{"id":11895,"date":"2025-06-20T02:50:03","date_gmt":"2025-06-20T00:50:03","guid":{"rendered":"https:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/06\/20\/dnv-il-50-dellenergia-globale-nel-2050-sara-ancora-fossile\/"},"modified":"2025-06-20T02:50:03","modified_gmt":"2025-06-20T00:50:03","slug":"dnv-il-50-dellenergia-globale-nel-2050-sara-ancora-fossile","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/polinex.cluster021.hosting.ovh.net\/index.php\/2025\/06\/20\/dnv-il-50-dellenergia-globale-nel-2050-sara-ancora-fossile\/","title":{"rendered":"Dnv: il 50% dell\u2019energia globale nel 2050 sar\u00e0 ancora fossile"},"content":{"rendered":"<p>\n<br \/><\/p>\n<p>Se gli strumenti per <strong>trasformare il sistema energetico<\/strong> esistono \u2013 dalle <strong>rinnovabili <\/strong>allo <strong>storage<\/strong>, fino all\u2019<strong>intelligenza artificiale<\/strong> (AI) \u2013 ci\u00f2 che ancora manca \u00e8 un approccio integrato, capace di mettere in contatto infrastrutture, mercati, regole e consumatori lungo tutta la filiera dell\u2019energia.<\/p>\n<p>Lo evidenzia il rapporto annuale <strong>Energy Industry Insights 2025 <\/strong>di <strong>Dnv<\/strong>, frutto di una survey su oltre 1.100 manager del settore. Secondo lo studio, il primo ostacolo della transizione \u00e8 proprio la sua <strong>natura ibrida<\/strong>. Fossili e rinnovabili coesisteranno ancora a lungo: secondo Dnv, nel 2050 il 50% dell\u2019energia globale sar\u00e0 ancora generata da fonti fossili (oggi, siamo all\u201980%). A cambiare sar\u00e0 il modo in cui energia elettrica, gas, biometano, idrogeno e combustibili sintetici coesisteranno in reti interconnesse. Un \u201csistema di sistemi\u201d, come lo definisce il rapporto, dove le tecnologie non bastano: servono regole, pianificazione e investimenti coordinati.<\/p>\n<p><strong>Gli esempi di fallimenti sistemici non mancano<\/strong>. Il blackout del Texas nel 2021, causato dalla mancanza di coordinamento tra sistema elettrico e rete gas durante un\u2019ondata di gelo, \u00e8 diventato un caso emblematico. Oppure il vasto blackout che ha colpito Spagna e Portogallo nell\u2019aprile 2025, lasciando milioni di persone senza elettricit\u00e0. Le cause sono ancora oggetto di indagine, ma il contesto \u00e8 chiaro: una rete connessa solo per il 3% al resto d\u2019Europa e un mix energetico con oltre il 70% di rinnovabili hanno reso difficile gestire l\u2019equilibrio tra produzione e domanda in tempo reale.<\/p>\n<p><strong>Le reti elettriche emergono, quindi, come l\u2019anello debole della transizione<\/strong>. Il 96% dei manager intervistati ritiene urgente aumentare gli investimenti, mentre l\u201984% denuncia l\u2019inadeguatezza dell\u2019infrastruttura esistente per connettere le rinnovabili ai centri di domanda. Ma il problema non \u00e8 solo economico: \u00e8 soprattutto regolatorio. I sistemi di trasmissione e distribuzione, denuncia Dnv, restano ostaggio di regole pensate per un mondo prevedibile e centralizzato. Le riforme avanzano a macchia di leopardo, spesso in ritardo rispetto alle ambizioni dichiarate.<\/p>\n<p>Il report dedica ampio spazio alla <strong>gestione \u201condivaga\u201d del nodo reti<\/strong>. A rallentare la trasformazione non \u00e8 la mancanza di tecnologie o di capitali, ma un mosaico normativo incoerente e una burocrazia farraginosa. I tempi di autorizzazione per nuovi impianti o infrastrutture possono arrivare a 8 anni, contro i 2-3 necessari per la costruzione. E anche dove esistono meccanismi di supporto alla flessibilit\u00e0 (come in California o Australia), il mercato spesso non valorizza in modo adeguato lo storage o la risposta della domanda. Il risultato? Un rischio crescente di sovrainvestimenti inutili e inefficienze strutturali.<\/p>\n<p>Per Dnv, l\u2019esempio del <strong>Regno Unito<\/strong> \u00e8 emblematico. Oggi il sistema di connessione alla rete britannica ha in lista progetti per oltre <strong>750 GW<\/strong> \u2013 il quadruplo del necessario al 2030. Il nuovo operatore pubblico Neso ha avviato una riforma per dare priorit\u00e0 ai progetti pi\u00f9 maturi, introducendo una logica di sistema. Ma anche questa scelta, seppur virtuosa, sconta l\u2019assenza di un quadro europeo coerente sulle priorit\u00e0 infrastrutturali.<\/p>\n<p>Intanto, il sistema cambia anche dal basso. <strong>I consumatori non sono pi\u00f9 soggetti passivi<\/strong>: investono in impianti fotovoltaici, batterie, pompe di calore ed elettrificano processi e veicoli. Il 35% delle imprese energivore ha siglato Ppa diretti con fornitori privati, in crescita rispetto al 25% del 2024. Ma pi\u00f9 della met\u00e0 lamenta l\u2019impossibilit\u00e0 di integrare questi asset nei sistemi elettrici locali, spesso saturi o non digitalizzati.<\/p>\n<p>In <strong>India<\/strong>, per esempio, colossi industriali come <strong>Reliance<\/strong>, stanno costruendo gigafabbriche alimentate da 100 GW di rinnovabili. Un salto dimensionale che ha costretto il regolatore a ripensare da zero accesso alla rete, pianificazione dei flussi e storage. E in <strong>Europa<\/strong>, la mancanza di dialogo con le comunit\u00e0 locali \u2013 come nel caso delle linee elettriche tedesche \u2013 dimostra che nemmeno le migliori tecnologie possono compensare un deficit di fiducia e partecipazione. Le conclusioni dello studio sono chiare: senza coordinamento tra reti, regolatori, mercati e utenti, anche i migliori investimenti rischiano di non produrre valore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se gli strumenti per trasformare il sistema energetico esistono \u2013 dalle rinnovabili allo storage, fino all\u2019intelligenza artificiale (AI) \u2013 ci\u00f2 che ancora manca \u00e8 un approccio integrato, capace di mettere in contatto infrastrutture, mercati, regole e consumatori lungo tutta la filiera dell\u2019energia. 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