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    Pasolini, le rivelazioni di Simona Zecchi sul delitto – Libri – Un libro al giorno

    admin5698By admin56982 Novembre 2025Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Pasolini, le rivelazioni di Simona Zecchi sul delitto - Libri - Un libro al giorno
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    (di Marzia Apice)
    SIMONA ZECCHI, PASOLINI: ORDINE
    ESEGUITO (Ponte alle Grazie, pp.336, 20 euro). “La verità ha un
    suono speciale”, scriveva Pier Paolo Pasolini nel settembre
    1975, poche settimane prima di essere ucciso, in una lettera
    indirizzata a Giovanni Ventura, ex estremista di destra,
    coinvolto nella strage di Piazza Fontana. A rileggerla oggi,
    quella frase – nella lettera il poeta chiedeva al suo
    controverso interlocutore chiarezza sulle responsabilità
    politiche celate dietro alle stragi di quegli anni – ha un
    sapore stridente, amaro. Perché, a distanza di 50 anni dal
    massacro che costò a Pasolini la vita la notte tra l’1 e il 2
    novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia, nonostante le indagini, le
    sentenze, le ricostruzioni, i depistaggi e le omissioni, nessuno
    è riuscito ancora a sentirlo quel “suono speciale”. A tornare
    sul luogo del delitto, trascinando ancora una volta il lettore
    tra le sterpaglie di quel campetto di calcio dove si consumò
    l’omicidio, è Simona Zecchi, autrice per Ponte alle Grazie di
    “Pasolini: ordine eseguito”, approfondita quanto sorprendente
    inchiesta sui responsabili e i moventi dell’omicidio del grande
    intellettuale e regista. “Questa storia si mantiene tra due
    estremi, il complotto fine a se stesso e la cronaca ‘bella,
    fatta, impaginata’, per citare un’espressione usata da Pasolini
    (nell’ultima intervista rilasciata a Furio Colombo, ndr). Ma la
    soluzione è solo una, andare a fondo”, racconta all’ANSA Zecchi,
    già autrice di altri due libri-inchiesta, “Pasolini, massacro di
    un poeta” e “L’inchiesta spezzata di Pier Paolo Pasolini”,
    entrambi sempre editi da Ponte alle Grazie. L’autrice si
    reimmerge nel buio di quella notte, quando Pasolini, dopo
    un’ultima cena al ristorante Al Biondo Tevere insieme a Pino
    Pelosi, fu poi spinto a recarsi all’Idroscalo attraverso un
    espediente, ossia la possibilità, per lui importantissima, di
    poter recuperare le bobine sottratte del film Salò: una
    trappola, che gli risultò fatale. In quest’ultimo lavoro Zecchi
    presenta elementi nuovi, tra documenti inediti e fotografie, che
    riannodano i fili di una storia interrotta. Innanzitutto una
    nuova pista emersa grazie a un’inchiesta a Venezia relativa ai
    sequestri avvenuti tra il 1975 e il 1983 nel Nord da parte di
    bande sinti di Ostia e del Veneto e della criminalità
    organizzata romana, calabrese e lombarda, che porta direttamente
    a un personaggio più volte indagato per l’omicidio Pasolini e
    alle sue lettere-confessioni: Giuseppe Mastini detto Johnny Lo
    Zingaro. Poi due nuove testimoni, le sorelle Bruna e Rita
    Formichetti, che riscrivono la dinamica delle ore in cui si è
    svolto l’assassinio, spostandolo più avanti, attorno alle 4.30
    del mattino, quando sentirono dalla loro casa all’Idroscalo il
    “rombare” del motore di una macchina che prendeva la rincorsa
    per passare sopra qualcosa (il corpo di Pasolini). Infine la
    corrispondenza con l’ex neofascista Ventura e le carte di un
    dossier scomparso in cui si denunciavano i responsabili politici
    dietro al disegno di “destabilizzare il Paese”. A uccidere
    Pasolini fu un’azione combinata a livello criminale e
    politico-eversivo? “Lo dimostro nel libro, un lavoro unitario e
    più fruibile pensato soprattutto per i giovani”, spiega.

       
    “Pensiamo a quello che è successo a Sigfrido Ranucci: perché si
    minaccia di morte un giornalista? Per le scoperte che ha già
    fatto o per le rivelazioni che deve ancora fare?”, si chiede la
    cronista, “Su Pasolini purtroppo manca la volontà politica di
    riaprire le indagini, considerando anche che il poeta non è mai
    stato digerito neppure dalla sinistra. Ma non si può rimanere
    legati a una tesi precostituita. Pelosi è stato un capro
    espiatorio, ma non era del tutto innocente. Era un mediatore, ha
    ammesso e poi ha ritrattato. Quelli erano gli anni della
    strategia della tensione, in cui la parte politica si è salvata,
    sempre. In questa storia i servizi segreti ci sono, ma non fu un
    militare isolato a decidere di ucciderlo, c’era la politica. Per
    esempio c’era la destra eversiva che, insieme a partecipazioni
    straniere, voleva eliminare Bernardo Leighton, un ex Dc cileno
    che per riunire l’opposizione delle sinistre in ambito
    internazionale guardava con interesse al compromesso storico di
    Moro: in quel contesto lì, Pasolini si rivolgeva ai politici
    democristiani, dicendo che erano ‘i nostri nixon italiani’ e
    andavano processati. Noi invece ancora ci nascondiamo dietro la
    tesi che il movente sia legato all’omosessualità”. “Pasolini
    nell’ultimo periodo faceva il giornalista d’inchiesta”, aggiunge
    Zecchi, “nel primo dei suoi articoli parlava dell’infiltrato di
    Piazza Fontana Mario Merlino, neofascista che partecipò agli
    scontri a Valle Giulia, citandolo come esempio lampante di
    omologazione politica tra destra e sinistra, poi ha continuato a
    indagare e denunciare collusioni, infine è arrivato lo scambio
    di lettere con Ventura, il quale asseriva ci fossero cordate
    politiche dietro le stragi. Era l’ottobre del 1975, poi Pasolini
    fu ammazzato. Come si fa a non prendere in considerazione questi
    elementi? Quelli sono stati anni complessi, in cui quasi nessuno
    rimase innocente”.

       

    Riproduzione riservata © Copyright ANSA

    DELITTO Giorno Libri Libro Pasolini rivelazioni Simona Sul Zecchi
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