{"id":15697,"date":"2025-07-06T22:39:06","date_gmt":"2025-07-06T20:39:06","guid":{"rendered":"https:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/07\/06\/la-collina-dei-ricordi-il-giardino-dove-riposano-le-statue-salvate-bolzano\/"},"modified":"2025-07-06T22:39:06","modified_gmt":"2025-07-06T20:39:06","slug":"la-collina-dei-ricordi-il-giardino-dove-riposano-le-statue-salvate-bolzano","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/07\/06\/la-collina-dei-ricordi-il-giardino-dove-riposano-le-statue-salvate-bolzano\/","title":{"rendered":"La collina dei ricordi,\u00a0il giardino dove riposano\u00a0le statue salvate\u00a0 &#8211; Bolzano"},"content":{"rendered":"<p>\n<\/p>\n<p>                                                            &#13;<\/p>\n<p>Bolzano. L\u2019occhio corre a destra. Un bambino seduto a gambe incrociate. Una ragazza con i capelli sciolti che raccoglie un fiore. Un\u2019altra, pi\u00f9 giovane, accarezza il prato&#8230; L\u2019occhio corre ancora: una Madonnina regge una rosa fresca. E altre due Madonnine, anzi: tre Madonnine, una accanto all\u2019altra. E Sant\u2019Antonio che tiene in braccio Ges\u00f9 Bambino. E un Cristo sofferente. Spuntano tra fusti di erba alta e fiori di campo. Una collina di terra di risulta, racchiusa ai lati da un quadrato grigio di new jersey in cemento.<\/p>\n<p>Il bambino&#8230; Il bambino lo ricordo. Era vicino alla tomba di mio nonno Leo. Lo vidi la prima volta che avevo circa sette, otto anni. La sua et\u00e0, credo. Dietro di lui si stagliava il profilo di una cima. Forse il Catinaccio, forse lo Sciliar o le Torri del Vajolet. Era caduto in montagna. Lo salutavo sempre. Lo percepivo vivo. Da piccolo, chiss\u00e0 perch\u00e9, ero convinto che non si potesse morire prima di aver compiuto dieci anni. Quindi: lui non era davvero morto. Ogni volta che andavo dal nonno, passavo a salutarlo. Ci parlavo, come ancora oggi parlo ai miei morti.<\/p>\n<p>Molto, molto tempo dopo, un giorno, quella tomba \u2013 sempre curatissima e molto amata \u2013 spar\u00ec.<\/p>\n<p>Ora: eccolo di nuovo, il bambino. Nel suo giubbino di scuola elementare, con lo stesso sorriso di cinquant\u2019anni fa. E quella giovane donna? Chi era, chi \u00e8, quella ragazza seduta tra l\u2019erba selvaggia, avvolta da una nuvola arancione di Calendule fluorescenti? E quella pi\u00f9 in l\u00e0, quasi una bambina, con i capelli raccolti a crocchia, la mano sinistra sul cuore, mentre la destra accarezza i fiori?<\/p>\n<p>Avevo notato qualcosa in inverno, ma il cervello non aveva archiviato l\u2019informazione, forse perch\u00e9 la natura ancora riposava. Oggi, invece, questo giardino \u201cmagico\u201d, sospeso tra la vita e il mistero della morte, questo giardino &#8211; che sembra uscito da una favola dark di Tim Burton -, chiama. Ti obbliga a fermarti. Non lo puoi ignorare. Ci devi parlare. Qui, a due passi da dove riposa mio padre, ala nord-est del cimitero di Bolzano, lato Oltrisarco, praticamente al muro di cinta, tra l\u2019erba alta, e il rosso, il giallo e il viola dei fiori selvatici. Statue funerarie in bronzo, ferro, rame e acciaio, recuperate da tombe rimosse. Ripulite e sistemate da mani sensibili e amorevoli all\u2019interno e ai margini di un campo, che la natura si \u00e8 ripresa con l\u2019andare delle stagioni.<\/p>\n<p>                      <span class=\"p-smartembed\" style=\"display: inline-block;\"><br \/>\n    <\/span>\n<\/p>\n<p>Le tombe seguono il destino degli uomini e delle donne. Cambiano posto, dalla terra si passa ai loculi. A volte, spariscono per sempre. Non so a chi sia venuta l\u2019idea. Probabilmente a un operaio del cimitero, un giardiniere. Girando tra i nostri morti (la nostra memoria, i nostri cari), si sar\u00e0 affezionato a quelle figure, a quelle storie, alle persone nascoste dietro a una data di nascita e a una di morte. Non voleva lasciarle andare. Non sopportava l\u2019idea che venissero cancellate &#8211; le statue\/le vite &#8211; da una colata in un forno di fonderia. Invece di mandare il ferro, l\u2019acciaio e il bronzo a rottamare, le sue mani hanno protetto, ripulito, ridato linfa.<\/p>\n<p>Una signora si avvicina. Passa la mano sulla testa della ragazza con i capelli sciolti. Un uomo anziano infila tre rose rosse tra le mani giunte di una Madonna.<\/p>\n<p>Un altro ha messo dei fiori di plastica (\u201cche cos\u00ec durano\u201d) ai piedi del bambino.<\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 niente di profano o irrispettoso. In questo luogo sereno, pacifico, bello, in qualche modo sacro, \u00e8 come se tutti i morti continuassero a starci accanto, vicini. Come se non se ne fossero mai andati veramente. E non importa se, magari, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 nessuno che possa ancora ricordarli.<\/p>\n<p>                      <span class=\"p-smartembed\" style=\"display: inline-block;\"><br \/>\n    <span class=\"captionwrapper\" style=\"display:block; text-align: center;\"\/><br \/>\n<\/span>\n<\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#13; Bolzano. L\u2019occhio corre a destra. Un bambino seduto a gambe incrociate. Una ragazza con i capelli sciolti che raccoglie un fiore. Un\u2019altra, pi\u00f9 giovane, accarezza il prato&#8230; L\u2019occhio corre ancora: una Madonnina regge una rosa fresca. E altre due Madonnine, anzi: tre Madonnine, una accanto all\u2019altra. 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