L’allarme era arrivato nel tardo pomeriggio di ieri, quando i legali dei quattro parlamentari italiani arrestati a bordo della Flotilla non erano ancora riusciti a mettersi in contatto con loro. In serata, poi, lo sblocco: una telefonata di un funzionario della nostra ambasciata rassicurava tutti. Aveva parlato con loro, erano in buone condizioni di salute. E informava che, a differenza degli altri 42 fermati italiani, non sarebbero stati portati in carcere.
Grazie infatti a un intervento diretto del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che aveva parlato con il suo omologo israeliano Gideon Sa’ar, i politici Arturo Scotto (Pd), Benedetta Scuderi (Avs), Marco Croatti (M5S) e Annalisa Corrado (Pd) sarebbero stati immediatamente rimpatriati in Italia. Da quello che risulta a Repubblica, in realtà, i quattro avrebbero preferito restare con il resto del gruppo. Ma si è posto un problema diplomatico: arrestare quattro deputati di un paese straniero rappresentava una complicazione evidente nelle relazioni Italia-Israele. E in più il governo Netanyahu evita volentieri di portare parlamentari a Ketziot, una struttura sotto i riflettori di tutte le organizzazioni internazionali per le cattive condizioni di detenzione. Da qui la decisione di caricare i deputati su un aereo, con qualche mal di pancia da parte però degli altri attivisti.
“No a trattamenti di favore”, hanno detto, sfilando a Bari, per esempio i genitori del reporter Lorenzo D’Agostino. Mentre in tanti hanno fatto notare come la presenza dei deputati fosse proprio una garanzia per gli altri arrestati. Ma, forse proprio per questo, Israele ha preferito farli tornare a casa.

