{"id":13600,"date":"2025-06-28T04:45:00","date_gmt":"2025-06-28T02:45:00","guid":{"rendered":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/06\/28\/anche-mentre-dormiamo-il-cervello-resta-sintonizzato\/"},"modified":"2025-06-28T04:45:00","modified_gmt":"2025-06-28T02:45:00","slug":"anche-mentre-dormiamo-il-cervello-resta-sintonizzato","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/06\/28\/anche-mentre-dormiamo-il-cervello-resta-sintonizzato\/","title":{"rendered":"Anche mentre dormiamo il cervello resta sintonizzato"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<p>AGI &#8211; Durante il <strong>sonno<\/strong>, il cervello deve raggiungere un delicato equilibrio: disconnettersi dagli <strong>input sensoriali<\/strong> per consentire funzioni rigenerative, pur rimanendo sufficientemente vigile da svegliarsi in caso di pericolo. Come fa a gestire gli stimoli esterni, in particolare i suoni, durante il sonno? Scienziati dell\u2019Universit\u00e0 di Ginevra (UNIGE) e dell&#8217;Istituto Pasteur hanno studiato come il cervello reagisce ai cosiddetti suoni &#8220;grezzi&#8221;, come urla o allarmi. Hanno scoperto che questi suoni vengono elaborati sistematicamente, a differenza di altri suoni, innescando specifiche <strong>onde cerebrali<\/strong>.<\/p>\n<p>Questi risultati, pubblicati sulla rivista Scientific Reports, forniscono una migliore comprensione di alcuni disturbi percettivi, come <strong>l&#8217;iperacusia <\/strong>(ipersensibilit\u00e0 e\/o intolleranza a determinati suoni), nonch\u00e9 dell&#8217;impatto di ripetuti disturbi notturni sulle funzioni cerebrali. La ruvidit\u00e0 \u00e8 una propriet\u00e0 acustica caratterizzata da rapide modulazioni dell\u2019intensit\u00e0 sonora, tra 40 e 100 volte al secondo. &#8220;A differenza del linguaggio parlato, dove le sillabe si susseguono a una frequenza compresa tra 4 e 8 Hz, i suoni ruvidi colpiscono il sistema uditivo a frequenze molto pi\u00f9 alte, producendo una sensazione stridula e spesso spiacevole&#8221;, spiega Luc Arnal, ricercatore dell&#8217;Institut Pasteur, che ha co-diretto lo studio.<\/p>\n<p>&#8220;Questa qualit\u00e0, tipica degli allarmi acustici, delle urla umane e dei pianti infantili, \u00e8 proprio ci\u00f2 che li rende cos\u00ec efficaci: catturano automaticamente la nostra attenzione per segnalare un pericolo imminente&#8221;. Questi suoni attivano direttamente l&#8217;<strong>amigdala<\/strong>, una regione del cervello coinvolta nelle risposte emotive e nell&#8217;attenzione. Mentre l&#8217;effetto della ruvidit\u00e0 del suono sul cervello durante la veglia \u00e8 ormai ampiamente studiato, ci\u00f2 che accade durante il sonno era ancora ampiamente ignorato.&nbsp;<\/p>\n<p>&#8220;La nostra ricerca \u00e8 essenziale non solo per comprendere disturbi come l&#8217;iperacusia, ma anche per valutare il grave impatto del rumore notturno sulla salute&#8221;, sottolinea Sophie Schwartz, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Neuroscienze di Base della Facolt\u00e0 di Medicina dell&#8217;UNIGE e co-direttrice dello studio. I ricercatori hanno reclutato 17 volontari per farli dormire in stanze appositamente attrezzate, dove la loro attivit\u00e0 cerebrale \u00e8 stata monitorata tramite elettroencefalogramma (EEG). &#8220;Abbiamo poi riprodotto a basso volume vari tipi di pianti umani e &#8216;falsi pianti&#8217;, manipolando tono e ruvidit\u00e0 per suscitare risposte cerebrali senza svegliare i partecipanti&#8221;, spiega Guillaume Legendre, ricercatore del team di Sophie Schwartz e primo autore dello studio.<\/p>\n<p>&#8220;Ed \u00e8 stata proprio la ruvidit\u00e0, indipendentemente dal fatto che il suono fosse acuto o grave, ad attivare i sistemi di allerta del cervello&#8221;. Il team di ricerca ha anche osservato due fenomeni chiave. In primo luogo, i suoni ruvidi innescavano costantemente una risposta cerebrale, a differenza di altri tipi di suoni. In secondo luogo, la ruvidit\u00e0 dei suoni era correlata a un aumento dei fusi del sonno. &#8220;Si tratta di brevi impulsi di attivit\u00e0 cerebrale evocati in risposta a uno stimolo sensoriale, potenzialmente disturbante, durante il sonno&#8221;, afferma Guillaume Legendre.<\/p>\n<p>&#8220;La ruvidit\u00e0 sonora non \u00e8 un fenomeno comune negli ambienti quotidiani. Sia negli esseri umani che negli animali, \u00e8 tipicamente riservata alle comunicazioni urgenti e di grande importanza&#8221;, spiega Luc Arnal. &#8220;Tuttavia, la sovraesposizione a queste frequenze sonore pu\u00f2 evocare reazioni emotive molto diverse a seconda dell&#8217;individuo, a volte irrazionali o persino aggressive&#8221;, aggiunge. Pi\u00f9 in generale, questo lavoro contribuisce a una migliore comprensione dei percorsi emozionali legati al suono, percorsi coinvolti in condizioni psichiatriche e neurologiche come iperacusia e tinnito, cos\u00ec come epilessia e morbo di Alzheimer, dove l&#8217;elaborazione uditiva puo&#8217; essere compromessa. &#8220;E poich\u00e9 viviamo in ambienti sempre pi\u00f9 rumorosi, soprattutto nelle citt\u00e0, \u00e8 fondamentale capire come i suoni influenzino il nostro cervello durante il sonno e, per estensione, la nostra salute fisica e mentale&#8221;, conclude Sophie Schwartz.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>AGI &#8211; Durante il sonno, il cervello deve raggiungere un delicato equilibrio: disconnettersi dagli input sensoriali per consentire funzioni rigenerative, pur rimanendo sufficientemente vigile da svegliarsi in caso di pericolo. Come fa a gestire gli stimoli esterni, in particolare i suoni, durante il sonno? 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