{"id":15458,"date":"2025-07-05T23:42:35","date_gmt":"2025-07-05T21:42:35","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/07\/05\/mafia-e-appalti-il-mistero-delle-bobine-mai-distrutte-e-ritrovate-a-palermo\/"},"modified":"2025-07-05T23:42:35","modified_gmt":"2025-07-05T21:42:35","slug":"mafia-e-appalti-il-mistero-delle-bobine-mai-distrutte-e-ritrovate-a-palermo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/07\/05\/mafia-e-appalti-il-mistero-delle-bobine-mai-distrutte-e-ritrovate-a-palermo\/","title":{"rendered":"Mafia e appalti: il mistero delle bobine mai distrutte e ritrovate a Palermo"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<h2>&nbsp;<\/h2>\n<p>AGI &#8211; Ne\u0301 le bobine ne\u0301 i brogliacci dell&#8217;inchiesta <strong>Mafia e appalti<\/strong>, nel filone legato alle intercettazioni trasmesse da Massa Carrara nel 1991, erano stati distrutti. Il ritrovamento da parte della Guardia di finanza di Caltanissetta, in un archivio della sede palermitana, conferma quanto aveva raccontato al momento dell\u2019apertura dell\u2019inchiesta nissena uno dei due ex pm di Palermo indagati, <strong>Gioacchino Natoli<\/strong>: l\u2019ordine di distruzione delle bobine, a sua firma (e con un intervento relativo alle bobine attribuibile, secondo chi indaga, all\u2019altro ex magistrato sotto inchiesta, <strong>Giuseppe Pignatone<\/strong>) era un prestampato compilato come migliaia di altri e comunque non era stato eseguito. Perch\u00e9 da qualche parte le bobine e i brogliacci c\u2019erano: cosa provata solo adesso.<\/p>\n<h2>Il possibile collegamento con la strage di via D\u2019Amelio<\/h2>\n<p>L\u2019argomento sarebbe stato fra i temi dell\u2019interrogatorio-fiume dell\u2019ex rappresentante dell\u2019accusa nel processo <strong>Andreotti<\/strong>, ascoltato a Caltanissetta dai pm che vogliono chiarire l\u2019eventuale relazione tra la strage di via D\u2019Amelio e il presunto insabbiamento dell\u2019indagine sui legami tra i gruppi imprenditoriali del Nord (Panzavolta, Ferruzzi, Gardini) e i clan mafiosi dei costruttori <strong>Antonino <\/strong>e <strong>Salvatore Buscemi<\/strong> e <strong>Franco Bonura<\/strong>.<\/p>\n<h2>Il ruolo del Ros e l\u2019interesse di Paolo Borsellino<\/h2>\n<p>Una pista suggerita a pi\u00f9 riprese anche dai carabinieri ex del Ros, come <strong>Mario Mori<\/strong> e <strong>Giuseppe De Donno<\/strong>, che da sempre sostengono il grande interesse di <strong>Paolo Borsellino<\/strong>, ucciso proprio in via D\u2019Amelio, per il dossier redatto dal Raggruppamento operativo speciale. Poco rilevanti, invece, secondo la procura palermitana dell\u2019epoca, guidata da <strong>Pietro Giammanco<\/strong> prima e da <strong>Gian Carlo Caselli<\/strong> poi, erano stati quegli input del Ros. Cos\u00ec come \u2013 sempre secondo i pm del 1991-\u201992 \u2013 irrilevanti erano anche i contenuti arrivati dalla Procura toscana. Mandati in realt\u00e0 anche ad altri uffici inquirenti, tra cui Roma, che non approfondirono neanche loro gli spunti investigativi, n\u00e9 li ritrasmisero ai colleghi di altri uffici.<\/p>\n<h2>Imprenditori del Nord e appalti in Sicilia<\/h2>\n<p>Il punto ora \u00e8 se quel fascicolo di Massa Carrara avrebbe potuto rafforzare il convincimento \u2013 provato solo a partire dal 1997, con l\u2019inchiesta e il terzo processo Mafia e appalti \u2013 dei legami tra imprenditori del Nord e mafie siciliane, in grado di garantire gli interessi e di spianare la strada nelle gare d\u2019appalto. Il patto del tavolino, che avrebbe legato <strong>Filippo Salamone<\/strong>, imprenditore agrigentino amministratore della Impresem, <strong>Lorenzo Panzavolta<\/strong>, amministratore della Calcestruzzi Spa (gruppo Ferruzzi-Gardini), e <strong>Giovanni Bini<\/strong> della Calcestruzzi Ravenna, fu provato al termine di un lungo e contrastato processo, con le condanne definitive solo nel 2008.<\/p>\n<p>Non fu semplice, quell\u2019inchiesta, perch\u00e9 nacque dalla sofferta collaborazione di <strong>Angelo Siino<\/strong>, il cosiddetto ministro dei lavori pubblici di <strong>Tot\u00f2 Riina<\/strong>, condannato nel primo filone. Prima confidente, a lungo registrato di nascosto dal colonnello dei carabinieri <strong>Giancarlo Meli<\/strong>, Siino si pent\u00ec dopo il secondo arresto del \u201997 e rivel\u00f2 il livello di collusione tra imprenditori, mafia e politica.<\/p>\n<h2>Le domande ancora aperte<\/h2>\n<p>Le intercettazioni di Massa Carrara avrebbero potuto anticipare le indagini? La volont\u00e0 di Borsellino di scoperchiare quel pentolone fu decisiva per la sua eliminazione? Ci fu una sottovalutazione degli spunti arrivati dalla Toscana e, se s\u00ec, quale fu il ruolo dei due pm \u2013 entrambi con carriere importanti nella lotta alla mafia \u2013 in questa vicenda?<\/p>\n<h2>L\u2019indagine della Dda di Caltanissetta<\/h2>\n<p>Queste sono le domande a cui devono dare una risposta il pool investigativo della Dda di Caltanissetta, coordinato da <strong>Salvatore De Luca<\/strong>, e il gruppo investigativo della Guardia di finanza, guidato dal colonnello <strong>Stefano Gesuelli<\/strong>, che indagano anche su un loro collega, il generale<strong> Stefano Screpanti<\/strong>: anche quest\u2019ultimo, quando era capitano tra il 1991 e il 1992, avrebbe contribuito consapevolmente alla sottovalutazione. Che comunque non salv\u00f2 gli imprenditori, n\u00e9 port\u00f2 alla distruzione delle possibili prove.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; AGI &#8211; Ne\u0301 le bobine ne\u0301 i brogliacci dell&#8217;inchiesta Mafia e appalti, nel filone legato alle intercettazioni trasmesse da Massa Carrara nel 1991, erano stati distrutti. 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