(di Lucia Magi)
“Questa serie non dice ‘evviva
il petrolio’ o ‘abbasso il petrolio’. Mostra semplicemente come
funziona quel mondo”. Billy Bob Thornton riassume così
“Landman”, la serie originale di Paramount con cui si è meritato
una nomination ai Golden Globes, che torna oggi con la seconda
stagione sul servizio streaming dello storico studio
hollywoodiano.
Un mondo di operai, affari spregiudicati e fortune costruite
a caro prezzo nelle città del boom petrolifero del Texas
occidentale, dove l’attore interpreta Tommy Norris: l’eroe
malconcio, cinico e con pochi scrupoli che dà il titolo alla
serie e ne è il protagonista assoluto. Sporco di polvere e
petrolio, negozia accordi milionari nell’ambiente arroventato
dal sole e popolato da ex galeotti e avidi uomini d’affari,
creato dal genio di Taylor Sheridan – ‘Sicario’, ‘Yellowstone’ e
gli spin-off ‘1883’ e ‘1923’ – insieme a Christian Wallace,
autore del popolare podcast Boomtown.
“Nella prima stagione abbiamo spiegato come funziona
l’industria e chi sono i personaggi. Ora scaviamo nei rapporti
tra di loro, per vedere come influenzano chi lavora nel campo e
chi vive ai margini dei giacimenti”, spiega Thornton nella
conferenza stampa per i critici a Los Angeles. Già vincitore di
due Golden Globes per Fargo e Goliath, l’attore 70enne torna a
incarnare uno dei suoi personaggi dal carisma oscuro.
Questa volta, però, gli capita qualcosa di nuovo: “Durante la
promozione della prima stagione ho sempre incontrato la tipica
signora seduta in prima fila, che chiede con fare da maestrina:
‘Come giustifichi moralmente una serie sull’industria
petrolifera?’ Lo trovo assurdo”. La risposta dell’attore-rocker,
al secondo round di promozione, è già pronta: “Se domani tutto
funzionasse con l’acqua, i petrolieri entrerebbero nel business
dell’acqua. È un settore che fa soldi, come le case
farmaceutiche o la tecnologia. Perché se un attore interpreta un
serial killer che divora le sue vittime, tutti lodano le sue
straordinarie capacità mimetiche o di trasformazione, ma ti
accusano se fai una serie sul petrolio? Non ha senso. Il nostro
lavoro è solo rappresentare la realtà nel modo più onesto
possibile”.
Tommy Norris sembra un personaggio cucito addosso a veterano
dei ruoli “cattivi” come Thornton, premio Oscar nel 1997 per la
sceneggiatura di ‘Lama tagliente’. “Taylor ha sempre dichiarato
di aver scritto ‘Landman’ pensando a me. Lo so che quando gli
sceneggiatori dicono così, di solito sei la loro sesta
scelta…ma questa volta credo sia vero. Dopo un cameo in ‘1883’
mi disse: ‘Penso di aver capito la tua voce’. Quando ho letto il
primo copione ho pensato: sì, l’ha centrata”. Tanto che le sue
stesse debolezze sono diventate un punto di forza all’ora di
calzare gli stivali e il cappello da cow boy: “Da piccolo ero
dislessico e mi hanno diagnosticato un disordine ossessivo
compulsivo. Paradossalmente questo mi ha aiutato a imparare i
monologhi. Vedo tutto a blocchi, ho una memoria fotografica. In
tutto il resto della vita, invece, sono un idiota”, ride.
Nei nuovi episodi, Tommy deve fare i conti con una capa
vedova (Demi Moore) che deve farsi valere in un settore dominato
dagli uomini, una moglie volubile ed esplosiva (Ali Larter) che
spende e spande, una figlia bella e piuttosto sempliciotta
(Michelle Randolph) ammessa al college non certo per meriti
accademici e un figlio che ormai si è fatto le ossa seguendo le
sue orme tra i pozzi. La vita reale dell’attore, invece, è molto
più semplice. Soprattutto più sobria: “Non sono uno di quei
ricchi che vivono nell’opulenza. Vivo in modo semplice: una
casa, uno studio di registrazione, due macchine… e una Chevelle
del ’67 perché sono un tipo da muscle car. Non ho comprato
terre, non possiedo aziende di tequila da un miliardo di
dollari. Se vedeste il mio conto, vi stupireste”.
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