«Un grido contro una guerra crudele in cui, però, trova un raggio di luce e un po’ di speranza nella flottiglia che sta portando aiuti umanitari a Gaza, con molte difficoltà e il timore di un possibile intervento israeliano. Perché “sono riusciti finora […], armati di vero coraggio e umanità, ad alzare la testa anche di fronte a ingiustizie che sembrano insormontabili”. Per Borromeo, “vedere centinaia di attivisti di 45 Paesi che si uniscono e trovano modi per protestare contro questa perdita di umanità mi ha dato speranza. Mi fa sentire che c’è ancora un mondo in cui mi riconosco: un mondo fatto di persone che ammiro e che tutti dovremmo proteggere”, a partire “dai presidenti dei Paesi rappresentati nella flottiglia”. Dovrebbero capire che la posta in gioco di questa protesta va ben oltre il diritto internazionale. Non sono in gioco solo i bambini di Gaza, ma l’essenza stessa di ciò che vogliamo essere come civiltà. E mentre aspettiamo i tentativi di attuare un piano di pace, un’impresa che sembra la più erculea della storia recente, ricordare che apparteniamo alla stessa umanità è un atto d’amore che vivrà nella storia”.
L’autrice accompagna le sue parole con diverse foto della flottiglia, tra cui una pubblicazione di Greta Thunberg – che il marito, tra l’altro, ha portato con la sua barca a vela sostenibile a New York per partecipare al vertice Onu sul clima del 2019 – mentre si reca a Gaza su una delle imbarcazioni che compongono la flottiglia; un graffito che recita: “A Gaza muore il tuo sogno occidentale”; la poesia dell’autrice palestinese Refaat Alareer, Se devo morire; e un manifesto di Save the Children che racconta che a Gaza sono stati uccisi 20.000 bambini in 23 mesi.000 bambini sono stati uccisi in 23 mesi di guerra, più di uno ogni ora.
Incinta del suo terzo figlio, dopo un’estate trascorsa a rilassarsi con Pierre Casiraghi e i loro due figli al Pacha III e che ha visto il figlio di Carolina di Monaco vincere al debutto in una delle regate più pericolose del mondo, è diventata una delle tante voci autorevoli – tra cui quella del re Felipe VI nel suo recente discorso alle Nazioni Unite – che chiedono a Israele di porre fine alla guerra e al mondo in generale di intervenire per fermare il massacro a Gaza.

