SEMPRE IN VETTA
Quando si parla di affidabilità, le classifiche parlano chiaro: i marchi giapponesi dominano. Nel rapporto pubblicato da J.D. Power lo scorso giugno Lexus e Nissan si sono piazzate ai primi due posti (qui per saperne di più). E secondo una recente ricerca i modelli che hanno maggiore probabilità di raggiungere i 400.000 km sono quasi tutti giapponesi (qui per saperne di più): una superiorità schiacciante e inequivolcabile. Ma come mai da anni il paese asiatico continua a primeggiare?
UNA CULTURA INDUSTRIALE UNICA
Alla base dell’industria automobilistica giapponese c’è il kaizen, cioè la filosofia del miglioramento continuo. Ogni fase della produzione, dalla progettazione fino alla vettura finita, è sottoposta a controlli rigorosi: non solo per ridurre i difetti ma anche per eliminare gli sprechi e ottimizzare i processi.
TECNOLOGIE COLLAUDATE
“Tutto quello che non c’è non si rompe”, come diceva Henry Ford. Molti costruttori nipponici hanno per questa ragione preferito soluzioni tecniche semplici e robuste, rinunciando a volte a innovazioni più sofisticate ma meno affidabili. Mazda, ad esempio, punta ancora sui motori aspirati e il cambio automatico a variazione continua CVT, meno sofisticato di una trasmissione robotizzata a doppia frizione ma anche meno soggetto a rotture, è molto diffuso nella produzione “made in Japan”.
LA REPUTAZIONE COME ASSET
Per marchi come Toyota, Nissan, Suzuki o Mazda, l’affidabilità non è solo un valore tecnico ma anche un capitale commerciale. In mercati competitivi come quelli europei o americani nel corso negli anni la fiducia dei clienti è stata costruita proprio sulla promessa di “auto che non ti lasciano mai a piedi”. Perdere questo punto di forza per loro significherebbe per queste aziende compromettere decenni di lavoro.
NON È TUTTO ORO QUEL CHE LUCCICA
L’affidabilità resta un marchio di fabbrica delle auto giapponesi ma questo non significa che siano esenti da difetti. Alcuni motori diesel di Subaru e Mazda, ad esempio, si sono rivelati poco longevi e la multispazio Toyota Proace City Verso, frutto di un accordo con Stellantis, ospita sotto il cofano anche il discusso motore 1.2 turbo a tre cilindri a benzina con cinghia a bagno d’olio soggetto a usura precoce.
Neppure la Toyota Yaris Hybrid è immune da critiche, mentre diversi modelli Nissan condividono componenti con il marchio partner Renault. In certi casi, come nel caso delle Mitsubishi Colt e ASX “gemelle” rispettivamente di Clio e Captur, si tratta proprio di auto francesi con un marchio nipponico sul cofano.

