La memoria non può essere conservata, può solo essere ri-creata. È con questa frase che si presenta l’Arsenale di Napoli, un laboratorio di ricerca per la ri-creazione della memoria culturale in Campania. Si occupa di storytelling ed esperienze di conoscenza del patrimonio culturale immateriale del territorio. Immateriale?
Tempo fa ho incontrato uno dei fondatori di questo progetto, Marco Izzolino, storico dell’arte, ricercatore e curatore di molti saggi. Conoscendolo ho iniziato a capire. Tornata a Napoli in vacanza, ho camminato con lui per ore, immersa nelle sue storie, e ho visto l’immateriale. Forse ho visto per la prima volta Napoli.
In copertina, la vista del golfo di Napoli dalla spiaggia di Posillipo.Sullo sfondo, le luci della città e il Vesuvio (ph: Matteo Rossi/DOVE
Me lo ha spiegato con tre parole chiave, una bussola: acta, gesta, limen. Azioni, gesti, varchi. Le acta sono i segni che scrivono la città: iscrizioni, edicole, scritte sui muri, dal mondo romano alla street art. Le gesta sono la teatralità quotidiana che si fa mossa, mestiere, rito, lavoro di bottega. I limina sono le soglie: scale, ipogei, stazioni-museo, ascensori che aprono discese simboliche e salite di luce.
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Avete presente il murale di Maradona? Che senso ha infilarsi nei vicoli a rivederlo per la centesima volta? Ha senso, perché è un santuario laico. Dice Izzolino: “Durante i lavori della stazione Duomo della linea 1 della metropolitana, sono riemerse iscrizioni che celebravano gli atleti dei Sebastà, i Giochi Isolimpici voluti da Augusto nel 2 d.C. Gettano una luce sorprendente sulla continuità della passione sportiva a Napoli”. La città ha da sempre acclamato i suoi “atleti eroi”. Parole raccolte da Teresa Mancini che, in una decina di pagine, ha trasformato il mio incontro in un bellissimo reportage. Vi assicuro che scoprirete la profondità di una storia inedita.
E l’autunno, con la luce calda e radente, è il momento ideale per mettere a fuoco i dettagli, per raccogliere l’attenzione. Vale per Napoli e per i racconti che troverete nelle pagine del numero di ottobre (in edicola dal 26 settembre): uniscono acta, gesta, limen per entrare nel sottotesto dei luoghi e non rimanere in superficie. Anche se in quel posto ci si è già stati. Ecco perché la memoria ri-crea una trama. E sarà sempre come la prima volta. Indimenticabile.
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