Fondere moda e cinema non è sempre così facile. Qual è stato il punto di partenza per questo film, quale il brief iniziale?
S.J.: «Il punto di partenza è stata una chiamata di Demna: ha detto che avrebbe voluto che il film parlasse di una matriarca e della sua famiglia. Poi ci ha mandato tutte le foto del look book, tutti i suoi nuovi abiti indossati da modelle e modelli, con tutti i nomi dei singoli personaggi – ma forse direi che sono piuttosto degli archetipi – spiegandoci cosa significassero i nomi italiani che gli ha dato, come Il Bastardo. È stato molto preciso, ma allo stesso tempo molto aperto: un approccio che ha reso molto stimolante questo lavoro».
È stato facile scrivere la sceneggiatura?
H.R.: «Beh, eravamo certamente un po’ sotto pressione per via del tempo, ma questa pressione ha reso tutto molto divertente. Abbiamo lavorato in un modo molto diverso dal solito: è stata unica la libertà artistica che tutti noi abbiamo avuto».
Come è stato dirigere un film in due?
S.J.: «Prima abbiamo fatto una specie di fusione mentale, una sorta di meditazione di sei settimane, tipo 8 ore al giorno, per favorire la comunicazione non verbale. Lo raccomando per ogni tipo di collaborazione».
Un buon consiglio. Se doveste scrivere una breve sinossi di questo film, per esempio per Wikipedia, quali parole usereste?
S.J.: «Non saprei, non mi è permesso modificare le voci di Wikipedia».
H.R.: «Io userei solo una domanda: “Cosa faresti se fossi in una stanza con una tigre?”».
Ecco, voi cosa faresti in una stanza con una tigre?
H.R.: «Non posso rispondere, bisogna vedere il film. Lei cosa farebbe?».
Negozierei.
H.R.: «Ha senso: negoziare per domarla».
La colonna sonora è fantastica: come avete mixato brani così diversi tra di loro?
S.J.: «Mentre scrivevamo il film, ho creato una playlist che ho condiviso con Halina e Demna: la bellissima canzone italiana, Guarda che luna, l’ha trovata lui. Sa, molte di queste canzoni, come Mood Swings e Nosebleeds, sono brani dai quali sono ossessionato, sono canzoni che adoro di due artisti che mi piacciono molto, Little Simz e Doechii. Anche la playlist, che poi è stata completata da Cristobal Tapia de Veer, in un certo senso, ha dato forma alla storia. Tutto il processo è stato pazzesco, molto veloce, quasi selvaggio: è un film di 30 minuti, che abbiamo montato in 3 settimane. Di solito, occorre molto più tempo. Potrei quasi definirlo un flusso di coscienza: la scrittura, le riprese, il montaggio… sono stati un continuo movimento, che abbiamo lasciato fluisse liberamente, senza pensare troppo a nulla».

