{"id":22580,"date":"2025-08-02T16:51:28","date_gmt":"2025-08-02T14:51:28","guid":{"rendered":"https:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/02\/strage-di-bologna-di-fronte-alla-verita-lo-stato-prenda-posizione\/"},"modified":"2025-08-02T16:51:28","modified_gmt":"2025-08-02T14:51:28","slug":"strage-di-bologna-di-fronte-alla-verita-lo-stato-prenda-posizione","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/08\/02\/strage-di-bologna-di-fronte-alla-verita-lo-stato-prenda-posizione\/","title":{"rendered":"Strage di Bologna, di fronte alla verit\u00e0 lo Stato prenda posizione"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p class=\"p3\">Quarantacinque anni fa l\u2019Europa conobbe la pi\u00f9 grave strage mai realizzata nel continente dopo il 1945. Alle <strong>10,25 del 2 agosto 1980<\/strong>, alla stazione di <strong>Bologna<\/strong>, una bomba provoc\u00f2 <strong>85 morti<\/strong> e circa 200 feriti. Dopo un lungo percorso giudiziario, alle prime condanne definitive di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, arrivate nel 1995, si sono aggiunte nel 2007 quella di Luigi Ciavardini e, nel 2025, quelle di Gilberto Cavallini e <strong>Paolo Bellini<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"p3\">Tutti i protagonisti di questa drammatica vicenda sono esponenti del mondo <strong>neofascista<\/strong> legato al cosiddetto \u00abspontaneismo armato\u00bb. Cosiddetto spontaneismo perch\u00e9, come ormai sappiamo, i <strong>Nuclei armati rivoluzionari<\/strong> erano tutto tranne che spontanei, almeno a partire dai livelli medio-alti, essendo del tutto interni agli ambienti che avevano manovrato le stragi dal 1969 al 1974. Questa complessa galassia, nella seconda met\u00e0 degli anni Settanta, aveva in effetti teorizzato e sbandierato una posizione autonoma dalle vecchie consorterie neofasciste compromesse con il sistema, il cui coinvolgimento nella strategia della tensione era ormai incontrovertibile. Grazie alle indagini della magistratura, infatti, gi\u00e0 dal 1970 era cominciato ad apparire chiaro che dietro l\u2019attentato di <strong>piazza Fontana<\/strong>, <strong>nel 1969<\/strong>, ci fosse in realt\u00e0 una \u00abpista nera\u00bb. E che quella pista fosse giusta era risultato evidente con l\u2019arresto nell\u2019aprile del 1973 di <strong>Nico Azzi<\/strong>, neofascista milanese, rimasto ferito dall\u2019esplosione imprevista dell\u2019ordigno che stava posizionando sul treno Torino-Genova-Roma. Arresto seguito, a poche settimane di distanza, da quello in flagranza di Gianfranco Bertoli, finto anarchico ma estremista di destra, che con una bomba, nei pressi della questura di Milano, aveva provocato altri <strong>4 morti e 50 feriti<\/strong>.<\/p>\n<p class=\"p3\">In questo percorso, le sentenze su <strong>Paolo Bellini<\/strong> rappresentano, a mio avviso, una tappa epocale. Cosa aggiungono di nuovo a quanto gi\u00e0 sappiamo? Confermano definitivamente che dietro tutte le stragi, dal 1969 al 1980, c\u2019era la destra neofascista. Che esisteva una comunanza di interessi tra settori politici anticomunisti e neofascisti, ambienti politici anticomunisti ma, nello stesso tempo, moderati e non fascisti, circoli imprenditoriali, finanziari e massonici, settori delle istituzioni, delle forze armate e delle forze dell\u2019ordine, criminalit\u00e0 organizzata e attori internazionali, come i servizi segreti di altri Paesi, anche nostri alleati. L\u2019obiettivo comune era non solo ostacolare l\u2019avvicinamento del <strong>Partito comunista<\/strong> al governo, ma anche fermare il cambiamento che la <strong>contestazione<\/strong> della fine degli anni Sessanta aveva messo in moto. Impedire, cio\u00e8, che il protagonismo delle giovani generazioni e l\u2019abilit\u00e0 del <strong>Pci<\/strong> di presentarsi come l\u2019unico partito in grado di rappresentarlo per costruire un\u2019Italia diversa e migliore, rendessero possibile un ricambio di classe politica che avrebbe reciso inevitabilmente i legami con quel mondo politico, economico e affaristico-finanziario che troviamo dietro la strategia della tensione.<\/p>\n<p class=\"p3\">Un\u2019altra acquisizione riguarda l\u2019intreccio tra l\u2019intervento sull\u2019estrema destra e quello sull\u2019estrema sinistra a fini manipolatori. Anche se di quest\u2019ultima sappiamo ancora poco, pur disponendo ormai di una quantit\u00e0 rilevante di indizi e di testimonianze, la condanna dell\u2019amministratore di <strong>via Gradoli<\/strong>, Domenico <strong>Catracchia<\/strong>, ha riconosciuto che dietro la sua reticenza c\u2019\u00e8 stata la volont\u00e0 di nascondere l\u2019oscuro intervento dei servizi per ospitare, nello stesso complesso edilizio, covi tanto delle Brigate rosse che, poco dopo, dei NAR, responsabili della strage di Bologna.<\/p>\n<p class=\"p3\">Ma l\u2019acquisizione pi\u00f9 importante, a mio avviso, riguarda il fatto che chi addestrava, armava, finanziava, proteggeva la destra neofascista non era solo la P2 di <strong>Licio Gelli<\/strong> e <strong>Umberto Ortolani<\/strong>, riconosciuti come mandanti della strage. Un ruolo di primo piano come mandante dell\u2019attentato \u2013 cosa drammatica e veramente difficile da immaginare \u2013 fu ricoperto addirittura dall\u2019uomo posto al vertice dell\u2019Ufficio affari riservati del Ministero degli interni, Federico Umberto D\u2019Amato.<\/p>\n<p class=\"p3\">In questo senso, sono d\u2019accordo con <strong>Flavio Tranquillo<\/strong> che, di fronte a quanto sta emergendo dal nuovo processo per la strage di piazza della Loggia a Brescia, sia necessario che a questo punto lo Stato faccia un passo in avanti e dichiari apertamente che protagonisti di quegli anni cos\u00ec drammatici non furono solo i neofascisti o \u00absettori deviati\u00bb dei servizi, ma uomini posti al vertice delle istituzioni, ovvero una parte dello stesso Stato. Solo per citare i nomi principali, sono risultati coinvolti, oltre D\u2019Amato, anche <strong>Giuseppe Santovito<\/strong>, capo del servizio segreto militare \u2013 che, se non fosse morto prima della sentenza, con ogni probabilit\u00e0 sarebbe stato condannato per il depistaggio delle indagini su Bologna, come accaduto a due suoi sottoposti, <strong>Pietro Musumeci <\/strong>e<strong> Giuseppe Belmonte<\/strong> \u2013 e <strong>Gianadelio Maletti<\/strong>, capo del controspionaggio.<\/p>\n<p class=\"p3\">Una presa di posizione chiara sarebbe necessaria non per chiudere il dibattito, che tante altre cose andrebbero chiarite, a partire dalle responsabilit\u00e0 politiche, visto che i dirigenti dei servizi erano ovviamente di nomina governativa. Ma per due motivi principali: introdurre elementi di verit\u00e0, nella consapevolezza che solo la verit\u00e0 lenisce le ferite sia delle vittime che dell\u2019intero Paese; e perch\u00e9 una delle armi pi\u00f9 potenti che la democrazia ha nelle sue mani, uno dei pi\u00f9 potenti deterrenti contro chi mira a danneggiarla o addirittura distruggerla, \u00e8 proprio dare un nome e cognome ai suoi nemici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quarantacinque anni fa l\u2019Europa conobbe la pi\u00f9 grave strage mai realizzata nel continente dopo il 1945. Alle 10,25 del 2 agosto 1980, alla stazione di Bologna, una bomba provoc\u00f2 85 morti e circa 200 feriti. 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