Secondo i saggi Toltechi dell’antico Messico, imparare a camminare è imparare a vivere. Significa puntare alla strada più che alla meta, liberandosi dal caos e dalla fretta. In un mondo che impone connessione e velocità, camminare è un atto sovversivo: restituisce tempo, lo dilata. Un gesto semplice, ma sempre più condiviso.
L’Associazione europea delle Vie Francigene stima che quest’anno circa 100 mila persone affronteranno il percorso che collega le Alpi con Roma e la Puglia: 3.200 chilometri che hanno ridisegnato l’economia di decine di borghi. In questo scenario, il Trentino è tra le regioni più strutturate: una rete fitta di sentieri, vie storiche, tracciati tematici e percorsi d’altura lo rende una destinazione di riferimento per un turismo lento e consapevole, che mette a fuoco i territori dimenticati e riconsegna centralità ai margini.
Ne è un esempio la Via delle Valli, il nuovo progetto ideato dall’Azienda per il turismo Madonna di Campiglio con l’intenzione di connettere territori laterali assecondandone l’identità: 50 valli per altrettante traiettorie possibili, da percorrere secondo la logica del paesaggio e non della velocità.
Un sistema aperto, frammentato e coerente, che invita a leggere, passo dopo passo, le stratificazioni storiche, culturali e identitarie dei luoghi.
I colori dell’autunno in Val di Fumo, uno degli itinerari della Via delle Valli, articolata in 50 percorsi. iStock
Del resto, “camminare è, idealmente, uno stato in cui la mente, il corpo e il mondo sono allineati, come tre personaggi che finiscono per dialogare tra loro”, scrive Rebecca Solnit in Storia del camminare (Ponte alle Grazie, 2018).
Via delle Valli: 50 itinerari a piedi in Trentino
“La Via delle Valli parte da Madonna di Campiglio e arriva al lago d’Idro, ramificandosi in 50 itinerari laterali. Immaginiamo una foglia: ha una linea centrale e molte venature che da essa si diramano”, spiega Loredana Bonazza, ideatrice del percorso.
“L’obiettivo è valorizzare una montagna meno nota, offrendo un’alternativa ai circuiti più battuti: nelle valli laterali, spesso escluse dal turismo, prende forma un’altra idea di viaggio, capace di spostare lo sguardo e ridistribuire i flussi”. In pochi chilometri si snoda un paesaggio sorprendente, dove ogni valle racconta una storia diversa.
C’è chi custodisce l’arte del merletto, chi ha vissuto di carbone. Alcune seguono il ritmo dell’acqua, tra canyon, torrenti e sorgenti minerali, altre si perdono tra alpeggi isolati e sentieri dove pescare con la mosca. Un mosaico che si rivela soltanto a piedi.
La Val Genova cela cascate spettacolari e massi da boulder, la Val di Fumo corre tra gole selvagge e centrali anni Cinquanta, la Val di Borzago si arrampica verso il Carè Alto, la Val di Breguzzo guida tra boschi fitti e crinali d’alta quota.
Si cammina fuori dai radar, tra le Dolomiti di Brenta e il Gruppo dell’Adamello-Presanella, lungo itinerari a più velocità: pochi giorni, un’intera stagione o addirittura anni. Da soli o con guide locali, si seguono cinque fili conduttori – natura, arte, gusto, emozione e avventura – che diventano esperienza e aiutano a leggere il paesaggio.
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Dolomiti di Brenta. Foto Ballarin Damiano @campigliodolomiti
Sentiero della Pace: fra trincee e sacrari
In Trentino, la rete dei cammini è oggi uno strumento di valorizzazione territoriale: alcuni seguono rotte antiche, altri sono il frutto di progetti condivisi.
Tra i più emblematici c’è il Sentiero della Pace, che connette i luoghi simbolo della Grande guerra seguendo la linea del fronte austro-italiano, dal Passo del Tonale alla Marmolada.
Un percorso escursionistico di grande interesse ambientale e con un profondo significato culturale e storico. Sono 495 chilometri suddivisi in sette tratte da percorrere in 35 tappe.
Oltre a essere una testimonianza fondamentale di ciò che è stata la Prima guerra mondiale in Trentino, combattuta in alta montagna, è un tracciato che permette di scoprire le bellezze naturali in questa regione, le sue vette e l’impegno e la perseveranza necessari per conquistarle.
“Si procede tra piazzeforti e fortezze, gallerie e piccoli cimiteri”, spiega Stefano Benedetti, guida alpina della Val di Sole. “Lungo il primo tratto, dopo aver visitato il Sacrario militare, costruito nel 1936, si segue il sentiero Alveo Presena e si arriva al Passo Paradiso, dove è possibile visitare la galleria scavata nel granito che è stata ricovero per i soldati”.
Poi si oltrepassano le impegnative quote dei ghiacciai perenni, si arriva ai forti Corno e Larino in Valle del Chiese e alla piazzaforte di Riva del Garda.
Quindi si risale verso il Monte Altissimo, facendo tappa a Rovereto, “Città della pace”: dal Colle di Miravalle si vede la Campana dei Caduti, monumento che ogni sera fa sentire i suoi rintocchi come una preghiera universale.
Infine si raggiungono la zona sacra del Pasubio, gli Altipiani cimbri e le rocce rosse del Lagorai per toccare la tappa finale, le creste fortificate nel Gruppo della Marmolada.
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Il Cammino di San Vili, da Trento a Madonna di Campiglio
Da questo cammino severo, che parla la lingua della montagna e della Storia, si passa a un tracciato che parte dalla città. Il Cammino di San Vili unisce Trento a Madonna di Campiglio, la Valle dell’Adige alle Dolomiti di Brenta, attraversando sentieri antichi e nuove ciclopedonali.
Il percorso ricalca in gran parte l’antica via attribuita a Vigilio, vescovo e patrono della città, probabilmente transitato da qui nel 405 e lungo la quale furono trasportate le sue spoglie dopo il martirio in Val Rendena.
“Il suo punto di forza è l’esplorazione della montagna di mezzo, quella più vissuta e abitata, che abbraccia i paesi, fatta di boschi, prati e pascoli.
È un paesaggio naturale modellato da più di duemila anni dall’uomo, che è riuscito a costruire un equilibrio”, spiega Laura Ciaghi, accompagnatrice di Territorio e laureata in Scienze forestali
Ideato nel 1988 dalla Sat, Società degli Alpinisti Tridentini, alterna tratti di carrarecce e forestali, cenge panoramiche e borghi defilati passando per paesaggi agricoli e piccoli nuclei abitati fuori dalle rotte turistiche.
La partenza è in piazza Duomo, a Trento, davanti alla cattedrale che conserva le reliquie del santo. Si sale verso il bastione del Sorasàss, si entra nella Valle dei Laghi, poi il cammino si insinua tra le pieghe del Vezzanese e del Banale fino a toccare il villaggio abbandonato di Iròn, dove la vegetazione si è ripresa ogni cosa.
Più avanti, il Passo Daone apre la discesa verso la Val Rendena, Carisolo e Madonna di Campiglio. Lungo il percorso si incontra la vecchia strada militare, costruita nel 1875 per collegare fondovalle e alta quota.
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Trekking nei boschi della Val di Genova. Shutterstock
Il Cammino delle Terre Sospese in Val di Cembra
Connette sette comuni, attraversando 92 chilometri di paesaggio abitato e coltivato, il Cammino delle Terre Sospese, che nella Val di Cembra disegna un itinerario a forma di otto tra le sponde del fiume Avisio.
Permette di scoprire l’identità profonda e genuina di una valle antica, attraversando piccoli paesi sospesi nel tempo e tenacemente aggrappati ai versanti della montagna.
Lungo il percorso si incontrano vigneti verticali sorretti da terrazzamenti arditi, chiesette come quella di San Giorgio a Mosana di Giovo, ricordata come luogo di romitaggio già nel 1369 e ricostruita nel XV secolo, storiche vie di collegamento, masi e case rurali, boschi di abeti, faggi e larici.
A Cembra, dopo aver visitato il centro storico, ci si ferma all’osteria Cà dei Volti, dove l’attenzione ai dettagli e la qualità delle materie prime guidano ogni scelta: tutto è preparato in casa, dal pane ai piatti che raccontano la tradizione locale.
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La chiesa di San Vigilio, a Pinzolo, celebre per l’affresco sulla facciata esterna della Danza Macabra.
Il Cammino dei Sette Laghi
Anche il Cammino dei Sette Laghi segue una geografia agricola. Si sviluppa per 80 chilometri, tra le rive del Sarca e le pendici delle montagne, attraversando un biodistretto dove le distese di viti e ulivi, le coltivazioni biologiche e le vecchie mulattiere formano un tessuto coeso.
La valle, bagnata da sette affascinanti specchi d’acqua (Cavedine, Toblino, Santa Massenza, Lamar, Santo, Terlago e Lagolo), gode di una singolare varietà climatica, che declina dall’alpino al mediterraneo e offre un’alternanza ideale di ambienti naturali.
Qui sono molte le aziende vitivinicole, anche biologiche, che producono bianchi e rossi. Uno di questi è la Nosiola, vitigno storico e autoctono il cui nome risale all’epoca celtica, con un richiamo evidente alla nocciola.
Dal suo appassimento nasce il Vino Santo, riconosciuto presidio Slow Food, tutelato dall’Associazione Vignaioli del Vino Santo Trentino, che unisce sei aziende agricole tra le migliori del territorio.
Il cammino passa accanto a tutti e sette i laghi, specchi d’acqua ferma di poetica bellezza. A Madruzzo vale una cena la Hosteria Toblino, dove lo chef Sebastian Sartorelli reinterpreta i sapori autentici del territorio con un approccio contemporaneo, come il salmerino fumé cucinato con albicocche, maionese al wasabi, chips di tapioca e foglia d’ostrica.
Il Cammino di San Rocco in Vallagarina
In Vallagarina, il Cammino di San Rocco nasce da uno sguardo attento al territorio. I capitelli votivi dedicati al santo protettore dalle pandemie – disseminati tra Mori, Brentonico e Ronzo-Chienis – diventano tappe di un percorso breve, ma denso: 70 chilometri tra la Val di Gresta e l’altopiano di Brentonico.
Ideato da due abitanti e subito accolto dalla Sat di Mori, è un cammino di comunità, percorribile tutto l’anno e in sicurezza. L’itinerario alterna sentieri, strade sterrate e tratti asfaltati, in un paesaggio dove la luce accarezza gli orti coltivati a mano e le architetture semplici dei piccoli centri abitati che via via si incontrano.
Il sentiero scavato nella roccia fra Senzeno e San Romedio, spettacolare passeggiata in Val di Non
Il Cammino Jacopeo d’Anaunia in Val di Non
Più a nord, il Cammino Jacopeo d’Anaunia attraversa la Val di Non tra meleti, boschi e pievi romaniche. È un itinerario ad anello che riprende una storia secolare: alla fine del Quattrocento alcuni capifamiglia del paese di Fondo partirono per Santiago di Compostela come voto, dopo essere scampati alla peste del 1482.
Una vicenda non documentata, ma raffigurata in vari affreschi nelle chiese della valle. Oggi, quel gesto collettivo rivive sotto forma di cammino, pensato per unire spiritualità, paesaggio e memoria.
Il percorso collega la basilica dei Santi Martiri Anauniensi di Sanzeno al santuario di San Romedio, toccando entrambi i versanti della valle. Due le versioni proposte: un anello breve di circa 60 chilometri in tre tappe e uno completo di 160 chilometri, suddiviso in sette giornate.
Si procede lungo strade di campagna, sentieri tra meleti ordinati e boschi, passando per borghi contadini, antiche cappelle e case a ballatoio. Il punto di partenza e arrivo è Sanzeno, cuore geografico e simbolico della valle.
Da Carlo Magno ad Albrecht Dürer
All’imbocco della Val Genova, la pieve affrescata di Santo Stefano domina Carisolo da uno sperone roccioso affacciato sul fiume Sarca.
È una chiesa di pietra “dipinta”, cioè decorata dentro e fuori dai cicli dei Baschenis, pittori itineranti originari di Averara, sui monti bergamaschi, e attivi tra Quattrocento e Cinquecento nelle valli alpine lombarde e trentine.
Tra le immagini, spicca una lunga scritta murale che racconta – come una cronaca visiva – il passaggio di Carlo Magno da queste montagne: una spedizione che lo avrebbe condotto da Bergamo alla Valcamonica e poi verso il Trentino occidentale, espugnando castelli e fondando chiese sulle rovine dei manieri.
Da questo racconto nasce il Cammino di Carlo Magno, un itinerario di 225 chilometri da Bergamo a Carisolo, seguendo il corso del Serio, la Valle Camonica, la Val di Sole e la Val Rendena.
Si snoda per la maggior parte lungo la mezza costa dei rilievi montani. Nonostante sia un itinerario di media difficoltà presenta comunque alcune salite e discese abbastanza impegnative. L’altimetria varia da tappa a tappa: si parte dai circa 380 metri della Città Alta di Bergamo per arrivare a 1800 metri del Passo del Tonale.
Il tratto trentino misura 67 chilometri, percorribili in quattro tappe, dal Tonale fino alla chiesa di Santo Stefano, attraversando i comuni di Vermiglio, Ossana, Pellizzano, Mezzana, Commezzadura, Dimaro e Pinzolo, dove si può visitare la chiesa di San Vigilio, famosa per la sua Danza Macabra affrescata dai Baschenis in facciata. Poi si arriva a Carisolo.
Per chi cerca un cammino più essenziale, il Sentiero del Dürer dal Klösterle di San Floriano è un buon esempio. Venti chilometri tra Salorno e le Piramidi di Segonzano in Val di Cembra, lungo un tratto che il pittore tedesco Albrecht Dürer avrebbe percorso per evitare le inondazioni dell’Adige nel viaggio verso Venezia.
È un sentiero silenzioso, marginale, che attraversa colline coltivate e formazioni geologiche rare. Nel tratto finale, i calanchi di porfido accompagnano le Piramidi, creste, torri e pinnacoli di terra che emergono come totem geologici. Il silenzio, qui, è quasi totale, rotto solo dal vento e dal fruscio delle foglie sui rami.

