«Alberto Stasi? Chiaramente, anche lui è rimasto sconcertato». Giada Bocellari, l’avvocata che da undici anni difende l’ex fidanzato di Chiara Poggi condannato a 16 anni per l’omicidio della studentessa di Garlasco, uccisa il 13 agosto 2007, si riferisce alle perquisizioni che hanno portato alla luce l’indagine della procura di Brescia sull’ex procuratore di Pavia, Mario Venditti, oggi indagato per corruzione in atti giudiziari. È lo stesso magistrato che, otto anni fa, chiese l’archiviazione di Andrea Sempio, l’amico del fratello di Chiara ora nuovamente sotto inchiesta per il delitto del 13 agosto 2007.
Sulla nuova indagine, Giada Bocellari ha spiegato al Corriere: «Nel rispetto della presunzione di innocenza, è un’ipotesi accusatoria che, semmai dovesse arrivare a qualcosa di più certo, ovviamente sarebbe gravissima. Per come è formulata adesso l’incolpazione, credo sia una delle peggiori accuse che possa essere mossa a un magistrato. Credo, quindi, abbia lasciato tutti abbastanza sconcertati. Ma lasciamo lavorare la procura di Brescia».
Alle spiegazioni fornite dai genitori di Andrea Sempio e dai suoi legali sull’appunto trovato in casa, che faceva riferimento a somme di denaro e citava il nome di Mario Venditti, l’avvocata preferisce non replicare: «È mio costume non commentare mai le dichiarazioni delle persone coinvolte — e i genitori non sono indagati — quindi preferisco in questa fase non fare commenti».
L’avvocata ricorda come il fascicolo su Sempio nacque da un esposto della madre di Alberto Stasi. «Nella fase delle indagini preliminari non avevamo percepito nulla di strano. Eravamo in attesa di vedere che cosa sarebbe successo: avevamo portato informazioni che noi pensavamo necessitassero approfondimenti da parte della procura». La sorpresa arrivò solo con l’archiviazione, «a distanza di tre mesi da quando era stata iscritta la notizia di reato: eravamo rimasti stupiti dalla velocità, non dal provvedimento in sé».
E chiarisce: «C’era una sentenza definitiva da sconfessare, cosa non semplice. E quindi la decisione non era sembrata anomala. Ma la tempistica, quella sì, ci era sembrata un po’ veloce. E, soprattutto, ci aveva lasciato perplessi un fatto: dopo l’archiviazione — autorizzati — avevamo chiesto di avere accesso al fascicolo, ma ci erano stati negati per due volte i file audio delle intercettazioni».
Intercettazioni che, come ricorda la legale, secondo l’accusa non sarebbero state in alcuni casi trascritte: «Sì, certo. Avevamo dovuto incassare il diniego, e la vicenda si era chiusa lì».
L’avvocata guarda anche agli scenari futuri: «Nel momento in cui dovesse essere confermata l’ipotesi accusatoria, andrà di sicuro a incidere anche sul procedimento di Pavia su Sempio, e più in generale sull’eventuale revisione di Stasi. È evidente. Ad esempio, non si potrà più dire per Sempio che c’è stata un’archiviazione, a quel punto. E a mio modo di vedere sarebbe anche un grave indizio a carico di Andrea: insomma, è opinione comune pensare che se una persona è innocente non ha motivo per porre in essere certe condotte».
Sulla revisione del processo a Stasi, però, i tempi non sono ancora maturi: «È ancora presto. È più opportuno attendere la chiusura delle indagini, perché questo ci consentirà di valutare tutti gli elementi che l’attuale procura ha raccolto».

