{"id":21150,"date":"2025-07-28T18:28:59","date_gmt":"2025-07-28T16:28:59","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/07\/28\/dal-gas-russo-al-gnl-americano-nuova-trappola-dellue\/"},"modified":"2025-07-28T18:28:59","modified_gmt":"2025-07-28T16:28:59","slug":"dal-gas-russo-al-gnl-americano-nuova-trappola-dellue","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/07\/28\/dal-gas-russo-al-gnl-americano-nuova-trappola-dellue\/","title":{"rendered":"Dal gas russo al GNL americano. Nuova trappola dell&#8217;Ue"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>L\u2019Europa voleva (e vuole) liberarsi dalla dipendenza dal <strong>gas russo<\/strong>, ma si sta chiudendo in una rete ancora pi\u00f9 insidiosa. La trappola del <strong>Gas naturale liquefatto<\/strong> (Gnl), che la rende sempre meno indipendente, sempre pi\u00f9 ricattabile. Lo mostrano le vicende che hanno portato al \u2018Big One\u2019, come ha definito il presidente Usa, Donald Trump, l\u2019accordo commerciale con l\u2019Unione europea. Lo mostrano anche l\u2019accordo siglato da <strong>Eni<\/strong> e <strong>Venture Global<\/strong>, per la fornitura ventennale di Gnl (concessione fatta dall\u2019Italia al presidente Trump ancora prima dell\u2019accordo europeo) e il fatto che il <strong>Qatar<\/strong> minacci di interrompere le forniture di Gnl verso l\u2019Ue se <strong>Bruxelles<\/strong> non allenter\u00e0 i vincoli ambientali contenuti nella nuova direttiva che obbliga le grandi aziende a monitorare l\u2019impatto ambientale e sociale delle proprie catene di fornitura. Una eventuale interruzione da parte del Qatar renderebbe, da un lato, ancora pi\u00f9 complicato per l\u2019Unione il rispetto del piano di <strong>sanzioni contro il gas russo<\/strong> previsto entro il 2028 e, dall\u2019altro, costituirebbe un precedente rischioso. Perch\u00e9 qualsiasi altro Paese si sentirebbe legittimato a fare la stessa cosa. Tutto questo finora non ha portato grandi vantaggi. Non solo sul fronte ambientale, ma anche politico ed economico. E cos\u00ec poco rassicurano le parole che la presidente della Commissione Ue, <strong>Ursula von der Leyen<\/strong> ha pronunciato dalla <strong>Scozia<\/strong>: \u201cSostituiremo il gas e il petrolio russi con acquisti significativi di Gnl e combustibili nucleari statunitensi\u201d. Anche perch\u00e9 il prezzo del gas rimane sensibilmente superiore rispetto alla media storica e non \u00e8 pi\u00f9 tornato ai valori precedenti l\u2019<strong>invasione dell\u2019Ucraina da parte della Russia<\/strong>.<\/p>\n<p><span style=\"color: #8c0404;\"><strong>Verso una nuova dipendenza dal Gnl<\/strong><\/span> \u2013 Nel primo trimestre del 2025, per la prima volta, l\u2019Unione europea ha importato pi\u00f9 gas naturale liquefatto (Gnl) che attraverso i gasdotti: secondo l\u2019Eurostat, <strong>8,4 milioni contro 8,2 milioni di tonnellate<\/strong>. Nell\u2019accordo gli Stati Uniti hanno ottenuto un impegno da parte dell\u2019Unione europea, vincolata ad acquisti triennali da <strong>750 miliardi di dollari complessivi di combustibili fossili<\/strong>, principalmente gas naturale liquefatto (Gnl) e combustibile nucleare (oltre a 600 miliardi di investimenti Ue negli Usa). Durante il mandato di Trump, dunque, si tratta di <strong>250 miliardi di dollari l\u2019anno<\/strong>. Alla faccia della decarbonizzazione europea. Si tratta, comunque, di un rafforzamento delle politiche gi\u00e0 adottate, certamente dall\u2019Italia. Basti pensare che, se nei primi sei mesi dei 2025 il gas liquefatto che l\u2019<strong>Italia<\/strong> ha importato \u00e8 aumentato del 35 per cento, \u00e8 <strong>raddoppiato quello che ha acquistato dagli Stati Uniti<\/strong> nostro principale fornitore con una quota 45% (dal 2024 primo esportatore mondiale), seguito da <strong>Qatar<\/strong> (25,8%) e <strong>Algeria<\/strong> (18,5%). Secondo l\u2019amministratore delegato di Edison, <strong>Nicola Monti<\/strong>, se oggi il gnl \u00e8 pi\u00f9 costoso rispetto al gas che arriva via tubo \u201ci prezzi rallenteranno quando aumenter\u00e0 l\u2019offerta\u201d. Bisogna capire se e di quanto rallenteranno, dato che il processo di produzione (estrazione e liquefazione), trasporto via nave e successiva rigassificazione \u00e8 piuttosto complesso, tanto da almeno raddoppiare i costi rispetto al metano che arrivava dalla Russia ma, in alcuni casi, anche a quintuplicarlo.<\/p>\n<p><strong><span style=\"color: #8c0404;\">Quanto coster\u00e0 il gas americano<\/span><\/strong> \u2013 Di contro, c\u2019\u00e8 il prezzo del gas americano, certamente pi\u00f9 basso rispetto a quello europeo. E questo \u00e8 dovuto principalmente alla <strong>sovrapproduzione Usa<\/strong>. Si tratta di circa 10 euro per Mwh, mentre sul mercato Ttf di Amsterdam, quello di riferimento, il prezzo \u00e8 a poco pi\u00f9 di 32 euro. Secondo <strong>Davide Tabarelli<\/strong>, presidente di Nomisma Energia \u201canche tenendo conto dei costi aggiuntivi per liquefare il gas, trasportarlo e rigassificarlo, il costo finale sarebbe di 15-17 euro, largamente inferiore a quello europeo\u201d (Leggi l\u2019approfondimento). Quanto coster\u00e0 all\u2019Italia? Comunque di pi\u00f9 di quanto costava quello russo. Ad oggi non \u00e8 possibile sapere di pi\u00f9 sul futuro neppure facendo riferimento al contratto, annunciato il 16 luglio scorso, firmato da <strong>Eni<\/strong> con <strong>Venture Global<\/strong> e che impegna il colosso italiano a comprare, dal 2030, <strong>due milioni di tonnellate l\u2019anno di gas naturale liquefatto<\/strong> dagli Stati Uniti. Per vent\u2019anni, a partire dalla Fase 1 del progetto di liquefazione CP2 LNG, con consegne dalla fine del decennio. L\u2019impianto di Venture Global avr\u00e0 una capacit\u00e0 massima di produzione di 28 Mtpa (milioni di tonnellate all\u2019anno) ed \u00e8 attualmente in fase di sviluppo presso Cameron Parish, in <strong>Louisiana<\/strong>. Nello Stato che, come ha raccontato un\u2019inchiesta di <strong>ReCommon<\/strong>, \u00e8 stato dato in sacrificio in nome della produzione di Gnl, insieme alle comunit\u00e0 che vivono vicino agli impianti di estrazione e trasformazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #8c0404;\"><strong>Accordi sul gas, ma la domanda globale \u00e8 in calo<\/strong><\/span> \u2013 Per Eni si tratta della prima fornitura a lungo termine di Gnl dagli Usa e appare in controtendenza rispetto ai dati sulla domanda di gas in Europa. Secondo la recente analisi del think tank energetico globale <strong>Ember<\/strong>, sulla base dei piani energetici nazionali di Paesi Ue, nel continente la <strong>domanda di gas<\/strong> (gi\u00e0 calata del 19% tra il 2021 e il 2023) \u00e8 destinata a scendere ancora, da 326 miliardi di metri cubi del 2023 a 302 miliardi di metri cubi nel 2030, con un\u2019<strong>ulteriore diminuzione del 7%<\/strong> (per l\u2019Italia del 15%). Secondo <strong>Ana Maria Jaller-Makarewicz<\/strong>, analista dell\u2019<strong>Istituto per l\u2019Economia energetica e l\u2019analisi finanziaria<\/strong> \u201cl\u2019eccessiva dipendenza da un unico fornitore di gas \u00e8 un d\u00e9j\u00e0 vu. Il Gnl statunitense \u2013 continua \u2013 ha rappresentato il 55% delle importazioni di Gnl dell\u2019Ue e il 27% delle importazioni totali di gas dell\u2019Ue nella prima met\u00e0 del 2025\u201d. Ma l\u2019aumento delle importazioni di Gnl statunitense, come stabilito dall\u2019accordo, non sarebbe solo un rischio per la sicurezza energetica, ma anche \u201cun obiettivo irrealistico\u201d. Il Gnl \u201cgi\u00e0 oggi combustibile poco competitivo rispetto all\u2019energia rinnovabile, lo sar\u00e0 ancora di pi\u00f9 alla fine degli anni venti\u201d, ossia quando il Gnl di <strong>Venture Global<\/strong> sar\u00e0 commercializzato, dato che la domanda europea di gas continuer\u00e0 a diminuire. \u201cEni e le altre societ\u00e0 europee che cercano accordi simili per il Gnl a lungo termine \u2013 spiega \u2013 potrebbero avere difficolt\u00e0 a trovare acquirenti in Europa, mentre il gas diventa una merce a basso prezzo\u201d. Eppure anche Eni ha seguito la scia del <strong>Governo Meloni<\/strong> (e della <strong>Commissione europea<\/strong>) con l\u2019obiettivo di compiacere <strong>Trump<\/strong>. \u201cL\u2019eccessiva dipendenza da un unico fornitore di gas \u00e8 un d\u00e9j\u00e0 vu. Il Gnl statunitense \u2013 continua \u2013 ha rappresentato il 55% delle importazioni di Gnl dell\u2019Ue e il 27% delle importazioni totali di gas dell\u2019Ue nella prima met\u00e0 del 2025. L\u2019aumento delle importazioni di Gnl statunitense, come stabilito dall\u2019accordo, non rappresenta solo un rischio per la sicurezza energetica, ma anche un obiettivo irrealistico\u201d.<\/p>\n<p><span style=\"color: #8c0404;\"><strong>Europa sempre pi\u00f9 esposta<\/strong><\/span> \u2013 Si scrive diversificazione, si legge nuove dipendenze e, soprattutto, nuovi ricatti. Come quello attuato dal <strong>Qatar<\/strong> che in questi giorni ha minacciato di interrompere le forniture di Gnl verso l\u2019Ue se <strong>Bruxelles<\/strong> non allenter\u00e0 i vincoli ambientali contenuti nella nuova <strong>direttiva sulla due diligence aziendale<\/strong> (Csddd). In assenza di modifiche sostanziali alla norma, <strong>Doha<\/strong> e <strong>QatarEnergy<\/strong> potrebbero \u201cvalutare seriamente mercati alternativi al di fuori dell\u2019Ue, pi\u00f9 stabili e favorevoli alle imprese\u201d. Mai sia. La <strong>Commissione Ue<\/strong> si \u00e8 cos\u00ec affrettata a ricordare che a febbraio \u00e8 stata gi\u00e0 proposta una proroga di un anno per l\u2019entrata in vigore della direttiva, con emendamenti attualmente in fase di recepimento. Di pi\u00f9 aveva fatto a maggio, al suo esordio a Bruxelles, il cancelliere tedesco, <strong>Friedrich Merz<\/strong>. \u201cIl rinvio \u00e8 solo un primo passo \u2013 aveva chiarito \u2013 l\u2019abrogazione di alcune direttive \u00e8 il passo logico successivo\u201d. Il <strong>Qatar<\/strong>, d\u2019altronde, \u00e8 terzo esportatore mondiale di Gnl dopo <strong>Stati Uniti<\/strong> e <strong>Australia<\/strong>, ha garantito tra il 12% e il 14% delle importazioni europee di gas liquefatto dall\u2019inizio della guerra in Ucraina e l\u2019Ue non pu\u00f2 permettersi certo di farlo scappare.<\/p>\n<p><span style=\"color: #8c0404;\"><strong>Dimenticato pure l\u2019allarme dell\u2018Agenzia Internazionale per l\u2019Energia<\/strong><\/span> \u2013 La produzione di Gnl va di pari pass con la realizzazione dei rigassificatori. Entrambi i trend, per\u00f2, non tengono neppure conto dell\u2019allarme lanciato a fine 2024 dall\u2018<strong>Agenzia Internazionale per l\u2019Energia<\/strong>, secondo cui i mercati globali del Gnl si stanno dirigendo verso un eccesso di offerta di gas, incompatibile con l\u2019obiettivo di impedire che le <strong>temperature globali aumentino di oltre 2,4 \u00b0C<\/strong> rispetto ai livelli preindustriali. Incompatibile anche a causa di un\u2019impronta di carbonio che non \u00e8 inferiore a quella delle fonti fossili pi\u00f9 inquinanti. <strong>Robert W. Howarth<\/strong>, professore alla <strong>Cornell University<\/strong> noto per il suo lavoro sui gas serra legati al metano, ha effettuat un\u2019analisi dl cicl di vita completo (Life Cycle Assessment) sulle emissioni del Gnl esportato dagli <strong>Stati Uniti<\/strong> e ha scoperto che, se si tengono in considerazione tutte le fasi, dall\u2019estrazione e liquefazione, fino al trasporto e alla combustione finale, il Gnl ha<strong> un\u2019impronta di gas serra superiore del 33% rispetto al carbone<\/strong> su un arco di 20 anni.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa voleva (e vuole) liberarsi dalla dipendenza dal gas russo, ma si sta chiudendo in una rete ancora pi\u00f9 insidiosa. La trappola del Gas naturale liquefatto (Gnl), che la rende sempre meno indipendente, sempre pi\u00f9 ricattabile. Lo mostrano le vicende che hanno portato al \u2018Big One\u2019, come ha definito il presidente Usa, Donald Trump, l\u2019accordo<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":21151,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[941,305,6013,2666,6578,343,11161,15632],"class_list":["post-21150","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-cronaca","tag-americano","tag-dal","tag-dellue","tag-gas","tag-gnl","tag-nuova","tag-russo","tag-trappola"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21150","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21150"}],"version-history":[{"count":0,"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21150\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/21151"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21150"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21150"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21150"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}