempre che nel mondo, dopo <strong>nove default<\/strong> di cui tre dal 2000 ad oggi e svariate dispute legali internazionali, ci siano ancora <strong>risparmiatori tanto coraggiosi<\/strong> e con lo stomaco abbastanza forte da voler comprare e <strong>tenere in portafoglio titoli argentini<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Benvenuti su Outlook, la newsletter di Repubblica che analizza l&#8217;economia, la finanza, i mercati internazionali. 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