Trent’anni dopo l’inizio di Queste Oscure Materie e quasi dieci dopo l’avvio della seconda trilogia besteller Il Libro della Polvere, Philip Pullman chiude la saga di Lyra Belacqua: il 79enne scrittore britannico ha dato alle stampe The Rose Field, l’ultimo romanzo fantasy in cui la giovane eroina affronta un nuovo viaggio attraverso mondi paralleli, affrontando i temi cari al suo autore: libertà, fede, conoscenza e coscienza. I lettori avevano incontrato Lyra a partire da La Bussola d’Oro, imparando a conoscerne coraggio, immaginazione e temerarietà. Accompagnata dal daemon Pan — un compagno animale che riflette la sua anima – ancor prima di diventare adulta Lyra contribuisce a salvare l’universo in una audace riscrittura del Paradiso Perduto di John Milton in cui il mondo viene salvato, anziché condannato, dal peccato originale.
Pieni di avventure e grandi idee, erano seguiti La Lama Sottile del 1997 e Il Cannocchiale d’Ambra del 2000, seguiti da La Belle Sauvage e il Regno Segreto, intatto l’immaginario di una Oxford distopica nei cinque volumi editi in Italia da Salani che hanno venduto 50 milioni di copie worldwide. Adesso arriva la parola fine: Pullman è tornato alla storia di Lyra partendo da dove l’aveva lasciata nell’ultimo romanzo: “Aveva contribuito a salvare l’universo – ma era ancora giovane, appena uscita dall’infanzia. Che cosa avrebbe fatto per il resto della vita? Imparare il latino e il francese e giocare a netball? Non credo.
Aveva bisogno di un’altra avventura”, ha detto lo scrittore al New York Times. Il nuovo libro, pieno di meraviglie come i grifoni suscettibili ed egocentrici che venerano l’oro e pretendono di essere trattate con un rispetto cerimonioso, è un manifesto di umanesimo e onestà intellettuale, in un mondo in cui i veri cattivi sono le multinazionali, i governi corrotti, il disprezzo per la natura e una Chiesa crudele e assetata di potere. Lyra e Pan si sono separati e ciascuno, a modo suo, è in viaggio per ritrovare l’immaginazione perduta — quel “regno della comprensione” che abbraccia “i misteri del cuore e della mente” mentre il Magisterium consolida il potere imponendo la sua ideologia a una popolazione spaventata attraverso disinformazione, la propaganda anti-scientifica e la violenza.
Riluttante ad ammettere che i suoi romanzi riflettano eventi contemporanei, Pullman scrive su due livelli: sotto la storia, che resta l’elemento essenziale, si sviluppa un dialogo con temi intellettuali e metafisici, arricchito da riferimenti ad altre opere: fiabe, poesie, trattati scientifici, testi filosofici, fisica quantistica. Se Il Paradiso Perduto di Milton era stato la forza trainante di Queste Oscure Materie, il poema epico cinquecentesco di Edmund Spenser, The Faerie Queene, è la nuova principale fonte d’ispirazione. Ora al lavoro su un libro di memorie, Pullman si è detto soddisfatto di aver portato la storia di Lyra alla fine: “Ha trovato la risposta al mistero da cui era partita: Che cos’è la mia immaginazione? Perché è scomparsa?, scoprendo che l’immaginazione è una facoltà del vedere, non del fantasticare – una capacità che raccoglie ricordi, somiglianze, metafore, tutto ciò che è connesso con le cose che vediamo”.
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